È morta Emma Bonino. Aveva 78 anni. Con lei scompare una delle figure più riconoscibili, combattive e intellettualmente autonome della politica italiana degli ultimi cinquant’anni.
Una donna capace di dividere, certamente, ma anche di lasciare un segno profondo nel dibattito pubblico. Bonino non è mai stata una politica facilmente collocabile dentro gli schemi tradizionali dei partiti. La sua cifra è stata soprattutto quella della coerenza con le proprie idee, della capacità di leggere in anticipo alcuni cambiamenti della società e della volontà di portare temi difficili al centro della discussione politica.
Nata a Bra, in provincia di Cuneo, il 9 marzo 1948, si avvicinò al Partito Radicale negli anni Settanta. Nel 1976, a soli 28 anni, venne eletta per la prima volta alla Camera dei deputati. Ma già prima dell’ingresso in Parlamento aveva scelto di esporsi in prima persona nelle battaglie per la legalizzazione dell’aborto e per i diritti delle donne.
Erano anni nei quali parlare di aborto, autodeterminazione, diritti civili e libertà individuali significava affrontare un Paese profondamente diverso da quello di oggi. Bonino lo fece spesso attraverso iniziative radicali e campagne che puntavano sulla mobilitazione dell’opinione pubblica e sul referendum. Le sue battaglie contribuirono a trasformare il modo stesso in cui quei temi venivano affrontati nella società italiana.
Ma sarebbe riduttivo ricordarla soltanto per le battaglie sull’aborto e sui diritti civili. Nel corso della sua lunga attività politica, Bonino ha progressivamente allargato il proprio sguardo all’Europa, alla cooperazione internazionale, ai diritti umani, alla fame nel mondo, alle crisi umanitarie e alla lotta contro ogni forma di autoritarismo.
Nel 1979 arrivò anche al Parlamento europeo. Negli anni Novanta fu commissaria europea, occupandosi inizialmente di pesca e successivamente di aiuti umanitari, politica dei consumatori e altre questioni internazionali. In quel ruolo si confrontò con alcune delle grandi crisi dell’epoca, dai Balcani alle emergenze umanitarie.
Nel 2006 entrò nel secondo governo Prodi come ministra del Commercio internazionale e delle Politiche europee. Due anni più tardi divenne vicepresidente del Senato. Nel 2013 arrivò alla Farnesina come ministra degli Affari esteri nel governo guidato da Enrico Letta.
Ma forse, al di là degli incarichi ricoperti, ciò che rimane maggiormente della sua esperienza politica è un metodo.
Bonino aveva la capacità di osservare la politica non soltanto attraverso l’immediato consenso elettorale. Molte delle questioni sulle quali si è battuta hanno avuto bisogno di anni, talvolta di decenni, prima di diventare patrimonio più ampio della società. È stata una politica capace di insistere, anche quando il consenso non sembrava dalla sua parte.
Questa caratteristica l’ha resa una figura particolarmente interessante anche sul piano europeo e internazionale. Il suo europeismo era forte e convinto, così come la sua attenzione per i diritti individuali e per la costruzione di istituzioni sovranazionali capaci di affrontare problemi che i singoli Stati non possono più risolvere da soli.
Nel 1998 ricevette il Premio Principe delle Asturie per la Cooperazione internazionale.
Nel 2015 fu nominata Cavaliere di Gran Croce dell’Ordine al Merito della Repubblica Italiana.
La sua storia politica, naturalmente, non è stata priva di contraddizioni, sconfitte e controversie. Bonino ha conosciuto anche momenti di isolamento politico e, nel 2022, non è stata rieletta in Parlamento. Ma anche negli ultimi anni ha continuato a intervenire nel dibattito pubblico con la stessa autonomia che aveva caratterizzato il suo percorso fin dagli anni Settanta. Ed è forse proprio questa la sua eredità più significativa: la capacità di pensare la politica come qualcosa che non deve necessariamente inseguire il consenso, ma può provare ad anticipare la società.
Emma Bonino è stata una donna della politica italiana, ma anche una donna della politica europea. Una protagonista di una stagione nella quale le battaglie civili potevano partire da minoranze molto piccole e arrivare, lentamente, a cambiare il Paese. Si può essere d’accordo oppure no con le sue idee. Si possono discutere le sue scelte politiche, le sue posizioni e persino alcune delle sue battaglie. Ma è difficile negare che Emma Bonino abbia avuto una delle qualità più rare nella politica: la capacità di vedere lontano.
E in un tempo politico spesso dominato dall’immediato, dalla ricerca del consenso e dalla velocità della comunicazione, è forse proprio questa capacità di guardare oltre il presente che oggi, più di ogni altra cosa, merita di essere ricordata.














