A più di quattordici anni dall’omicidio che sconvolse il Brasile, il caso Matsunaga torna al centro dell’attenzione con Elize: Shadows of a Woman, il nuovo film diretto da Felipe Vellas. A differenza delle ricostruzioni documentaristiche che negli anni hanno analizzato il delitto e il processo, l’opera sceglie di allontanarsi dall’indagine giudiziaria per concentrarsi sulle dinamiche intime della relazione tra Elize e Marcos Matsunaga. Il risultato è un racconto che non punta a rispondere alla domanda su cosa sia accaduto, ma prova a esplorare come una storia d’amore possa trasformarsi in una tragedia.
Nel 2012 Elize Matsunaga uccise il marito nell’appartamento della coppia a San Paolo, per poi smembrarne il corpo e occultarne i resti. Nel 2016 venne condannata a quasi vent’anni di carcere; dopo una riduzione della pena, ottenne la libertà condizionale nel 2022. Una vicenda già raccontata dalla docuserie Netflix Elize Matsunaga: C’era una volta un crimine, che aveva affrontato il caso attraverso testimonianze, documenti e un’intervista alla stessa Elize. Vellas sceglie invece la narrazione cinematografica e, di conseguenza, un linguaggio completamente diverso. Sapendo che il pubblico conosce già il finale, il regista sposta la tensione dal delitto alla sua preparazione: il tradimento, le differenze sociali, il deterioramento della coppia e il conflitto emotivo diventano il centro della narrazione.
È una scelta efficace dal punto di vista cinematografico, ma non priva di rischi. Raccontare un assassinio attraverso la psicologia di chi lo ha commesso significa infatti cercare di comprendere una persona senza necessariamente giustificarla. Il confine, però, è sottile, soprattutto quando la vittima è una persona reale e non un personaggio.
Il problema riguarda più in generale il true crime contemporaneo. Netflix ha dimostrato quanto il pubblico sia attratto da storie criminali realmente accadute, ma ogni nuova ricostruzione porta con sé il rischio di trasformare una tragedia in intrattenimento. La fiction può offrire una lettura psicologica che un documentario non potrebbe avere, ma deve anche ricordare che dietro la narrazione esistono persone reali e conseguenze reali. Elize: Shadows of a Woman non aggiunge nuove verità giudiziarie al caso Matsunaga. Il suo obiettivo è diverso: trasformare una vicenda di cronaca in un dramma psicologico. Vellas non chiede allo spettatore di scoprire chi sia il colpevole, ma di capire come una relazione possa arrivare a un punto di rottura irreversibile.
Ed è proprio questa scelta a rendere il film interessante e, allo stesso tempo, discutibile. Perché raccontare significa anche decidere da quale prospettiva guardare una tragedia. E quando il punto di vista è quello di chi ha commesso il delitto, la domanda non è soltanto quanto sia possibile comprenderlo, ma quanto spazio siamo disposti a concedergli prima che la comprensione rischi di diventare spettacolo.













