Non è solo spettacolo. Non è soltanto musica. Alla vigilia dell’apertura del sipario, il Festival di Sanremo 2026 si presenta come una vera e propria industria stagionale – anzi, annuale – capace di generare un impatto economico complessivo stimato in 300,8 milioni di euro.
Di questi, 219 milioni sono valore diretto, mentre 81,8 milioni si attivano lungo le filiere collegate. Il moltiplicatore è pari a 0,37: per ogni euro prodotto direttamente dal Festival, altri 37 centesimi si riversano nell’economia allargata. Come riportato dall’agenzia AdnKronos, sono numeri che emergono da un’analisi del Centro studi di Unimpresa e che fotografano una realtà ormai consolidata: Sanremo non è più solo un evento televisivo, ma una infrastruttura economica che lavora dodici mesi l’anno.
La voce più pesante è quella della raccolta pubblicitaria Rai: 103,5 milioni di euro complessivi, di cui 75 milioni diretti e 28,5 milioni di filiera. Le tariffe hanno toccato punte di 4.900 euro al secondo nel prime time. Una telepromozione da 60 secondi può superare i 2 milioni di euro. A fronte di costi organizzativi stimati tra i 20 e i 25 milioni, il margine lordo per la televisione pubblica si collocherebbe attorno ai 50 milioni di euro. Numeri che spiegano perché Sanremo resti il perno strategico del palinsesto Rai. commerciale
Subito dopo arriva il comparto sponsorizzazioni e brand partnership: 52 milioni di euro complessivi. Naming sponsorship, product placement, co-marketing, attivazioni commerciali. Tra le presenze più visibili spicca la nave Costa Toscana, trasformata in hub musicale galleggiante e piattaforma promozionale. Il Festival si espande così oltre l’Ariston, diventando esperienza diffusa e vetrina internazionale.
Il Festival resta un acceleratore formidabile per l’industria discografica: 58,8 milioni di euro complessivi, di cui 42 milioni diretti. Gran parte del valore si genera nei mesi successivi grazie allo streaming e ai diritti connessi. Secondo Federazione Industria Musicale Italiana, i brani di Sanremo 2025 hanno totalizzato 1,8 miliardi di stream nell’anno successivo. Un dato che conferma come la settimana televisiva sia solo l’inizio di un ciclo economico molto più lungo.
Il comparto turismo, ospitalità e commercio locale vale 40,5 milioni di euro. Si stimano circa 7.250 arrivi e quasi 40.000 pernottamenti, con una permanenza media di 5,5 giorni e una spesa giornaliera attorno ai 500 euro. L’80% dei pernottamenti si concentra nella città di Sanremo, che per una settimana si trasforma in un distretto economico ad altissima densità. Le produzioni televisive, digitali e live satellite generano 25,7 milioni di euro. Streaming su RaiPlay, ricavi pubblicitari digitali, licenze immagini, contenuti collaterali.
Nel 2026 si stimano oltre 12 milioni di contenuti social generati attorno all’evento. Il Festival non si guarda soltanto: si condivide, si commenta, si rilancia. E ogni interazione ha un valore economico.
Chiude il comparto moda, cosmetica e lifestyle con 20,3 milioni di euro. Il Green Carpet, i look degli artisti e le attività di endorsement amplificano il ritorno mediatico per maison come Valentino, Armani, Versace e Fendi. La passerella sanremese è ormai un evento nell’evento, capace di generare valore ben oltre la musica.
Nel complesso, pubblicità e sponsorizzazioni pesano per circa metà del valore totale. L’altra metà arriva da musica, turismo, digitale e moda. Come sottolinea il presidente di Unimpresa Paolo Longobardi, Sanremo è «una delle più rilevanti infrastrutture culturali ed economiche del Paese».
Con l’avvio dell’edizione 2026, il dato che impressiona non è soltanto la cifra complessiva. È la consapevolezza che, dietro le luci dell’Ariston, si muove una macchina che produce ricchezza per un anno intero, coinvolgendo imprese, lavoratori, creativi, territori.
Oggi si accendono le telecamere, si illumina il palco, entrano conduttori, co-conduttori ed ospiti e l’orchestra è pronta ad accompagnare i cantanti in gara. Ma il vero spettacolo, silenzioso e potentissimo, è quello dei numeri.




















