Le piazze si sono riempite di voci e corpi contro l’economia di guerra. A Genova, oltre 10.000 studenti hanno manifestato con determinazione, trasformando le strade in spazi di lotta e solidarietà.
La mobilitazione si inserisce nel contesto dell’operazione umanitaria internazionale “Global Sumud Flottilla”, che ha catalizzato l’attenzione di movimenti studenteschi e attivisti in tutto il mondo. A Genova, il corteo si è concluso con un’assemblea pubblica spontanea nel presidio di Balbi 5, già attivo in sostegno alla Flottilla e alla resistenza palestinese. L’assemblea ha deciso di presentarsi il giorno seguente al Senato Accademico dell’Università di Genova per chiedere la rescissione immediata degli accordi con industrie belliche e israeliane.
Tuttavia, il Senato ha scelto di riunirsi online alle 9:00 del 23 settembre, evitando il confronto diretto con gli studenti. Una decisione che, secondo gli occupanti, conferma la complicità dell’ateneo con politiche di guerra e con il genocidio in corso. In risposta, gli studenti hanno dichiarato l’occupazione a tempo indeterminato del Rettorato di Balbi. Le lezioni sono sospese e il presidio si è trasformato in uno spazio politico permanente. “Non saremo complici del massacro in Palestina, ma saremo complici della sua resistenza”, affermano gli occupanti.
Le rivendicazioni principali includono:
– La rescissione totale degli accordi tra UniGe e l’industria bellica.
– La cancellazione del bando MAECI, ritenuto strumento di cooperazione con politiche di apartheid.
– Il sostegno formale e incondizionato alla resistenza palestinese.
– Il sostegno all’operazione “Global Sumud Flottilla”.
Il presidio invita la cittadinanza a unirsi all’occupazione: “Non sei impotente. Porta una tenda e unisciti”. Il messaggio è chiaro: le università non devono essere complici della guerra, ma luoghi di confronto, solidarietà e resistenza.
Con slogan come “Non un chiodo, né un soldo, né un soldato per il sionismo” e “Non saremo menti per la vostra guerra”, gli studenti di Genova si pongono come avanguardia di una mobilitazione nazionale che chiede giustizia per la Palestina e una rottura netta con le logiche belliche.
















