A oltre ottant’anni dalla fine della Seconda guerra mondiale, nuovi documenti tornano a riportare l’attenzione su Josef Mengele, il medico nazista di Auschwitz noto per i suoi esperimenti sui prigionieri. Il Servizio delle attività informative della Confederazione svizzera (Sic) ha deciso di rendere disponibile online il dossier che lo riguarda, dopo le numerose richieste di consultazione arrivate in seguito all’interesse di uno storico per una possibile presenza di Mengele in Svizzera nel 1961.
La decisione rappresenta un cambio di rotta rispetto alla prassi finora adottata dal Sic, che aveva limitato l’accesso al fascicolo per la presenza di informazioni tutelate dalla protezione delle fonti. La documentazione è stata comunque sottoposta a una serie di oscuramenti: sono stati eliminati soltanto i dati personali di collaboratori dell’amministrazione, le informazioni che potrebbero compromettere le fonti e alcuni dati relativi a terze persone. I nomi di persone già note al pubblico non sono invece stati censurati.
Il dossier era stato formato dal servizio di polizia del Ministero pubblico della Confederazione, una delle organizzazioni precedenti dell’attuale Sic, e nel 2001 era stato trasferito all’Archivio federale svizzero. La sua consultazione è legata anche alla cosiddetta Commissione Bergier, istituita per fare luce sul ruolo della Svizzera durante la Seconda guerra mondiale.
A riaccendere l’interesse sul fascicolo è stata l’ipotesi secondo cui Mengele avrebbe potuto trovarsi a Kloten, vicino Zurigo, nel 1961. Lo storico Christoph Mörgeli ha però contestato questa ricostruzione, sostenendo che le fonti conservate negli archivi zurighesi raccontano una storia diversa. A Kloten, secondo la sua ricostruzione, si trovava Martha Mengele, seconda moglie del criminale nazista, che aveva affittato un appartamento per consentire al figlio di frequentare una scuola privata. La polizia svizzera la sorvegliava proprio perché il marito era ricercato a livello internazionale. Gli agenti arrivarono a predisporre misure nel caso Mengele fosse stato effettivamente individuato.
L’ipotesi di una sua presenza nell’appartamento sarebbe invece nata da un errore di un giornalista tedesco, che avrebbe osservato l’abitazione sbagliata. Inoltre, secondo Mörgeli, documenti e diari di Mengele indicherebbero che nel 1961 il criminale non si trovava in Svizzera, ma in Sudamerica.
Mengele era fuggito dall’Europa dopo la guerra e, dal 1960, temeva particolarmente di essere catturato dai servizi israeliani dopo il rapimento di Adolf Eichmann. Nell’ottobre dello stesso anno si era trasferito in Brasile utilizzando un’identità falsa. Lì sarebbe rimasto fino alla morte, avvenuta nel 1979. La pubblicazione del dossier non risolve dunque automaticamente il mistero sulla sua eventuale presenza in Svizzera. Offre però agli storici e al pubblico nuovi documenti attraverso i quali verificare una vicenda rimasta per decenni sospesa tra testimonianze, ipotesi e ricostruzioni.














