E allora forse la domanda giusta non è soltanto “come faccio a smettere?”, ma un’altra: perché continuare a provarci completamente da soli quando esistono professionisti, servizi e terapie pensati proprio per aiutarci?
Quando decidiamo di smettere viene spontaneo cercare un metodo. C’è chi stabilisce una data, chi riduce progressivamente le sigarette, chi ricorre ai sostituti della nicotina e chi, dopo qualche tentativo fallito, conclude di non avere sufficiente forza di volontà.
Quest’ultima conclusione rischia però di essere sbagliata. La dipendenza dal tabacco non riguarda soltanto la volontà. Il Ministero della Salute distingue componenti fisiche, psicologiche e comportamentali, spesso strettamente intrecciate.
C’è la nicotina, naturalmente, la cui sospensione può provocare sintomi di astinenza. Poi ci sono gli automatismi: la sigaretta con il caffè, quella durante la pausa, dopo pranzo o mentre si parla al telefono. Infine entrano in gioco le associazioni emotive. Stress, nervosismo e noia possono diventare situazioni nelle quali il cervello ha imparato ad aspettarsi una sigaretta.
Per questo il primo passo può essere molto semplice: parlarne con il proprio medico. Conoscendo la nostra storia clinica, può valutare il percorso più appropriato e, quando opportuno, indirizzarci verso un Centro antifumo.
I Centri antifumo non sono ambulatori nei quali qualcuno si limita a ricordarci che fumare fa male. Sarebbe piuttosto inutile. Sono servizi specializzati nella cessazione dal tabacco e dalla nicotina. L’Istituto Superiore di Sanità mantiene una mappa nazionale delle strutture e dei servizi disponibili, che possono prevedere counseling, sostegno psicologico individuale o di gruppo e, quando indicato, trattamenti farmacologici.
Il punto interessante è proprio l’integrazione. Un farmaco può intervenire sulla dipendenza fisica, ma non cancella automaticamente il rito della sigaretta dopo il caffè. Allo stesso modo, imparare a riconoscere le situazioni che ci spingono a fumare può essere prezioso, ma non elimina necessariamente i sintomi dell’astinenza. Insomma, l’obiettivo non è sentirsi ripetere “non fumare”, ma capire come riuscire a non fumare.
E se capita una ricaduta? Non significa necessariamente aver fallito. Può servire a individuare le situazioni critiche che ci hanno riportato alla sigaretta e ad affrontare diversamente il tentativo successivo.
Accanto al supporto comportamentale esistono terapie farmacologiche riconosciute per la cessazione. Tra le opzioni considerate dalle fonti sanitarie troviamo le terapie sostitutive della nicotina, le cosiddette NRT, Nicotine Replacement Therapy, oltre a farmaci come vareniclina, bupropione e citisina.
Non significa che questi farmaci siano tutti adatti a tutti. Età, condizioni di salute, altre terapie assunte e livello di dipendenza possono influenzare la scelta. Per questo non stiamo parlando di un terreno adatto al fai da te: sarà il medico a valutare se utilizzare un farmaco e quale trattamento sia più appropriato.
Negli ultimi mesi si è parlato molto della citisina, talvolta presentandola come un nuovo farmaco per smettere di fumare. In realtà la sostanza viene utilizzata da decenni. La novità italiana riguarda piuttosto la sua accessibilità: nel 2026 il Ministero della Salute ha confermato la gratuità della citisina attraverso il Servizio Sanitario Nazionale nell’ambito di percorsi di counseling svolti presso i Centri antifumo.
È disponibile anche la formulazione industriale Recigar, rimborsata dal SSN secondo le condizioni previste. La citisina agisce sui recettori nicotinici e può contribuire a ridurre il desiderio di fumare e i sintomi dell’astinenza. Ma attenzione a non passare da un errore all’altro: non è la “pillola miracolosa”, quella che cancella la dipendenza. È uno degli strumenti che possono essere inseriti in un percorso terapeutico.
Le modalità di accesso e gli eventuali costi possono variare tra le diverse strutture. Per questo conviene consultare la mappa dei Centri antifumo dell’Istituto Superiore di Sanità e contattare direttamente il servizio scelto.
Esiste inoltre il Telefono Verde contro il Fumo 800 554088 dell’ISS, un servizio nazionale, anonimo e gratuito che offre informazioni e orientamento anche verso i Centri presenti sul territorio.
Rimane una strana convinzione: chi vuole veramente smettere dovrebbe riuscirci da solo. Ma perché, dove sta scritto? Se per un problema di salute esistono professionisti, percorsi e terapie capaci di aumentare le probabilità di raggiungere un risultato, utilizzarli non diminuisce il valore della nostra decisione.
Smettere resta una scelta personale. Nessun medico, psicologo o farmaco può compierla al nostro posto. Ma una scelta personale non deve necessariamente trasformarsi in un percorso solitario. Forse il primo vero passo non è promettersi ancora una volta che quella che stiamo fumando sarà l’ultima sigaretta. È decidere, finalmente, di utilizzare tutti gli strumenti seri e scientificamente fondati che abbiamo a disposizione.
Le informazioni contenute nell’articolo hanno carattere divulgativo e non sostituiscono il parere e la valutazione del medico o di altri professionisti sanitari.












