L’EP, pubblicato da Agualoca Records, contiene sette tracce ed è disponibile dal 9 gennaio su tutte le piattaforme digitali. La registrazione e il mix sono firmati da Daniele Chessa e arrivano dal concerto del 21 marzo 2025 al Teatro Trianon Viviani di Napoli. Dati freddi, certo, ma decisivi per capire il senso del progetto: qui non si “ricostruisce” il live in post produzione, qui lo si cattura e basta, con tutto quello che comporta in termini di dinamica, impatto, rischio.
Dietro l’operazione c’è una filosofia chiara: la canzone napoletana non va trattata come una reliquia da museo. I Suonno D’Ajere, attivi dal 2016, nascono proprio dall’esigenza di conoscere e approfondire la storia vocale di Napoli, ma con un approccio che mette insieme rigore filologico e urgenza contemporanea. I loro repertori, sia su disco che dal vivo, privilegiano brani poco noti, frutto di ricerca, senza rinunciare a qualche classico e a una quota di scrittura originale.
E qui ci concediamo una digressione, breve ma onesta: quando la tradizione viene “rispettata” solo a parole, la senti diventare cartapesta. Quando invece viene studiata sul serio, diventa elastica, respirabile. È il tipo di rispetto che non ti fa dire “non si tocca”, ti fa dire “vediamo fin dove può arrivare”.
La novità strutturale di Live in Quartet è tutta nell’organico. Per la prima volta il gruppo si presenta in quartetto: al trio storico, Irene Scarpato (voce), Marcello Smigliante Gentile (mandolino, mandola, mandoloncello e cori) e Gian Marco Libeccio (chitarre), si affianca Salvio La Rocca alle percussioni. E non è un’aggiunta decorativa, è un vero e proprio cambio di geometria sonora.
L’innesto delle percussioni amplia la grammatica ritmica e, soprattutto, rende più “larga” la scena sonora. A questo si somma l’uso della chitarra elettrica, che introduce una tessitura armonica più nervosa e una palette timbrica meno prevedibile. Il punto interessante è che l’elettricità qui non diventa mai prepotente: lavora per stratificazione, non per sovrapposizione. In termini tecnici, è la ricerca intelligente di un rapporto di equilibrio che preserva l’articolazione degli strumenti acustici e la centralità della voce.
Anche la selezione dei brani racconta una traiettoria. L’EP include quattro tracce tratte dall’album nun v’annammurate, un brano classico come Presentimento eseguito nella formazione originaria, O calippese napulitano e soprattutto Munasterio ’e Santa Chiara, presentato come anteprima del prossimo disco in uscita prima dell’estate 2026. Tradotto: non siamo davanti a un live “celebrativo”, ma ad un ponte tra ciò che la band è stata e ciò che sta scegliendo di diventare.
Registrare un live significa accettare le imperfezioni e trasformarle in linguaggio. Qui il lavoro di ripresa e mix non punta a rendere tutto perfetto, punta a rendere tutto credibile. Si percepisce la sala, il respiro del teatro, l’energia di un set suonato davvero. È una scelta che, lato audio, richiede disciplina, controllo delle risonanze ambientali, coerenza nella profondità del panorama stereo. E quando un live suona “aperto” senza diventare confuso, viene letto sempre come segno di una produzione che sa cosa sta facendo.
Il 2025 viene descritto come un anno di forte crescita artistica, dentro un percorso internazionale che dal 2022 ha portato i Suonno D’Ajere a suonare in molti paesi tra Europa, Asia, Nord America e Africa. Non è la classica lista da press kit, perché ha un riflesso concreto: quando fai esperienza di pubblici diversi, impari a calibrare intensità, dinamiche, durata emotiva. E quella scuola, volente o nolente, te la porti addosso quando torni a casa a scrivere e arrangiare.
Un’ultima nota, doverosa, su Irene Scarpato. A fine dicembre 2025 è stata protagonista del progetto teatrale Dignità Autonome di Prostituzione di Luciano Melchionna, al Teatro Bellini di Napoli. Questo dettaglio non è gossip culturale, ma spiega molto della sua presenza scenica. La sua vocalità non è solo “bella”, è narrativa, abitata, con un controllo del fraseggio che somiglia più alla recitazione che all’interpretazione tradizionale.
Con Live in Quartet i Suonno D’Ajere ribadiscono una missione che mi sembra sempre più rara, quella di rinnovare il repertorio partenopeo con curiosità e rigore, senza cercare scorciatoie di stile. Questo EP è una prova di maturità perché non semplifica, non ammicca, non “fa il verso” alla modernità. La costruisce, passo dopo passo, dentro un suono che si allarga, ma resta riconoscibile.
E alla fine è questa la cosa che conta, non l’idea di tradizione, ma una tradizione che continua a produrre presente.















