L’America, storico nemico della Russia, è sempre stato schierato dalla parte dell’Ucraina. Putin è stato accusato di aver commesso diversi crimini di guerra, come durante la strage di Bucha. Trump ha sempre sostenuto di supportare l’Ucraina garantendo, attraverso la collaborazione con NATO e Europa, supporto logistico, fondi e la fornitura di armi. Allo stesso tempo, l’America ha deciso di giocare in panchina questa guerra: certo sostenere Kiev, senza mai, però, davvero entrare direttamente sul campo, poiché in questo caso potrebbe dar luogo ad un vero e proprio conflitto mondiale.
La posizione di Trump
Dall’inizio del suo mandato, Trump ha promesso una risoluzione rapida dei conflitti, ma senza fornirne i dettagli. Per mesi si è dimostrato vago sul da farsi finché qualche giorno fa, finalmente, ha annunciato che se la Russia non negozierà un cessate il fuoco con l’Ucraina entro 50 giorni, gli Stati Uniti saranno obbligati a imporre grandi dazi al 100% a tutti i partner commerciali della Russia. L’annuncio è avvenuto nello studio ovale davanti al segretario generale della NATO Mark Rutte. In questa occasione, Trump ha inoltre sottolineato che ci sarà una grande azione coordinata con la NATO e che fornirà la migliori armi affinché la guerra possa cessare. In particolare ha parlato dei missili terra-aria Patriot, richiesti da mesi dall’Ucraina, il cui costo, molto alto, verrà questa volta interamente rimborsato dai paesi della NATO. Il Presidente non ha specificato la quantità di missili.
Per il momento, dunque, nei fatti nulla cambierà e si preannuncia così un’estate di guerra.
Dubbi e incertezze
Se è vero che i dazi secondari dovrebbero avere effetti più duri sull’economia Russa, in quanto colpirebbero paesi come India e Cina, che si posizionano come principali acquirenti dell’energia di Mosca, dall’altro lato l’annuncio non ha convinto tutti. Infatti la dichiarazione di Trump è stata accolta dagli ucraini con grande scetticismo. Sicuramente il Tycoon ha un duplice interesse a portare a termine la guerra.
Il primo è non creare insoddisfazione all’interno del suo elettorato. Le critiche, infatti, non arrivano solo da Kiev: anche il suo elettorato chiede tagli alle spese internazionali e agli investimenti esteri. America first vuol dire soprattutto dare priorità alle necessità americane e sprecare meno risorse possibili per conflitti che non riguardano il paese in prima persona.
Dall’altra ne vale della sua credibilità, poiché ha da sempre detto che avrebbe posto fine ‘’in 24 ore’’ ad un conflitto che ormai va avanti da troppo tempo.
Infine c’è la questione dei costi. Seppur Stati Uniti e NATO sembrano essere allineati sugli obiettivi, non tutti i paesi della NATO intendono investire lo stesso sforzo economico per porre fine al conflitto. Tutto ciò crea attriti e rallentamenti e rende l’intero processo di pace macchinoso.
A questo punto, la vera domanda è: ci troviamo di fronte a un’ennesima mossa elettorale oppure a una strategia concreta, per quanto opaca, per mettere davvero fine al conflitto.
Ai posteri, l’ardua sentenza.









