Leggendo il Rapporto dell’indagine statistica «Il piacere degli italiani. Come cambiano i costumi sessuali» realizzata dal Censis su un campione rappresentativo di 1.000 italiani tra i 18 e i 60 anni, che viene definito da Giorgio De Rita, Segretario generale Censis e Sara Lena, Ricercatrice Area Consumi, mercati e welfare Censis: «uno straordinario affresco del ruolo e del significato sociale della sessualità e delle trasformazioni nel frattempo intervenute, a venticinque anni di distanza dall’ultima grande ricerca sui comportamenti sessuali degli italiani», si ha l’impressione che i cambiamenti avvenuti siano apprezzabili e che, nel lasso di tempo considerato, le trasformazioni abbiano migliorato la convivenza.
Ci troviamo spiazzati se a questa valutazione accostiamo quanto le cronache raccontano quasi quotidianamente circa femminicidi, stupri, adulteri, incesti, tentate violenze fisiche e psichiche contro le donne e non mancano quelle contro gli uomini, in molti ambiti e classi sociali. Queste cose ci fanno concludere, all’opposto della valutazione espressa nella presentazione della ricerca statistica, che la nostra epoca è preda dell’ossessione genitale e cammina come a tentoni in una gran confusione di valori, di fini, di idee, di comportamenti, di valutazioni, di informazioni, di credenze…, in cui spiccano assenza di pudore, gallismo, autoritarismo legato al maschilismo, ruolizzazione eccessiva e mortificante.
Una prima osservazione in relazione all’Indagine statistica riguarda la constatazione che da essa emergono modi di agire e pensare nei quali manca del tutto la comprensione del valore della persona in sé, la quale include un insieme di altri valori che derivano da essa: vita, corpo, anima, spirito, uomo, donna, sessualità, sentimento, fantasia, intelligenza, ragione, volontà, libertà, coscienza, virtù, genialità, comunicazione, dialogo, tempo, storia, dolore, sofferenza, morte, virilità, femminilità, pudore, amore, coraggio, impegno, passione, professione, vocazione, trascendenza, creatività, speranza, gioia, felicità, ecc.
Alcuni di questi modi di agire squalificano la persona (per eccesso, ad esempio, esibizionismo, nudismo, procacità; per difetto, ad esempio: trascuratezza, svalutazione, rifiuto della sessualità); altri modi d’agire non tengono in alcun conto l’essere relazionale della persona (per eccesso, ad esempio: relazione puramente genitale, gelosia, possesso, autoritarismo, ruolizzazione; per difetto, ad esempio: rifiuto o negazione della genialità, violenza, stupro, incesto); altri modi di agire, inoltre, non considerano la persona in quanto feconda: irresponsabilità o egoismo nella procreazione; autoritarismo o permissivismo nell’educazione; mancanza di privacy o riflusso nel privato.
Un’altra osservazione suscitata dall’Indagine statistica riguarda la confusione generalizzata circa il significato della sessualità, che fa ritenere equivalenti la genitalità e la sessualità. Si dimentica infatti che non sono la medesima cosa. La genitalità è l’espressione massima, sul piano fisico, della comunione d’amore dei coniugi. Avulsa da questo contesto di reciproco amore essa perde il suo significato, cede all’egoismo del singolo ed è un disordine morale. La sessualità, orientata, elevata e integrata dall’amore acquista vera qualità umana, che nel quadro dello sviluppo biologico e psichico, cresce armonicamente e si realizza in senso pieno solo con la conquista della maturità affettiva, che si manifesta nell’amore disinteressato e nella totale donazione di sé e consiste nella padronanza di sé, nella capacità di orientare l’istinto sessuale al servizio dell’amore e di integrarlo nello sviluppo della persona.
La sessualità è una componente fondamentale della personalità, un suo modo di essere, di manifestarsi, di comunicare con gli altri, di sentire, di esprimere e di vivere l’amore umano. Perciò essa è parte integrante dello sviluppo della personalità e del suo processo educativo: dal sesso, infatti, la persona umana trae le caratteristiche che, sul piano biologico, psicologico e spirituale, la rendono uomo o donna, non solo sul piano fisico, ma anche su quello psicologico e spirituale, condizionando così grandemente l’iter del suo sviluppo verso la maturità e il suo inserimento nella società.
Purtroppo in una cultura profondamente edonistica come la nostra (espressa, ad esempio, dal titolo della indagine statistica in oggetto), si sottolinea e si sfrutta il sesso solo come fonte e strumento di piacere. In tal modo esso favorisce l’abbrutimento e la degradazione della persona e non la sua personalizzazione. Occorre quindi per il bene della persona e della società riscattare la sessualità nella pienezza delle sue funzioni e del suo spessore assiologico.
