Nel prossimo weekend la Campania sarà chiamata a scegliere il nuovo presidente della Regione. Un appuntamento democratico importante, eppure segnato da un’incognita che ormai da anni accompagna ogni tornata elettorale: l’astensionismo.
Sempre più cittadini rinunciano a votare. Non per disinteresse, ma per delusione. La sfiducia verso la politica è profonda e trasversale, soprattutto tra i giovani.
Nelle Regionali del 2020 in Campania, l’affluenza si fermò al 55,4%, con intere fasce della popolazione rimaste lontane dalle urne. Un dato ben lontano da quello delle prime elezioni regionali del 1970, quando in Campania si votò con un’affluenza superiore all’85%.
Cos’è successo in mezzo? La politica ha perso contatto con i bisogni reali, la comunicazione è diventata spesso propaganda, i programmi raramente vengono portati avanti.
È come se il cittadino non si sentisse più protagonista, ma spettatore stanco di uno spettacolo che non cambia.
Inoltre oggi il panorama è cambiato radicalmente. A influenzare la campagna elettorale non sono più solo programmi e comizi, ma anche TikTok, Instagram e contenuti virali. In molti casi, veri e propri influencer o aspiranti tali, improvvisati comunicatori digitali, diventano il volto della politica locale.
Un linguaggio nuovo, spesso efficace in termini di visibilità, ma che rischia di svuotare la profondità del dibattito politico, riducendolo a slogan, balli e challenge.
E chi non usa i social nel modo giusto resta fuori dalla scena, invisibile. È una campagna elettorale polarizzata, dove i contenuti virali contano più dei contenuti concreti.
Questo nuovo modello condiziona pesantemente i candidati più tradizionali, spesso lontani dai codici digitali, e disorienta anche una parte dell’elettorato in cerca di serietà e competenza.
Eppure, il voto resta uno dei pochi strumenti reali per cambiare. Come ricordava Sandro Pertini:“La democrazia è il potere di un popolo informato.” Ma senza fiducia, senza partecipazione, quella democrazia rischia di svuotarsi.
Il distacco tra politica e cittadini è la vera emergenza. Non basta più promettere: serve riconnettere. Parlare con le persone, ascoltarle, coinvolgerle. Non solo durante la campagna elettorale, ma ogni giorno.
Ritrovare la fiducia è possibile. Ma la politica deve tornare ad essere servizio, non ambizione. Progetto, non slogan.











