«Redes Cristianas» è una piattaforma composta da circa 200 gruppi di cristiani di base provenienti da tutta la Spagna. Desideriamo esprimerle la nostra gioia per la sua visita, soprattutto perché sta realizzando il desiderio già espresso dal nostro amatissimo papa Francesco di venire in Spagna, in particolare alle Isole Canarie, dove arrivano tanti immigrati, rischiando la vita, molti dei quali muoiono nel tentativo di giungerci.
Desideriamo esprimerle il nostro sostegno e la nostra solidarietà di fronte alle feroci, ingiuste e false accuse mosse contro di lei dal Presidente degli Stati Uniti, Donald Trump, che presume di essere cristiano ma di cristiano non ha nulla, visto il suo interventismo militare in paesi come Palestina, Iran e Venezuela, e ora le sue minacce contro Cuba. Queste azioni causano la morte di milioni di persone, feriti, sfollati a forza e distruzione. Allo stesso modo, Trump respinge gli immigrati, provocando situazioni veramente disumane.
In risposta a questi atteggiamenti, lei risponde con il Vangelo di Gesù, che è a favore della pace e dell’accoglienza di tutte le persone senza distinzione, specialmente di chi è più vulnerabile. La appoggiamo totalmente perché questi sono gli atteggiamenti di Gesù.
Ci auguriamo che lei prosegua e ampli le principali riforme intraprese dal suo predecessore, il buon papa Francesco.
Ma, insieme a tutti questi riconoscimenti, vorremmo anche farle giungere alcune delle nostre preoccupazioni riguardo alla Chiesa in generale e alla Chiesa in Spagna in particolare.
Riteniamo che i vescovi spagnoli e il Vaticano dovrebbero rinunciare ad alcuni accordi tra Chiesa e Stato di carattere preconciliare, tuttora in vigore nonostante la loro difficile compatibilità con la Costituzione spagnola. Inoltre, il fatto che quasi 100.000 immobili di proprietà della Chiesa siano registrati a suo nome, trasformando così la Chiesa in Spagna nel maggiore proprietario immobiliare del paese, è uno scandalo. Questa situazione deve essere risolta.
Allo stesso modo riteniamo che i vescovi devono affrontare con il massimo rigore i problemi derivanti dai casi di pedofilia che hanno causato e continuano a causare tanto danno a tante persone.
D’altro canto, è fondamentale che in Spagna e in tutto il mondo si promuova veramente lo stile sinodale che ha segnato il recente Sinodo dei vescovi, affinché le decisioni più importanti in ogni diocesi siano prese in modo collegiale e partecipativo, con un coinvolgimento molto maggiore dei laici e delle laiche, dei preti, dei religiosi e delle religiose. Non riusciamo a comprendere come nel XXI secolo la Chiesa cattolica continui a chiudere la porta alla piena uguaglianza delle donne in tutti gli aspetti della vita ecclesiale.
La Chiesa che accoglie tutti, come diceva papa Francesco, mantiene barriere di esclusione nei confronti delle persone LGBTI+, dei preti sposati, dei divorziati, dei teologi critici… Le chiediamo di riconsiderare questi dinieghi che causano tanta sofferenza. Apprezziamo i suoi sforzi per l’unità nella Chiesa, ma ciò non deve impedire che le riforme urgenti restino paralizzate.
Francesco diceva: «Quanto mi piacerebbe una Chiesa povera per i poveri!». Siamo certi che piacerebbe anche a lei, proprio come a noi.
In quest’ottica, desideriamo esprimerle il nostro sogno affinché, prima o poi, il papa possa visitare le comunità cristiane di tutto il mondo, esclusivamente in veste di Pastore e non anche come Capo di Stato, soggetto ai protocolli ufficiali previsti per tali occasioni. Ciò comporta anche spese ingenti (oltre 15 milioni di euro, oltre ai costi per infrastrutture, sicurezza, assistenza sanitaria, ecc.). Si tratta di somme versate dai fedeli, dalle imprese e dalle pubbliche amministrazioni. Troviamo scandaloso, come peraltro riportato, che chi effettua donazioni comprese tra 500.000 e 1 milione di euro possa avere diritto a un incontro privato con il papa.
Che la Chiesa rinunci ad essere uno Stato e non permetta di avere un papa come Capo di Stato, ma come Pastore di tutti e animatore di tutti i vescovi e di tutte le chiese del Mondo.
Infine, vogliamo dirle che desideriamo una Chiesa che guardi sempre a Gesù come riferimento e non sia costantemente preoccupata da questioni di potere, di prestigio, di denaro o sia concentrata unicamente sulla preservazione della buona immagine dell’istituzione ecclesiastica. Esigiamo trasparenza e verità prima di tutto.
Con i nostri migliori auguri, con il nostro affetto e la nostra gratitudine, la salutiamo cordialmente.












