C’è un filo invisibile che unisce la materia alla leggenda, la tradizione alla contemporaneità, Napoli al suo mito più antico. È questo il filo che ha attraversato la serata dedicata a Domenico Sepe, protagonista della mostra personale “Mito, Forma, Rivelazione”, inaugurata negli spazi monumentali di Villa Doria d’Angri, sede dell’Università degli Studi di Napoli Parthenope. Una serata dedicata all’arte, alla scultura e soprattutto al rapporto profondo tra l’artista e la sua città.
Nato a Napoli nel 1977, Domenico Sepe si avvicina alla scultura fin da bambino. Dopo il diploma al Liceo Artistico e la formazione all’Accademia di Belle Arti di Napoli, sotto la guida del maestro Giovanni De Vincenzo, sviluppa un percorso che lo porta a confrontarsi con la scultura figurativa, il sacro, la memoria, il mito e i grandi personaggi della storia contemporanea. Il bronzo diventa nel tempo una delle materie privilegiate della sua ricerca. Il suo percorso è costellato di opere monumentali e riconoscibili: dal San Giorgio Martire alla Vittoria Alata di Sanremo, dal Cristo Rivelato al celebre D10S dedicato a Diego Armando Maradona, fino alla Fontana dell’Amore di Matera e alle numerose opere dedicate al mondo del sacro e alla memoria civile.
Ma negli ultimi anni un posto particolare nella ricerca dello scultore è stato conquistato dal mito di Partenope, la sirena alla quale la tradizione lega il nome e le origini della nostra Napoli. Un tema che Sepe ha affrontato più volte, trasformandolo in una vera e propria ricerca artistica sulla bellezza, sulla femminilità e sull’identità della città. Ed è proprio il rapporto tra forma, bellezza e mito ad essere stato al centro dell’incontro di Villa Doria d’Angri. La mostra, curata dal dottor Ferdinando Sorrentino, è stata aperta dai saluti del Magnifico Rettore dell’Università degli Studi di Napoli Parthenope, Antonio Garofalo. Numerosi gli interventi che hanno accompagnato la presentazione e contribuito a raccontare la figura e il percorso dell’artista: Luigi Di Vaia, Libero De Cunzo, Franco Lista, Angelo Forgione, Maria Luisa Iavarone, Maria Simonetta De Marinis, Umberto Franzese e lo stesso curatore Ferdinando Sorrentino.
Un confronto a più voci che ha permesso di osservare l’opera di Sepe da prospettive differenti, mettendo in evidenza il dialogo tra la tradizione della grande scultura e una ricerca contemporanea che continua a interrogarsi sulla figura umana, sul sacro e sul mito. A parlare è stato poi lo stesso artista, che ha illustrato alla platea la propria idea di forma, intesa non semplicemente come perfezione estetica, ma come strumento attraverso il quale la materia può raccontare una storia e restituire un’emozione.
E quando il racconto è arrivato a Partenope, il mito è sembrato uscire dalle pagine della storia per diventare nuovamente carne, bronzo e movimento. La sirena di Sepe diventa così una Napoli al femminile, una creatura sospesa tra leggenda e realtà, tra il mare e la terra, tra il passato e il presente. Un’immagine che l’artista ha più volte esplorato, fino a farne uno dei temi centrali della propria produzione recente.
Terminata la presentazione, è stato lo stesso Domenico Sepe ad accompagnare gli ospiti sulla magnifica terrazza di Villa Doria d’Angri. Ed è stato proprio lì, davanti al Golfo di Napoli, che la serata ha trovato la sua immagine più suggestiva.
Mentre il sole lentamente scompariva all’orizzonte, la scultura si stagliava contro il cielo e il mare, creando un dialogo quasi naturale tra la materia dell’opera e il paesaggio napoletano. Un’immagine nella quale sembravano incontrarsi tutti gli elementi raccontati durante la serata: la forma, il mito, la bellezza e Napoli.
LIFE AND NEWS.it ha incontrato e intervistato Domenico Sepe, raccogliendo direttamente dalla sua voce pensieri, emozioni e riflessioni sul suo percorso artistico e sulla sua idea di bellezza.
L’intervista è disponibile anche su Facebook a questo link.
La serata si è conclusa in un clima di convivialità, con un buffet e un brindisi dedicato all’arte e al percorso di Domenico Sepe. Un finale semplice e piacevole per una serata che ha avuto il merito di riportare al centro la scultura e, attraverso di essa, una delle grandi ricchezze della cultura napoletana: la capacità di trasformare la propria storia, i propri simboli e i propri miti in materia viva.
A Villa Doria d’Angri, Domenico Sepe ha raccontato ancora una volta Napoli attraverso la scultura: una Napoli antica e contemporanea insieme, capace di riconoscersi nelle proprie radici e, nello stesso tempo, di continuare a guardare verso il futuro.
















