Da domani, 19 settembre, Napoli rinnoverà il suo rapporto antico e particolarissimo con San Gennaro, e per tale data un piccolo ma prezioso monumento della città torna a mostrarsi nella sua bellezza. È l’Edicola di San Gennaro posta in piazza Enrico De Nicola, sul sagrato della chiesa di Santa Caterina a Formiello, a pochi passi da Porta Capuana.
Avviato nel maggio 2025 e appena concluso, il restauro restituisce alla città una testimonianza settecentesca di notevole valore storico, artistico e simbolico. Ma questa volta c’è qualcosa in più, a lavorare sull’edicola, accanto ai restauratori e sotto la guida dei docenti, sono stati gli studenti del terzo e quarto anno del corso di laurea in Conservazione e Restauro dei Beni Culturali dell’Università Suor Orsola Benincasa. Più che un restauro, un vero cantiere didattico.
Se ci sono professioni nelle quali la teoria, per quanto indispensabile, prima o poi deve misurarsi con la materia. Certamente il restauro è una di queste. Una superficie in marmo deteriorata dal tempo, il piperno esposto per secoli agli agenti atmosferici, le tracce lasciate dagli interventi precedenti non sono esercizi accademici. Si tratta di problemi reali che richiedono conoscenza dei materiali, capacità di osservazione, metodo e consapevolezza delle conseguenze di ogni intervento.
È questa la logica del cantiere didattico realizzato sull’Edicola di San Gennaro.
Gli studenti del Suor Orsola Benincasa hanno partecipato al recupero sotto la direzione dei docenti restauratori Giancarlo Fatigati e Maria Rosaria Vigorito. Il gruppo di lavoro si è avvalso anche della collaborazione del Dipartimento di Architettura dell’Università Federico II e della cattedra di Disegno e Rilievo coordinata da Antonella Di Luggo per le attività di rappresentazione e rilevamento del degrado.

Per mesi, insomma, Porta Capuana è diventata un’aula universitaria senza pareti, nella quale formazione, ricerca e tutela hanno lavorato sullo stesso patrimonio.
Per comprenderne pienamente il valore bisogna guardarsi intorno. L’edicola sorge davanti a Santa Caterina a Formiello, accanto alle mura aragonesi e nelle immediate vicinanze di Porta Capuana, uno degli accessi principali alla Napoli rinascimentale. Un luogo nel quale secoli differenti della storia cittadina convivono nello spazio di poche decine di metri.
Il monumento fu commissionato dalla Deputazione della Cappella di San Gennaro per celebrare l’intercessione attribuita al Santo durante l’eruzione del Vesuvio del 2 agosto 1707. Realizzata in piperno e marmo, l’edicola porta la firma di Ferdinando Sanfelice, grande protagonista dell’architettura barocca napoletana, mentre il busto del patrono è opera di Domenico Antonio Vaccaro.
Già nel 1872 Gennaro Aspreno Galante, nella sua “Guida sacra della città di Napoli”, ricordava il monumento come un’opera eretta in rendimento di grazie, legandola alla tradizione secondo la quale le reliquie di San Gennaro, portate in quel luogo, avrebbero fermato la minaccia del Vesuvio.
Storia, fede e memoria popolare qui inevitabilmente si intrecciano. Perché l’edicola non è soltanto un manufatto in pietra e marmo, così come lo stesso San Gennaro, a Napoli, non appartiene esclusivamente alla dimensione religiosa.
Il recupero si inserisce nel quadro degli interventi di riqualificazione e valorizzazione storico architettonica previsti nell’ambito del Piano di Gestione del Centro Storico Unesco del Comune di Napoli. E l’intervento ha coinvolto, insieme all’Università Suor Orsola Benincasa, il Comune, l’Ufficio Centro Storico Unesco, il Comitato tecnico scientifico per il Piano di Gestione, il Servizio Patrimonio Culturale ed Edilizia Monumentale, la Soprintendenza Archeologica e le Belle Arti e Paesaggio per il Comune di Napoli.
Una rete di competenze che ricorda un aspetto spesso dimenticato quando osserviamo un monumento appena restaurato. Dietro ciò che vediamo ci sono progettazione, rilievi, studio dei materiali, documentazione, autorizzazioni e professionalità specialistiche. Ma soprattutto servono persone preparate.
Ed è qui che il cantiere didattico acquista un significato che va oltre il singolo intervento. Gli studenti non hanno lavorato su una simulazione, ma su un bene autentico che appartiene alla città e alla sua memoria, confrontandosi direttamente con problemi conservativi reali.

Siamo abituati a considerare chiese, palazzi, statue ed edicole storiche come presenze quasi naturali delle nostre città. Sono lì da secoli e forse, proprio per questo, finiamo per pensare che continueranno a esserci comunque. Naturalmente non è così.
Il patrimonio storico invecchia, subisce l’azione dell’ambiente, dell’inquinamento, dell’acqua e delle trasformazioni urbane. Per conservarlo servono risorse, programmazione e competenze.
Il restauro concluso a Porta Capuana mette insieme queste esigenze. Da una parte restituisce a Napoli un monumento settecentesco profondamente legato alla sua identità. Dall’altra permette a una nuova generazione di restauratori di imparare il mestiere lavorando direttamente su quella stessa identità.
Alla vigilia del 19 settembre, San Gennaro torna così a mostrarsi sul sagrato di Santa Caterina a Formiello. Dietro il monumento recuperato, però, questa volta c’è anche una storia di studenti, docenti e professionisti. Una storia che conserva il passato, ma soprattutto prepara chi dovrà prendersene cura domani.














