a cura di Raffaele Manfredonia
«Non bisogna mai perdere la speranza e non bisogna avere paura di chiedere aiuto».
Nelle parole di Donatella, mamma di Angela Lucia, c’è il senso di una storia che, da battaglia familiare, è diventata quella di un’intera comunità.
Angela è affetta da tetraparesi spastica distonica. La sua famiglia sta cercando di garantirle l’accesso in Messico a una terapia sperimentale non coperta dal Servizio sanitario, il cui costo è di circa 32mila euro per un singolo ciclo, escluse le spese di viaggio e di permanenza. Una cifra difficile da sostenere per una famiglia, costretta ad affrontare non soltanto la quotidianità della disabilità, ma anche la ricerca delle risorse necessarie per offrire alla propria figlia una possibilità in più.
Donatella, però, non si arrende.
Al Teatro Stabile di Potenza racconta pubblicamente la storia di Angela e lancia il suo appello. Ad ascoltarla c’è Arisa. L’artista lucana decide di esserci e mette gratuitamente a disposizione ciò che ha di più prezioso: la sua voce.
Nasce così il concerto benefico di Muro Lucano. E difficilmente avrebbe potuto trovare una cornice più simbolica. Trecento anni dopo, la devozione diventa solidarietà
Il 2026 segna i 300 anni dalla nascita di San Gerardo Maiella, nato a Muro Lucano nel 1726, patrono della Basilicata e venerato come protettore delle mamme e dei bambini.
Tre secoli dopo, proprio nel suo paese natale, la devozione incontra la storia di una madre e di una bambina. La celebrazione religiosa diventa azione concreta: associazioni, cittadini e istituzioni fanno rete trasformando una piazza in un grande abbraccio collettivo.
L’Associazione Murese di Volontariato San Gerardo Maiella, capofila dell’iniziativa, ha raccolto 45mila euro in appena 15 giorni.
«Quando una figlia della Lucania chiede aiuto, la Lucania risponde con una solidarietà straordinaria. Siamo orgogliosi dei nostri concittadini», sottolinea il presidente Gennaro Napodano.
Il sindaco: «Sacrifici enormi, ma Muro Lucano ha voluto esserci»
Arisa ha scelto di esibirsi senza percepire alcun compenso, ma rendere possibile un concerto di queste dimensioni nel cuore di un piccolo borgo arroccato ha richiesto uno sforzo organizzativo ed economico considerevole.
Il Comune di Muro Lucano si è fatto carico dei costi relativi a palco, service, luci, produzione, agenzie e sicurezza.
Una sfida che ha richiesto anche quattro comitati per l’ordine e la sicurezza pubblica in Prefettura prima di ottenere il via libera. Dietro il palco, dunque, non c’è soltanto un concerto, ma la determinazione di un territorio che ha deciso di superare i propri limiti logistici per un obiettivo più grande.
Angela ce l’ha fatta. Ora la speranza passa ad Andrea
Il traguardo economico per Angela è stato raggiunto. Ma è proprio qui che questa storia trova forse la sua pagina più bella.
Donatella ha annunciato che quanto resterà delle donazioni sarà destinato ad Andrea, un altro bambino che dovrebbe affrontare lo stesso percorso terapeutico.
La mano tesa ad Angela diventa così una mano tesa verso qualcun altro.
Nel racconto della mamma emerge però anche la solitudine delle famiglie di fronte alla disabilità, alle difficoltà quotidiane e alle cure che il sistema pubblico non sostiene. Per questo il suo messaggio va oltre la vicenda personale.
«Ai genitori dico di non arrendersi mai e di non avere paura di chiedere aiuto. Da soli non possiamo affrontare tutto», è il suo appello.
E poi c’è una battaglia ancora più grande, che non richiede denaro ma un cambiamento culturale.
«La cosa più bella che possiamo fare è accettare la diversità. Non siamo tutti uguali, ed è proprio questo che dobbiamo imparare ad accogliere», ricorda Donatella.
Trecento anni fa Muro Lucano dava i natali al Santo delle mamme e dei bambini. Oggi Arisa, un’altra figlia della Lucania, dona la propria voce; un piccolo comune apre la sua piazza; associazioni e cittadini fanno rete e una madre, raggiunto il traguardo per sua figlia, decide di aiutare un altro bambino.
Da San Gerardo ad Angela, da Angela ad Andrea: a Muro Lucano la solidarietà non finisce quando raggiunge il proprio obiettivo. Passa semplicemente da una mano all’altra.

















