HomeLibri Storia Arte e CulturaCome sarà Napoli domani? Dieci artisti la immaginano

Come sarà Napoli domani? Dieci artisti la immaginano

Nella Funicolare di Piazza Fuga dieci giovani artisti espongono le loro opere e raccontano la Napoli contemporanea provando ad immaginare la città dei prossimi anni.

Come sarà Napoli tra dieci o vent’anni? E, soprattutto, attraverso quali immagini verrà raccontata da chi oggi sta iniziando il proprio percorso artistico e professionale?

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Non è una domanda scontata per una città tra le più rappresentate, fotografate, dipinte e raccontate d’Italia. Il Vesuvio, il Golfo, i vicoli, il mare, i palazzi, i panni stesi. Immagini potentissime, capaci di attraversare secoli e generazioni, ma che proprio per questo rischiano qualche volta di diventare una cornice dalla quale è difficile uscire.

A Piazza Fuga dieci giovani artisti sono stati chiamati a fare qualcosa di diverso. Raccontare la città contemporanea, certo, ma soprattutto provare a immaginare quella che verrà. È questa la chiave più interessante della quinta edizione del Premio Raffaele Pezzuti per l’Arte, le cui dieci opere finaliste sono state presentate nella stazione della Funicolare Centrale di Piazza Fuga. L’iniziativa è promossa dall’Assessorato alle Politiche Giovanili, al Lavoro e alle Politiche Sociali del Comune di Napoli, insieme ad ANM e all’Accademia di Belle Arti di Napoli.

Le autrici e gli autori delle opere finaliste sono Giovanna Capone, Mattia Fontanella,

Dieci sguardi sulla Napoli che cambia ad immaginarne il futuro
Dieci sguardi sulla Napoli che cambia ad immaginarne il futuro

Francesco Capasso, Valerio Tavano, Sabrina Colantuono, Gabriella Gaeta, Antimo Pedata, Mario Rosario De Filippis, Andrea Canneva e Caterina Di Gaetano, tutti allievi e allieve dell’Accademia di Belle Arti di Napoli. A loro è stato affidato un compito tutt’altro che semplice, mettere in relazione tradizione e cambiamento, memoria e contemporaneità, identità locale e apertura internazionale.

Significa confrontarsi con una città dall’identità fortissima, che nello stesso tempo sta cambiando. Si trasformano gli spazi urbani, cresce la vocazione turistica, si modificano comportamenti e forme di socialità. Cambia perfino il modo in cui Napoli viene osservata dall’esterno e, probabilmente, quello in cui i napoletani guardano se stessi.

Quali sono allora i simboli della Napoli contemporanea? Quali luoghi rappresentano davvero chi la abita? E quali immagini potrebbero raccontarla quando i giovani artisti di oggi saranno diventati la generazione adulta di domani? L’arte non deve necessariamente fornire risposte definitive. Può però formulare domande che altri linguaggi, qualche volta, non riescono nemmeno a porre.

C’è poi un elemento che rende il Premio particolarmente interessante, il luogo nel quale queste opere vengono esposte. Una galleria tradizionale presuppone una scelta. Si decide di visitarla, si entra e ci si dispone all’osservazione. In una stazione succede esattamente il contrario. Si sta andando al lavoro, si torna a casa, si aspetta qualcuno, si corre per non perdere la Funicolare. Poi, magari senza averlo programmato, ci si trova davanti a un’opera.

Le dieci finaliste resteranno esposte per un anno negli spazi della stazione di Piazza Fuga. Non siamo quindi davanti al classico evento destinato a esaurirsi nell’arco di una giornata. Quelle immagini entreranno progressivamente nel paesaggio quotidiano di cittadini, studenti, lavoratori e visitatori.

A Piazza Fuga dieci giovani artisti immaginano Napoli domani
A Piazza Fuga dieci giovani artisti immaginano Napoli domani

L’opera vincitrice avrà poi una destinazione permanente nella galleria dedicata al Premio presso la stazione Vanvitelli, dove sono già ospitati i lavori premiati nelle precedenti edizioni. Nel tempo si sta formando così un racconto per immagini della Napoli contemporanea destinato a entrare nel patrimonio del Comune. È un meccanismo semplice, ma culturalmente interessante. Una stazione smette di essere soltanto un luogo da attraversare e diventa anche uno spazio nel quale osservare come cambia la città.

Il Premio assume un significato ancora più preciso se si guarda alla storia dell’artista al quale è dedicato. Raffaele Pezzuti, nato nel 1972, si diplomò a pieni voti all’Accademia di Belle Arti di Napoli nel 1994. Come accade a tanti giovani artisti, cercò poi di trasformare una passione e una formazione in una professione. A ventisette anni si trasferì a Milano, continuando a lavorare e dipingere fino a quando, a trent’anni, la sua vita fu interrotta da un atto di violenza. Il Premio porta quindi con sé anche un messaggio molto concreto, creare opportunità affinché un giovane artista possa crescere, fare ricerca e trovare visibilità nel proprio territorio.

Naturalmente un concorso non può risolvere da solo il problema della partenza dei talenti da una città. Può però fare qualcosa di importante, offrire un’occasione prima che quel talento debba necessariamente cercarla altrove. È forse questo il punto che rende le dieci opere di Piazza Fuga qualcosa di più di una semplice selezione artistica. Sono dieci modi differenti di osservare una città sospesa continuamente tra una memoria ingombrante, nel senso più affascinante del termine, e la necessità di costruire nuove immagini di sé.

Fra qualche anno potrebbe essere interessante tornare a guardare le opere raccolte nella Galleria Premio Raffaele Pezzuti per l’Arte e chiedersi quanto della Napoli immaginata da questi giovani artisti sia poi realmente accaduto. Nel frattempo migliaia di persone passeranno davanti ai lavori esposti a Piazza Fuga andando altrove. Qualcuno si fermerà, qualcuno li osserverà distrattamente, qualcun altro finirà per riconoscerli dopo averli incontrati decine di volte.

Ed è probabilmente questa una delle forme più efficaci di arte pubblica. Non chiedere ai cittadini di andarla a cercare, ma entrare nella loro quotidianità e farsi trovare lungo la strada.

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