HomeAmbienteClima e SostenibilitàCoste sotto pressione: in Sicilia il 70% della popolazione vive sul mare

Coste sotto pressione: in Sicilia il 70% della popolazione vive sul mare

A Ortigia esperti e istituzioni a confronto sulla gestione sostenibile delle aree costiere tra cambiamento climatico e sviluppo

La Sicilia guarda al mare come a una risorsa vitale, ma anche come a una frontiera fragile. Con circa il 70% della popolazione concentrata lungo la fascia costiera, il rapporto tra terra e mare si rivela sempre più complesso e delicato. Non è solo una questione geografica, ma un equilibrio che coinvolge economia, ambiente e sicurezza. Ed è proprio da questa consapevolezza che prende forma il dibattito avviato a Ortigia, cuore storico di Siracusa, dove esperti, istituzioni e professionisti si sono riuniti per delineare nuove strategie di gestione del territorio costiero.

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«Tra terra e mare esiste un limen, una soglia in cui si concentra tutto: persone, città, industrie e turismo, ma anche fragilità e pressioni ambientali», ha spiegato Patrizia Maiorca, presidente dell’Area Marina Protetta del Plemmirio.
Proprio questa concentrazione rende le coste particolarmente vulnerabili, imponendo una pianificazione capace di integrare esigenze economiche e tutela ambientale. Il convegno, promosso dall’Area Marina Protetta del Plemmirio insieme al Centro Nazionale di Studi Urbanistici e agli Ordini degli Ingegneri di Catania e Siracusa, ha messo in luce la necessità di un approccio interdisciplinare.
Secondo Mauro Scaccianoce, presidente dell’Ordine degli Ingegneri di Catania, è fondamentale «definire una gestione integrata della fascia costiera, capace di far dialogare economie, esigenze sociali e politiche di tutela», con l’obiettivo di rendere lo sviluppo più efficiente e sostenibile.
Il contesto è profondamente mutato negli ultimi anni. «Per lungo tempo abbiamo considerato il Mediterraneo come uno spazio stabile, quasi un lago», ha osservato Paolo La Greca, presidente del CeNSU. «Oggi sappiamo che non è più così: è un mare complesso e imprevedibile». I cambiamenti climatici stanno infatti modificando dinamiche ambientali e costiere, rendendo sempre più urgente un cambio di paradigma: non intervenire più in emergenza, ma puntare sulla prevenzione. La pianificazione territoriale diventa così uno strumento di responsabilità, capace di anticipare i rischi e guidare le trasformazioni.

Il fenomeno non riguarda solo la Sicilia. Secondo dati Eurostat, circa la metà della popolazione europea vive entro 50 chilometri dalla costa. In Italia, i comuni litoranei rappresentano il 14% del territorio nazionale ma ospitano il 28,4% della popolazione. Una pressione demografica che si traduce in maggiore esposizione ai rischi ambientali, dall’erosione costiera all’innalzamento del livello del mare.

Un passo importante è stato compiuto il 2 gennaio 2026, quando l’Italia ha ratificato il Protocollo sulla gestione integrata delle zone costiere (ICZM) nell’ambito della Convenzione di Barcellona, entrato in vigore il 1° febbraio. Un quadro normativo che rafforza la cooperazione tra i Paesi del Mediterraneo e definisce linee guida comuni per la governance costiera. Parallelamente, il Piano del Mare 2023-2025 punta a coordinare le politiche nazionali attraverso una cabina di regia unica, in linea con gli indirizzi europei.

Nel suo intervento, il ministro Nello Musumeci ha sottolineato come «l’equilibrio tra terra e mare sia sempre più fragile», evidenziando i rischi legati al cambiamento climatico. Secondo la comunità scientifica, nei prossimi 70-80 anni alcune aree costiere potrebbero essere sommerse, rendendo necessario un approccio integrato che coinvolga anche l’entroterra. Tra le priorità indicate: monitoraggio costante delle coste, rafforzamento delle banche dati, tutela delle aree marine e strategie di adattamento infrastrutturale. Accanto agli aspetti tecnici, emerge con forza un elemento decisivo: il coinvolgimento delle comunità. «Il principale ostacolo è la diffidenza», ha evidenziato il ministro, sottolineando come nessuna politica possa essere efficace senza la partecipazione attiva dei territori.  Da qui l’invito a rafforzare la collaborazione tra istituzioni, mondo scientifico e cittadini, trasformando il confronto in azioni concrete. Un processo che richiede ascolto, condivisione e una visione di lungo periodo.

Il convegno di Ortigia segna un passaggio importante verso una nuova consapevolezza: le coste non sono solo confini geografici, ma sistemi complessi che richiedono una gestione integrata e responsabile. In un’epoca segnata dai cambiamenti climatici, il futuro del Mediterraneo — e della Sicilia — dipenderà dalla capacità di coniugare sviluppo e tutela, pianificazione e partecipazione. Perché il mare, da sempre risorsa e identità, oggi chiede soprattutto equilibrio.

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Paolo Papa
Paolo Papa
Medico Chirurgo Odontoiatra, appassionato di musica e giornalismo cofondatore della terza Radio Privata Napoletana (1976/81). Impegnato da sempre nel sociale sia personalmente che attraverso la professione medica. Convinto ambientalista ed ecologista, da sempre vicino al mondo del giornalismo e dello spettacolo con partecipazioni in RAI, Radio Odissea, Tv private, Emozionart e numerose esperienze di Associazionismo (Rinascita Artistica del Mezzogiorno, Meetup Na2, Giovani del Sud, Ambiente Mare Italia ..).

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