Andare a teatro significa, in qualche modo, osservare la nostra società dall’esterno. Il palco diventa uno specchio che deforma e, allo stesso tempo, rivela. Lo spettacolo “Amleto²” di Filippo Timi, andato in scena al Teatro Bellini, fa esattamente questo: ci mostra la storica opera di William Shakespeare sotto un’altra visione e un Amleto capace di parlare al presente, una trasposizione nell’epoca moderna di una opera storica e di personaggi quasi intoccabili.
Chi studia o vive il mondo del teatro cresce con l’idea dell’Amleto shakespeariano “classico”, intoccabile, immutabile. Eppure la verità è che Shakespeare porta in scena qualcosa che resta vivo e attuale. Il suo Amleto è un adolescente proiettato suo malgrado nel ruolo di principe: un ragazzo come tutti, ma purtroppo circondato da menzogna e finzione, tradito dalle persone più vicine. In primis la madre, che sposa lo zio, nonchè assassino del padre e l’amore tormentato per Ofelia, prigioniera di una visione limitata del mondo.
Guardare Amleto con occhi diversi ci permette di riflettere anche sulla nostra realtà. Filippo Timi sceglie di riportare sul palco un Amleto vero, senza timore di contaminare la tragedia con simboli e figure che, a prima vista, sembrerebbero lontane dall’originale. Ne è un esempio il Grande Puffo: un’apparizione spiazzante, quasi surreale, che però possiede lo stesso valore simbolico del fantasma del padre nell’Amleto shakespeariano. Un modo per ricordarci che ciò che appare assurdo può essere, per lo spettatore moderno, altrettanto inquietante e significativo.
Ad aprire lo spettacolo è la figura iconica di Marilyn Monroe, che incarna, in chiave pop e contemporanea, il nucleo più profondo dell’opera: la domanda eterna “essere o non essere, questo è il dilemma”. La scenografia contribuisce in modo determinante al successo dello spettacolo: una grande gabbia separa attori e pubblico, trasformando lo spazio scenico in un luogo di osservazione, di prigionia e di riflessione. Le battute e i toni ironici rendono “Amleto²” più accessibile e coinvolgente, senza tradire o sconvolgere la tragedia originale.
Con un cast straordinario, formato dalle eleganti e brillanti Lucia Mascino, Marina Rocco ed Elena Lietti. Accanto a loro, il giovane e sorprendente Gabriele Brunelli, e Mattia Chiarelli, che dà vita a un Puffo spiazzante e simbolico, il tutto diretto e armonizzato, dalla visione di Filippo Timi, grazie anche alla sua grande presenza scenica.
Andare a teatro è una scelta. Farlo con la consapevolezza di ritrovare, distorta ma riconoscibile, la nostra società, è un privilegio. Un privilegio raro, prezioso, e Timi ce lo ricorda con forza.




















