La figura di Vlad III, principe di Valacchia noto alla storia come l’Impalatore e ancora più noto come il “Conte Dracula”, continua a esercitare un fascino che travalica i confini geografici e disciplinari. Sovrano controverso, protagonista della resistenza anti-ottomana nel XV secolo, Vlad è divenuto nel tempo personaggio letterario, icona gotica e oggetto di una stratificazione di miti che spesso si sovrappongono alla realtà storica.
Tra le questioni più dibattute vi è quella relativa al destino del suo corpo dopo la morte. Accanto all’ipotesi tradizionale che ne colloca la sepoltura nei territori dell’attuale Romania, negli ultimi decenni si è fatta strada una teoria alternativa e particolarmente suggestiva: la possibile presenza delle spoglie di Vlad III nella Chiesa di Santa Maria la Nova, nel cuore del centro storico di Napoli.
Vlad III morì nel 1476 (secondo alcune fonti nel 1477), in un contesto politico e militare estremamente instabile. Le cronache coeve risultano frammentarie e spesso contraddittorie: alcune riferiscono di una morte in battaglia contro gli Ottomani, altre di un assassinio orchestrato da avversari interni. Anche il destino del corpo del principe resta avvolto nell’incertezza. La tradizione più diffusa indica come luogo di sepoltura il monastero di Snagov, ma gli scavi archeologici condotti tra XIX e XX secolo non hanno fornito prove definitive.
L’assenza di una tomba certa ha aperto, nel tempo, lo spazio a ipotesi alternative, alimentate da lacune documentarie e da ricostruzioni genealogiche successive. L’ ipotesi napoletana si inserisce in un quadro più ampio di relazioni diplomatiche e dinastiche tra l’Europa orientale e l’Italia meridionale nel tardo Medioevo. Il Regno di Napoli aragonese intratteneva rapporti politici con le aree balcaniche, soprattutto in funzione anti-ottomana, e non è storicamente implausibile che membri di dinastie orientali trovassero rifugio o protezione presso corti occidentali. Secondo alcune ricostruzioni, una figlia di Vlad III sarebbe stata accolta nell’ambiente aragonese, favorendo un intreccio familiare che avrebbe legato il principe valacco alla nobiltà napoletana. È in questo contesto che prende forma la leggenda della sepoltura a Santa Maria la Nova.
Il fulcro della teoria risiede in un sepolcro monumentale situato nel complesso di Santa Maria la Nova, tradizionalmente attribuito alla famiglia Ferrillo. L’attenzione degli studiosi si è concentrata in particolare sui simboli scolpiti, tra cui spicca la figura del drago, interpretata come possibile riferimento all’Ordine del Drago. L’Ordine, fondato all’inizio del XV secolo, non era soltanto una confraternita cavalleresca, ma una rete politico-dinastica sovranazionale. Vi appartenne il padre di Vlad III e, per estensione simbolica, l’Ordine è spesso associato anche al principe valacco. Tra i suoi membri o affiliati figurano inoltre esponenti di primo piano della dinastia aragonese, come Ferrante d’Aragona e Alfonso d’Aragona, protagonisti della vita politica del Regno di Napoli nella seconda metà del Quattrocento.
In questo stesso contesto si colloca Matteo Ferrillo, nobile napoletano e proprietario del sepolcro in questione, spesso indicato come membro o simpatizzante dell’Ordine del Drago. Secondo l’ipotesi più discussa, il legame tra il mondo valacco e quello napoletano si sarebbe consolidato attraverso un’unione matrimoniale: Giacomo Alfonso Ferrillo, figlio di Matteo, avrebbe sposato Maria Balsa, identificata da una parte della storiografia come presunta figlia di Vlad III. Se tale ricostruzione fosse corretta, la presenza di simbologie legate all’Ordine del Drago all’interno del sepolcro Ferrillo assumerebbe un significato dinastico e memoriale, piuttosto che puramente decorativo, alimentando l’ipotesi che la tomba potesse custodire, direttamente o indirettamente, le spoglie del principe valacco.
Dal punto di vista strettamente storico, è necessario mantenere un approccio prudente. Le fonti a sostegno dell’ipotesi napoletana sono in larga parte indirette: genealogie ricostruite a posteriori, analogie simboliche, cronache tarde e tradizioni locali. Nessun documento coevo attesta in modo esplicito la presenza di Vlad III a Napoli né la sua sepoltura a Santa Maria la Nova. Tuttavia, il persistente interesse per questa teoria rivela un aspetto fondamentale del rapporto tra storia e memoria. L’immaginario legato a Dracula, amplificato dal romanzo di Bram Stoker, ha contribuito a trasformare Vlad III in una figura liminale, sospesa tra realtà storica e mito moderno, favorendo riletture simboliche del suo destino.
Che Vlad III riposi o meno a Santa Maria la Nova resta, allo stato attuale delle conoscenze, una questione aperta. Ma il valore della leggenda non risiede tanto nella sua verificabilità quanto nella sua capacità di mettere in dialogo luoghi, simboli e memorie differenti. Il caso napoletano mostra come la storia, soprattutto quando lascia spazi vuoti, venga continuamente reinterpretata dalle comunità e dagli studiosi, trasformandosi in racconto, identità e mito. In questo senso, il presunto sepolcro di Vlad III a Napoli non parla soltanto di un principe del Quattrocento, ma del modo in cui il passato continua a interrogare il presente.






















