“Vlad il Pio”, principe di Valacchia morto due volte e onorato come un martire o una preghiera penitenziale in ceco medievale, costruita attorno al peccato, alla misericordia divina e alla salvezza dell’anima.
Due letture molto diverse della stessa enigmatica iscrizione custodita nella Cappella “Turbolo” della chiesa di Santa Maria La Nova, a Napoli ed è proprio questo contrasto a riportare sotto i riflettori una delle ipotesi storiche più suggestive degli ultimi anni, quella secondo cui nel complesso monumentale napoletano potrebbe essere stata sepolta una figura collegabile a Vlad III di Valacchia, il voivoda che la leggenda avrebbe poi trasformato in Dracula.
La nuova ricerca firmata da Cosimo Palma, dell’Università di Pisa, e Louie Helm, di RockstarResearch.com, non dimostra che Vlad non sia mai arrivato a Napoli. E non dimostra neppure che sia impossibile una sua sepoltura nel Regno di Napoli. Fa però qualcosa di altrettanto importante. Mette seriamente in discussione uno degli elementi utilizzati a sostegno di quella ricostruzione, il cosiddetto Codice La Nova.
L’iscrizione è al centro delle indagini almeno dal 2014, quando il suo contenuto cominciò a essere studiato come documento autonomo. In precedenza era stata descritta come una traduzione greca di una bolla papale di Gregorio XIII, ma le verifiche successive avevano evidenziato incongruenze sia nella natura del supporto sia nella struttura dei caratteri.
Da qui nacque quello che sarebbe stato definito Codice La Nova. Negli anni furono coinvolti linguisti e studiosi dell’Europa dell’est, senza però arrivare ad una decifrazione condivisa. Un passaggio significativo avvenne il 28 giugno 2025 a Snagov, in Romania, quando Christian Tufan presentò una proposta interpretativa secondo la quale l’iscrizione sarebbe costruita su tre livelli linguistici sovrapposti. Il livello più profondo, in greco bizantino, restituirebbe un elogio funebre con riferimenti a “Vlad il Pio”, principe dei Valacchi, “morto due volte”. È una lettura che, se confermata, avrebbe evidentemente un peso notevole nella ricostruzione della pista napoletana. Ma le cose potrebbero stare diversamente.
Palma e Helm hanno affrontato lo stesso testo con strumenti di crittoanalisi, modelli statistici e analisi applicate a “corpora linguistici slavi medievali“. Il risultato mostra forti corrispondenze con il ceco medievale del Codice La Nova e porta ad una possibile interpretazione, completamente differente, quella di una preghiera penitenziale religiosa. In altre parole, ciò che secondo una lettura sembrava evocare direttamente Vlad III potrebbe non parlare affatto del voivoda valacco.
Il punto non è stabilire quale interpretazione sia più affascinante: Dracula, una tomba misteriosa, un codice cifrato e una chiesa napoletana avrebbero già tutti gli ingredienti per una storia perfetta, la ricerca storica, però, funziona in modo diverso.
L’importanza del lavoro di Palma e Helm sta soprattutto nel metodo. Se una sequenza di caratteri produce corrispondenze linguistiche significative quando viene confrontata sistematicamente con “corpora medievali”, quella pista deve essere valutata prima di attribuire al testo un significato storico preciso.
Lo studio è stato pubblicato negli atti di HistoCrypt 2026, conferenza internazionale dedicata alla crittologia storica tenutasi ad Amiens, in Francia. Gli stessi ricercatori, tuttavia, invitano alla prudenza e non considerano conclusa la decifrazione. L’obiettivo dichiarato è coinvolgere ulteriori specialisti, in particolare crittografi e studiosi di lingue slave, per verificare e completare il lavoro.
E questo particolare, a nostro avviso, è fondamentale. Perché una buona ricerca non è quella che pretende di chiudere un mistero a tutti i costi, ma quella che riesce a restringere il campo delle ipotesi e a indicare quali prove siano ancora necessarie.
Quindi la tomba di Dracula a Napoli è stata smentita? No, almeno non possiamo dirlo sulla base di questa ricerca.
L’ipotesi della presenza di Vlad III nel Regno di Napoli non nasce esclusivamente dal Codice La Nova. Negli anni sono stati messi in relazione il monumento della famiglia Ferillo, Maria Balsa, i rapporti con l’Europa orientale, la simbologia del drago e altre connessioni storiche e artistiche. Alcune appartengono al terreno documentario, altre rimangono interpretazioni ancora oggetto di studio.
La nuova lettura dell’epigrafe, dunque, non cancella automaticamente tutto questo. Ma se il testo fosse davvero una preghiera in ceco medievale, verrebbe meno un elemento particolarmente forte, quello di un possibile riferimento epigrafico diretto a Vlad e non è cosa da poco!
Paradossalmente, la nuova interpretazione potrebbe aprire un’altra domanda. Se nell’iscrizione di Santa Maria La Nova esiste davvero un testo riconducibile al ceco medievale, perché si trova proprio lì? Chi lo fece realizzare? Per quale motivo venne cifrato? Il caso, quindi, non si chiude. Cambia aspetto.
Ed è forse questo l’aspetto più interessante della ricerca Palma – Helm. Non sostituisce una leggenda con una certezza, ma obbliga a riconsiderare uno degli indizi più suggestivi alla luce di strumenti diversi e verificabili.
“Vlad il Pio” oppure una preghiera penitenziale medievale?
Per il momento l’iscrizione non ha ancora restituito una risposta definitiva. Ma dopo HistoCrypt 2026 il caso Santa Maria La Nova ha una nuova pista che difficilmente potrà essere ignorata.












