Fino a ieri Napoli ha ospitato la Regata Preliminare della 38ª America’s Cup, disputata con gli AC40, barche molto veloci che possono superare i 40 nodi. Gli AC40 sono dei monoscafi che volano sull’acqua. Sotto lo scafo hanno delle appendici chiamate foil: quando la barca prende velocità, queste generano portanza e sollevano gran parte dello scafo dall’acqua. Il risultato è impressionante: meno superficie a contatto con l’acqua = molto meno attrito = velocità elevatissima. Ogni AC40 ha 4 persone a bordo: due timonieri e due trimmer, cioè componenti dell’equipaggio che gestiscono vele e sistemi della barca.
Ma come si vince una regata?
Immaginiamo un circuito automobilistico, ma sull’acqua. Le barche partono insieme e devono seguire un percorso delimitato da boe/cancelli. Devono partire correttamente, percorrere il tracciato; girare intorno ai punti stabiliti; arrivare al traguardo prima degli altri.
La cosa interessante è che non basta avere la barca più veloce. Bisogna scegliere continuamente da dove prendere il vento, quando cambiare direzione e come posizionarsi rispetto agli avversari. Il vento non è uguale dappertutto. Una barca può essere davanti di 100 metri e improvvisamente perdere il vantaggio perché entra in una zona con meno vento. Per questo vedrai spesso i timonieri fare continui cambi di direzione: stanno cercando la parte migliore del campo di regata. E soprattutto cercano di mettere l’avversario in una posizione scomoda, togliendogli o disturbando il vento.
Quando la barca deve andare controvento, non può procedere direttamente verso la boa. Deve procedere a zig-zag, alternando i due lati del vento. Questi cambi di direzione si chiamano virate. Quando invece naviga nella direzione opposta al vento, effettua le strambate.Quindi, guardando la gara, puoi pensare: “Non stanno facendo giri a caso: stanno cercando di percorrere la distanza nel modo più veloce possibile sfruttando il vento.”
E c’è anche una parte “strategica”. Due barche possono arrivare quasi affiancate a una boa e una può cercare di costringere l’altra a cambiare traiettoria. Esistono infatti vere e proprie regole di precedenza, come nel traffico: in determinate situazioni una barca deve lasciare spazio all’altra.
Se un equipaggio viola le regole, può ricevere una penalità.Perciò l’America’s Cup è contemporaneamente: velocità + tattica + conoscenza del vento + abilità dell’equipaggio.
La formula di questa Regata Preliminare svoltasi nello scorso weekend è abbastanza semplice. Ci sono otto regate di flotta: tutte le barche gareggiano insieme e accumulano punti. Il sistema assegna 10 punti al primo, 9 al secondo, 8 al terzo, e così via. Alla fine delle otto prove, le due barche con il punteggio più alto accedono alla finale.
Le due migliori si affrontano in una sola match race. Non conta più la classifica precedente: chi arriva davanti vince la finale. È quindi una sorta di duello diretto. Una cosa importante: questa regata preliminare non assegna la Coppa America 2027 e non determina la classifica dell’evento principale. È soprattutto una prova generale, un’occasione per i team di testare barche, equipaggi e strategie.
Un piccolo “manuale” per guardarla da spettatore
Quando si guarda una gara, è importante seguire queste 5 cose:
1. La partenza
È importantissima. Non significa semplicemente partire per primi: bisogna partire con velocità e nella posizione giusta.
2. La prima boa/cancello
Guarda chi arriva davanti e soprattutto da quale lato. Spesso qui cominciano a vedersi le scelte tattiche.
3. Le virate
Guarda come le barche cambiano direzione. Una virata fatta male può costare parecchi metri.
4. I duelli ravvicinati
Quando due barche sono vicine, è il momento più interessante: entrano in gioco precedenze, tattica e controllo dell’avversario.
5. I distacchi
Non lasciarti ingannare dalla distanza visiva. Con queste barche, 10-20 metri possono essere recuperati molto rapidamente, soprattutto se cambia il vento.
E c’è una cosa spettacolare da notare: quando le barche “decollano” sui foil, sembrano quasi degli aerei che volano a pochi centimetri dal mare. È proprio questa tecnologia che rende l’America’s Cup molto diversa dalla vela tradizionale.















