Si è spento all’età di 86 anni Francesco Guccini, punto di riferimento ineludibile della canzone d’autore e della cultura italiana. Il Maestrone, come lo chiamavano affettuosamente amici e ascoltatori, si è addormentato per l’ultima volta a Pavana, nella sua casa sull’Appennino, circondato dall’amore della moglie Raffaella e della figlia Teresa.
Con la sua scomparsa se ne va una figura gigantesca, capace di raccontare per oltre mezzo secolo le speranze, le delusioni, l’impegno sociale e la poesia della vita quotidiana di intere generazioni. I funerali si svolgeranno nei prossimi giorni in forma strettamente privata, mantenendo la riservatezza che ha sempre distinto la sua vita personale, ma in autunno è prevista un’iniziativa pubblica per permettere al Paese di rivolgergli l’ultimo saluto.
Nato a Modena nel 1940 ma montanaro nell’anima, Guccini ha incarnato come nessun altro il ruolo del cantastorie moderno. Le sue canzoni non erano semplici brani musicali, ma veri e propri romanzi messi in musica, dove la precisione del linguaggio si univa a un’epica civile unica. Dagli esordi con tappe fondamentali come Auschwitz e Dio è morto, capaci di scuotere la coscienza collettiva degli anni Sessanta, fino a manifesti generazionali come La locomotiva, la sua voce profonda e la sua chitarra hanno dato suono e parola alle grandi utopie e ai valori della memoria storica. La sua produzione è entrata di diritto nei testi scolastici e negli studi letterari, consacrandolo come uno dei più grandi poeti del Novecento italiano.
Nel corso della sua ricchissima carriera discografica, da Radici a Via Paolo Fabbri 43 fino ai lavori più recenti, Guccini ha saputo alternare l’invettiva sferzante di brani come L’avvelenata alla malinconia lirica di capolavori come Cirano o Incontro. Il suo pubblico non ha mai smesso di amarlo, affollando i palasport di tutta Italia per concerti che assomigliavano a ritrovi tra vecchi amici, segnati dal calore, dal vino buono e dalla voglia di stare insieme. Dopo l’addio alle scene musicali, il Maestrone si era dedicato interamente alla scrittura, regalandoci romanzi, saggi, studi dialettali e memorie che testimoniavano la sua inesausta curiosità per la parola e per le radici popolari.
La notizia della sua morte ha suscitato una commozione profonda e corale in tutta la nazione, travalicando le appartenenze politiche e culturali. Francesco Guccini lascia in eredità un patrimonio inestimabile di parole, musica e coerenza intellettuale. Il suo insegnamento a guardare il mondo con senso critico, ironia e rispetto per la memoria resta vivo nelle sue canzoni, che continueranno a essere cantate, ascoltate e tramandate finché ci sarà qualcuno disposto a cercare la verità tra le righe della poesia.












