Aumentare il prezzo per scoraggiare il consumo: è questa la leva scelta da una nuova proposta di legge di iniziativa popolare che mira a contrastare il tabagismo in Italia. Dopo aver raccolto le 50mila firme necessarie in appena quattro mesi, il progetto entra ora ufficialmente nel percorso parlamentare, dove dovrà essere discusso e valutato.
L’iniziativa, promossa da importanti realtà del mondo scientifico e della ricerca — tra cui l’Associazione italiana di oncologia medica, Fondazione Airc, Fondazione Umberto Veronesi e Fondazione Aiom — prevede l’introduzione di un’accisa aggiuntiva di cinque euro su tutti i prodotti contenenti nicotina: dalle sigarette tradizionali al tabacco riscaldato, fino alle sigarette elettroniche. Secondo i promotori, si tratta di un intervento urgente e necessario. L’aumento del costo rappresenterebbe infatti uno strumento efficace per ridurre il consumo, in particolare tra i più giovani, da sempre più sensibili al prezzo. “Siamo orgogliosi del risultato raggiunto in così poco tempo”, fanno sapere i sostenitori della campagna “5 euro contro il fumo”, che ora chiedono al Parlamento un iter rapido, sull’esempio della recente legge sull’oblio oncologico.
Se approvata, la misura potrebbe entrare in vigore già dal prossimo gennaio, introducendo un rincaro significativo per ogni unità di consumo standard. Una scelta che si inserisce in una strategia di salute pubblica già adottata in diversi Paesi, dove l’aumento dei prezzi ha contribuito a ridurre il numero di fumatori. Ma il tema resta complesso e destinato a far discutere. Da un lato, c’è l’obiettivo di tutelare la salute collettiva e ridurre i costi sanitari legati alle malattie fumo-correlate. Dall’altro, emergono interrogativi sull’impatto economico per i consumatori e sul rischio di alimentare mercati paralleli o illegali.
La proposta apre così un confronto più ampio: fino a che punto è giusto intervenire sui comportamenti individuali attraverso la leva fiscale? E quanto può essere davvero efficace una misura di questo tipo senza un parallelo investimento in educazione e prevenzione?
Il Parlamento sarà ora chiamato a trovare un equilibrio tra questi aspetti, in una partita che riguarda non solo le abitudini degli italiani, ma anche il modello di società che si intende promuovere.













