La recente escalation militare in Medio Oriente ha proiettato la sua ombra lunga fino a Dubai, trasformando il centro nevralgico del business globale in un nuovo fronte di incertezza. Tra i volti noti rimasti bloccati negli Emirati Arabi Uniti figura il Ministro della Difesa, Guido Crosetto, che si trovava nell’area insieme alla sua famiglia.
La presenza di un’alta carica dello Stato in un momento di tale criticità non è solo una questione di sicurezza personale, ma un simbolo della vulnerabilità globale di fronte a un conflitto che non conosce più confini geografici.
Mentre i protocolli di sicurezza scattavano per proteggere il Ministro, il pensiero è andato immediatamente alle migliaia di connazionali che, senza scorte o voli di Stato, si sono trovati a guardare il cielo solcato dai missili.

Chi lavora negli Emirati descrive ore di angoscia, passate a monitorare i radar e a rassicurare le famiglie in Italia, mentre la difesa aerea intercettava minacce dirette verso obiettivi strategici. “Non è più la Dubai scintillante che conosciamo. Quando senti il boato e vedi le scie sopra la testa, capisci che la distanza dall’epicentro del conflitto è solo un’illusione.” Testimonianza di un residente italiano.

Questa crisi segna un punto di non ritorno: la consapevolezza che nessuno scacchiere, per quanto opulento e moderno, è immune alle fiamme della guerra.















