Mi sono sempre posto una domanda e forse lo hanno fatto in molti: perché è così popolare il maestro Peppe Vessicchio? Un quesito che nel tempo ha trovato molte risposte: un volto mite, l’immagine di un padre e un nonno, un uomo semplice, un napoletano nobile, un saggio che nascondeva dietro la folta barba la sua timidezza e umiltà, una persona che rendeva preziosa la sua semplicità.
Ma tutto ciò ha trovato ancora di più conferma in questa giornata in cui la sua improvvisa scomparsa, scuote gli animi degli italiani, il mondo della musica e dello spettacolo e ci lascia tutti a bocca aperta, anzi orfani della musica che lui amava e rispettava.
E così dobbiamo accettare che c’è un momento, dopo l’ultima nota, in cui la musica si ferma. E oggi quel momento è arrivato troppo presto. Il Maestro Peppe Vessicchio, volto amato della musica italiana, è andato via senza preavviso all’età di 69 anni. Una notizia che lascia increduli, un lutto che suona stonato in un’Italia che con lui ha vissuto emozioni, arrangiamenti memorabili e un’umanità rara.
Vessicchio non era solo un direttore d’orchestra. Era il volto della competenza silenziosa, della passione autentica, della musica come linguaggio universale. A Sanremo, nei teatri, in televisione o nei suoi progetti con i giovani, la sua presenza rassicurava, ispirava, emozionava. La barba inconfondibile, il sorriso timido, la gestualità elegante: tutto in lui parlava di armonia.
Vessicchio ha sempre creduto nel potere educativo e terapeutico della musica, nella sua capacità di guarire, unire, elevare. Ha diretto con cuore, più che con la bacchetta, e ha contribuito a lanciare generazioni di artisti, senza mai voler stare sotto i riflettori. La sua gentilezza era musica, la sua discrezione una lezione di stile.
Oggi l’Italia perde un artista, un uomo giusto, una parte bella della sua cultura pop e colta. Ma la musica di Vessicchio non muore: resta nei ricordi, nelle canzoni, nelle emozioni che ci ha fatto vivere. Resta nelle standing ovation, nei sorrisi degli orchestrali, nel rispetto unanime del pubblico.
Perché in fondo, la musica non finisce quando finisce il suono. La musica finisce solo quando dimentichiamo chi ce l’ha donata. E lui, Maestro gentile e appassionato, non lo dimenticheremo mai. Oggi e per sempre, anche da lassù, è giusto ricordare e ripetere le celebre frase: dirige l’orchestra il Maestro Peppe Vessicchio












