I ricci di mare rivelano una sorprendente organizzazione “tutto-cervello”: Il riccio di mare è come una testa, con un’organizzazione corporea simile a quella del cervello e un’identità molecolare simile a quella della retina dei vertebrati.
Un nuovo studio, finanziato dallo Human Frontiers Science Program e condotto nel laboratorio di Maria Ina Arnone presso la Stazione Zoologica Anton Dohrn a Napoli, in collaborazione con ricercatori del Museum für Naturkunde di Berlino (Germania), del Laboratoire de Biologie du Développement de Villefranche-sur-Mer (Francia) e dell’Institut de Génomique Fonctionnelle de Lyon (Francia), ha rivelato un’inaspettata complessità nel sistema nervoso dei ricci di mare negli stadi post-metamorfici, mettendo in discussione convinzioni di lunga data su questi animali prima considerati “senza cervello”.

Per studiare la base genetica di questi cambiamenti, l’attenzione si è spostata su una fase poco studiata della vita del riccio di mare: la fase giovanile, immediatamente successiva alla metamorfosi. Le domande aperte riguardanti la transizione del piano corporeo del riccio di mare erano: come può uno stesso genoma di un animale dare origine a due piani corporei distinti e radicalmente diversi, prima e dopo la metamorfosi? Questi due piani corporei differenti sono composti dagli stessi tipi cellulari?

Attraverso l’analisi dell’espressione genica, abbiamo inoltre scoperto che il piano corporeo del riccio di mare giovanile è simile ad una testa, rispecchiando i recenti risultati ottenuti anche in stelle marine e ofiure. I geni che definiscono l’asse antero-posteriore, usati solitamente per distinguere le regioni della testa e del tronco negli animali a simmetria bilaterale, hanno mostrato che gran parte del corpo del riccio di mare esprime geni associati alla testa, mentre l’espressione dei geni del “tronco” è confinata agli organi interni, come l’apparato digerente e il sistema vascolare acquifero. Pertanto, i ricci di mare non possiedono una vera regione del tronco.

Nel complesso, i nostri risultati – aggiungono i ricercatori – ci hanno portato a ipotizzare che questi invertebrati marini possiedano un’organizzazione “tutto-cervello”, una rete neurale diffusa in tutto il corpo che esprime molti degli stessi geni presenti nel SNC dei vertebrati. Aggiungendo un ulteriore livello di complessità, abbiamo identificato una ricca gamma di cellule fotorecettrici (PRC) che esprimono molteplici opsine, indicando che gran parte del sistema nervoso del riccio di mare è altamente fotosensibile e probabilmente controllato dalla luce.

Nel complesso, il nostro studio mette in discussione le convinzioni di lunga data sulla semplicità del sistema nervoso degli echinodermi. I nostri risultati offrono nuovi spunti per comprendere come sistemi nervosi e visivi complessi possano evolversi senza un cervello o occhi veri e propri.









