Tuttavia, questa mano ferma non è altro che una trappola concettuale. Le scorciatoie autoritarie richiedono lo smantellamento delle istituzioni, dei contrappesi e dei diritti fondamentali che ostacolano la volontà del leader. E, quando il potere elimina i freni in nome dell’efficienza, con essi scompare anche la protezione del cittadino comune.
È paradossale – e profondamente ingannevole – che l’estrema destra ricorra costantemente alla retorica dell’ordine divino per giustificare la limitazione dei diritti. Quando si appellano al fare le cose «come Dio comanda», manipolano il sacro per rivestire di virtù ciò che è in realtà è intolleranza.
Qualsiasi analisi critica rivela che Dio non ordina proprio l’esclusione o il castigo sommario:
Il vero comandamento è la solidarietà: i fondamenti spirituali che l’estrema destra afferma di difendere non richiedono muri o mano dura, bensì la protezione per il vulnerabile, l’accoglienza dello straniero e l’amore per il prossimo.
Il nuovo fariseismo: l’estrema destra opera secondo una morale statica, rigida e immutabile. Come i farisei del testo biblico, si privilegiano la norma di facciata, la punizione e la purezza del gruppo rispetto alla compassione e alla giustizia sociale.
La «pulizia» come rifiuto: sotto l’eufemismo di «pulizia» della società, si camuffa il disprezzo per chi la pensa diversamente, per le minoranze o per i bisognosi, spostando l’etica della cura verso quella del castigo implacabile.
Usare il nome della divinità per smantellare l’empatia non significa difendere la fede, bensì usare la religione come un’arma politica.
L’avanzata di questa corrente estremista è un trionfo perché è in rapporto con l’impazienza e l’esasperazione generalizzate. A questo punto, è imprescindibile riconoscere che l’espansione delle opzioni di estrema destra è una diretta conseguenza delle carenze, dell’inefficacia e della corruzione insite nella stessa prassi democratica. Tuttavia, nulla di tutto ciò giustifica l’adozione di una metodologia autoritaria: in questo caso, il rimedio è infinitamente peggiore della malattia.
L’estrema destra fa leva su tre punti di propaganda che sono il seme di ogni dittatura:
- L’illusione del colpo a effetto: convincere la società che problemi strutturali complessi (insicurezza, inflazione, migrazioni) abbiano soluzioni magiche che richiedono solo una «mano ferma».
- La fretta contro la garanzia: presentare la lentezza della giustizia e del consenso parlamentare come inefficienza, giustificando così il governare per decreto e per imposizione.
- La paura come combustibile: alimentare la paranoia collettiva affinché i cittadini rinuncino volontariamente alle proprie libertà in cambio di una falsa sensazione di sicurezza.
Per arginare quest’ondata reazionaria, la democrazia non può limitarsi alle parole o alla semplice resistenza nostalgica. Se vuole sopravvivere, deve dimostrare la sua capacità di essere risolutiva senza scadere nell’autoritarismo.
- Efficacia reale senza perdere le garanzie
La democrazia deve snellire i suoi processi. Garantire i diritti non deve per forza essere necessariamente sinonimo di paralisi burocratica. Un’amministrazione rapida, vicina ed efficiente è il miglior vaccino contro coloro che promettono scorciatoie antidemocratiche. - Sicurezza materiale contro la paura
L’estremismo prospera dove c’è sconforto. Quando i cittadini non riescono a pagare l’affitto o vedono minacciato il proprio futuro, cercano soluzioni drastiche. Garantire sicurezze economiche, alloggio e assistenza sanitaria significa smantellare il bacino elettorale dell’estrema destra.
Uno Stato che si prende cura e protegge i suoi cittadini in maniera tangibile, riduce drasticamente la tentazione sociale di cercare rifugio nella mano dura. - Difesa pedagogica delle istituzioni
È urgente spiegare perché esistono i contrappesi e i diritti. Non sono privilegi o capricci burocratici: sono l’unico scudo protettivo che impedisce al governante di turno di poter schiacciare impunemente il cittadino. - Partecipazione contro l’immobilismo
Considerata la velocità con cui si evolve il mondo odierno, votare ogni quattro anni è insufficiente. Sono necessari canali di partecipazione più diretti, locali e comunitari per restituire alle persone il senso di appartenenza e il controllo sul proprio contesto quotidiano.
La risposta all’espansione dell’estrema destra non è copiare il suo autoritarismo o adottare la sua morale repressiva. Le soluzioni dure e imposte durano solo fino a quando l’autoritario non decide che sei tu il prossimo nella lista per essere «ripulito».
Alla democrazia resta il cammino più arduo, ma anche l’unico percorribile: dimostrare che la vera fermezza non risiede nell’imposizione farisaica, bensì nella capacità di proteggere tutti con giustizia, efficienza e umanità.