Se si accetta che la sessualità è una realtà che interessa l’essere e la capacità di relazione della persona, è evidente quanto sia necessaria una seria educazione sessuale, che dia una conoscenza adeguata della natura e dell’importanza della sessualità e dello sviluppo armonico e integrale della persona verso la sua maturazione psicologica, umana e spirituale. Più in generale è necessaria un’educazione dell’intelligenza, della volontà e della affettività. Per crescere nella dimensione dello spirito l’uomo deve educare la sua intelligenza all’assimilazione della verità, la sua volontà all’acquisto della virtù e all’esercizio appropriato della libertà, l’affettività alla pratica dell’amore e dell’amicizia e deve subordinare le sue attività materiali a finalità spirituali.
Il sesso, dunque, appartiene alla persona e dalla persona attinge valore e significato. Anzitutto ha un significato individuale, in quanto è al servizio dello sviluppo dell’io sessualmente differenziato, in tutte le sue espressioni; è poi sociale, in quanto si pone al servizio della comunione interpersonale e della trasmissione della vita umana; infine, ha un significato religioso, in quanto si pone al servizio della crescita della realtà interiore della persona e del suo rapporto e dialogo con l’Assoluto. Dal momento che la sessualità comprende la totalità della persona, si può parlare di un’«educazione sessuale» dell’intelletto, del sentimento, del comportamento. Il primo deve essere formato a una visione genuina della sessualità, della sua struttura, dei suoi dinamismi e delle sue finalità. Il secondo va educato a sentire in modo corretto e umano le suggestioni dell’attrattiva sessuale. Il terzo va sollecitato a seguire le indicazioni della ragione e delle norme della coscienza morale, conservando il dominio della pulsione sessuale.
Data questa visione personalistica dell’eduzione sessuale, ci si rende conto che molte delle visioni/progetti per un’educazione sessuale, in particolare le tre di seguito elencate, lasciano molto a desiderare a motivo della loro settorialità. Una prima che si caratterizza per il suo profilo igienico-sanitario, vuole cioè far conoscere solo gli aspetti anatomici e fisiologici per prevenire eventuali malattie (qui vi manca qualsiasi riferimento ai valori etici); una seconda, edonistica e ludica, che vuole mettere l’individuo in grado di fruire al massimo del piacere sessuale senza limiti e inibizioni, favorendo permissivismo, erotismo, pornografia, ecc. (qui mi sembra manchi ogni significato di educazione sessuale: è l’idolatria del sesso, la persona si mette al servizio delle pulsioni fisiologiche e istintuali del sesso); una terza, antropologico-culturale, che vede nelle norme che regolano i costumi e i comportamenti sessuali un prodotto della società e della cultura e pertanto mutevoli, che con molta facilità tendono a perpetuare il potere e l’ingiustizia in una società capitalistico-borghese.
Molti sono i soggetti cointeressati a una educazione sessuale personalistica. Anzitutto la famiglia, che risulta essere l’ambiente più adeguato per assolvere l’obbligo di assicurare una graduale educazione alla vita sessuale. I genitori devono essere aiutati in questo dalla scuola, la quale ha il compito di assistere e completare l’opera dei genitori. Il traguardo di quest’opera è suscitare nei ragazzi il pudore, componente fondamentale della personalità, cioè la vigile coscienza che difende la dignità dell’uomo e l’amore autentico; iniziarli all’amicizia, che è il vertice della maturazione affettiva, la quale favorisce la vera comunione, la reciproca generosità e la stabilità.
Anche la società civile, in quanto interessata a far progredire il bene comune, deve vigilare affinché sia assicurato un ambiente fisico e morale nelle scuole e siano promosse le condizioni che rispondano alle richieste dei genitori. Lo stato ha il compito di tutelare i cittadini contro le ingiustizie e i disordini morali, quali l’abuso sui minori e ogni forma di violenza sessuale.
Da questa cooperazione scaturisce una educazione sessuale che condurrà i giovani a prendere coscienza delle diverse espressioni e dei dinamismi della sessualità, dei valori umani che devono essere rispettati. Il vero amore è capacità di aprirsi al prossimo in un aiuto generoso, è dedizione all’altro per il suo bene; sa rispettare la personalità e la libertà dell’altro; non è egoista, non ricerca se stesso nell’altro, è oblativo, non possessivo. L’istinto sessuale, invece, se abbandonato a se stesso, si riduce a genitalità e tende a impadronirsi dell’altro, cercando immediatamente una soddisfazione personale.
Testi di riferimento:
UFFICIO DI PASTORALE SCOLASTICA DELLA CEI, L’educazione sessuale nella scuola. Orientamenti pastorali, 1980; BASTAIRE J., Eros redento, Qiqajon, 1991; D’ANGELO C., Voce delle soglie. La soglia che trasforma, Editrice Domenicana Italiana, 2026.














