Con l’estate ormai alle porte, il tema della sicurezza sulle spiagge italiane torna al centro del dibattito. La crescente difficoltà nel reperire assistenti bagnanti sta infatti mettendo in allarme amministrazioni locali e operatori turistici, tanto da spingere alcuni rappresentanti del settore a ipotizzare il supporto dell’intelligenza artificiale per monitorare il litorale e gestire le emergenze in mare. Una proposta che ha immediatamente acceso polemiche e divisioni.
A lanciare l’idea è stato il Sindacato Italiano Balneari del Veneto durante un tavolo di confronto in Regione dedicato alla prossima stagione balneare. Secondo il presidente del SIB Veneto, Lorenzo Braida, la tecnologia potrebbe rappresentare un aiuto concreto nei periodi più difficili, soprattutto a inizio e fine stagione, quando molti giovani bagnini sono impegnati con lo studio e il personale disponibile diminuisce sensibilmente.
L’ipotesi prevede l’utilizzo di sistemi di videosorveglianza integrati con intelligenza artificiale capaci di rilevare situazioni di pericolo in acqua, individuare persone in difficoltà e inviare immediatamente un allarme agli operatori di salvataggio più vicini. Si pensa persino all’introduzione di segnali convenzionali, come un braccio alzato, che possano essere facilmente riconosciuti dai sistemi automatici.
Una posizione che però trova la netta opposizione di Assobalneari Italia. Il presidente Fabrizio Licordari ha definito la proposta “il segnale evidente del fallimento della riforma” che ha modificato il sistema di formazione e abilitazione degli assistenti bagnanti. Secondo Assobalneari, la nuova normativa avrebbe ridotto il numero dei brevetti disponibili, aumentato i costi di formazione e reso sempre più difficile trovare personale qualificato per stabilimenti e spiagge libere. Per l’associazione, l’intelligenza artificiale può rappresentare soltanto uno strumento di supporto tecnologico, ma non potrà mai sostituire l’esperienza, il giudizio e la capacità di intervento immediato di un operatore umano.
Nel frattempo, le difficoltà organizzative emergono concretamente anche sui territori. A Latina, ad esempio, la situazione appare particolarmente complessa: il Comune ha escluso la società seconda classificata nella gara per il servizio di salvamento sulle spiagge libere dopo una serie di verifiche sui requisiti di affidabilità della cooperativa. Dopo la risoluzione del precedente contratto per presunte inadempienze, l’amministrazione dovrà ora pubblicare un nuovo avviso pubblico, con il rischio concreto di iniziare la stagione estiva senza un servizio pienamente operativo.
E mentre in Italia si discute e si polemizza, all’estero alcune sperimentazioni sono già realtà. In Marocco, dopo i test positivi effettuati sulle spiagge di Agadir e Tangeri, le autorità si preparano ad ampliare l’utilizzo dei droni per la sorveglianza costiera e il supporto ai soccorsi durante l’estate 2026. I velivoli permetteranno di monitorare dall’alto le aree più affollate e trasmettere immagini in tempo reale ai centri operativi.
La sfida, dunque, sembra essere quella di trovare un equilibrio tra innovazione e presenza umana. Perché se la tecnologia può aiutare a rendere più efficienti i controlli e i soccorsi, la sicurezza in mare continua a dipendere soprattutto dalla professionalità e dall’esperienza di chi ogni giorno veglia sulle spiagge italiane.













