Lo beviamo ogni giorno, fa parte della nostra vita e del nostro modo di socializzare e lavorare, ma poi siamo impreparati sulle sue origini e le produzioni nel mondo. Parliamo del caffè, la bevanda nera e più antica che ci accompagna da sempre nelle nostre giornate.
Ma dove si coltiva il caffè? Dove si trovano le principali e più importanti piantagioni?
Nonostante il consumo diffuso, gli italiani non si mostrano molto preparati. Di fronte a queste domande emergono importanti lacune nella conoscenza della filiera, dai campi alla tazzina.
E’ quanto emerge dalla ricerca ‘Gli italiani e il caffè’, condotta da AstraRicerche per il Comitato Italiano del Caffè di Unione Italiana Food e presentata oggi presso l’Ambasciata del Brasile. Proprio il Brasile è riconosciuto dalla maggioranza come primo produttore mondiale di caffè (72% degli italiani), il 56% cita correttamente anche la Colombia tra i principali produttori, ma Vietnam e Indonesia – rispettivamente secondo e quarta al mondo per volumi – sono segnalati solo dal 10,6% e dall’8,9% degli italiani.
Colpisce soprattutto che quasi la metà degli italiani (44,1%) creda che nel nostro Paese esistano coltivazioni di caffè a cui si aggiunge un 20,5% di chi pensa che siano addirittura
coltivazioni rilevanti. Una convinzione che sale al 42% tra i 18-24enni, quando invece esistono solo colture sperimentali in Sicilia. E proprio in questa regione, infatti, si coltiva principalmente in serra, in zone come Terrasini e vicino Ragusa per ricreare un clima tropicale e grazie anche al riscaldamento climatico che rende possibile l’esperimento di piantagioni a latitudini insolite per il caffè. Questa coltivazione è ancora agli albori, con produzioni limitate, ma dimostra la possibilità di produrre caffè anche in un clima non tradizionale.
Ma c’è di più. Sempre secondo l’indagine di AstraRicerche solo quattro italiani su dieci (40,5%) sanno che i chicchi prima della tostatura sono verdi o gialli, mentre la maggioranza li immagina già marroni o neri. Il 53,8% sa che i chicchi sono contenuti in frutti, ma quasi uno su dieci pensa che nascano sottoterra. Anche sulle varietà la conoscenza è limitata: quasi tutti conoscono l’Arabica (90,4%), ma la Robusta è nota solo al 56,7%, mentre la Liberica e l’Excelsa restano sotto il 15%.
Un dato incoraggiante riguarda, invece, la conoscenza degli elementi che influenzano il sapore: l’88,7% indica correttamente la tostatura, l’82,9% l’area di coltivazione e il 79,9% i processi di lavorazione nei Paesi d’origine. Il concetto stesso di “arte della torrefazione” non è chiaro a tutti: tre su quattro sanno che consiste nella tostatura accurata e nella selezione dei tempi e delle temperature, poco più del 70% la collega anche alla creazione delle miscele.
Nella speranza che in questo settore la cultura faccia la sua parte, buon caffè a tutti












