HomeLibri Storia Arte e CulturaLa statua dell’Alunno è stata restaurata, Foligno ritrova un pezzo della sua storia

La statua dell’Alunno è stata restaurata, Foligno ritrova un pezzo della sua storia

Restituita alla città il 4 settembre, l'opera è stata recuperata con circa 40 mila euro grazie al Comune e al contributo di Edotto attraverso l'Art Bonus.

Ci sono monumenti che raccontano una città e altri che, con il passare degli anni, finiscono per diventare parte della sua vita quotidiana. Non li guardiamo più soltanto come opere da ammirare. Diventano punti di riferimento, luoghi d’incontro, presenze familiari.

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A Foligno succede con la statua di Niccolò di Liberatore, detto l’Alunno, nei pressi di Porta Romana. “Ci vediamo davanti all’Alunno” per un folignate basta questo per sapere dove andare.

Ed è forse proprio questa familiarità a spiegare meglio di qualsiasi definizione il valore di un monumento che dal 1882 occupa quello spazio urbano e che il 4 settembre è stato ufficialmente restituito alla città dopo il restauro.

Un intervento da circa 40 mila euro, finanziato per 25 mila euro da Edotto Srl attraverso l’Art Bonus e per altri 15 mila dal Comune di Foligno. I numeri, però, raccontano soltanto una parte della storia.

Perché il recupero dell’Alunno offre l’occasione per ragionare su qualcosa di più ampio: cosa accade quando istituzioni e impresa collaborano per conservare un bene che una comunità considera parte della propria memoria?

La statua dell’Alunno torna a Foligno, restaurato un simbolo della città
La statua dell’Alunno torna a Foligno, restaurato un simbolo della città

La statua ricorda Niccolò di Liberatore, conosciuto come l’Alunno, protagonista della pittura umbra del Quattrocento e figura profondamente legata a Foligno. Nel corso di quasi un secolo e mezzo, però, il monumento ha assunto un significato che supera la semplice commemorazione.

La collocazione a Porta Romana lo ha trasformato in un punto d’incontro e in un riferimento della geografia quotidiana cittadina. Persino i festeggiamenti per alcuni trionfi sportivi sono passati da qui, con bandiere appese alla mano e al pennello della statua.

Una consuetudine curiosa, che racconta quanto un’opera pubblica possa entrare nell’immaginario collettivo, ma che pone anche qualche problema di conservazione. Proprio per questo, secondo quanto illustrato in occasione della restituzione del monumento, lo studio di restauro ha donato al Comune una copia del pennello, da utilizzare qualora fosse necessario sostituire quello originale.

Un dettaglio apparentemente marginale che pone, invece, una questione interessante: tutelare un monumento non significa separarlo dalla città, ma trovare il giusto equilibrio tra conservazione e vita quotidiana.

L’intervento, eseguito dallo studio di restauro Spurio Pompili in collaborazione con Just Wonder, ha interessato la scultura e il basamento. Non si è cercato semplicemente di far apparire il monumento “come nuovo”. La pulitura è stata volutamente non aggressiva, mantenendo la patina del tempo e rispettando le discromie dovute anche ai differenti materiali presenti nell’opera.

Sono stati rimossi a secco i depositi superficiali più leggeri e la pulitura è stata calibrata sulle diverse tipologie di pietra calcarea. L’intervento ha riguardato anche incrostazioni, concrezioni e vecchie stuccature. Crepe e parti deteriorate sono state successivamente trattate con nuove stuccature a malta, utili anche a limitare la penetrazione dell’acqua piovana e dell’umidità nella pietra.

Si tratta di un aspetto importante, perché aiuta a comprendere cosa significhi davvero restaurare. Il tempo lascia inevitabilmente una traccia sulle opere esposte all’aperto. Conservarle non vuol dire cancellare ogni traccia del tempo, ma impedire che quella traccia diventi deterioramento.

A rendere particolarmente interessante il caso di Foligno è il modo in cui l’intervento è stato finanziato. Dei circa 40 mila euro necessari, 25 mila sono arrivati da Edotto attraverso l’Art Bonus. Nicoletta Cavadenti Gasparetti, in rappresentanza dell’azienda, ha spiegato la scelta con un concetto semplice: restituire al territorio parte di ciò che il territorio offre all’impresa.

L’Art Bonus, introdotto nel 2014 e successivamente reso permanente, incentiva le erogazioni liberali a sostegno della cultura attraverso un credito d’imposta del 65 per cento, secondo condizioni e limiti stabiliti dalla normativa. Per i beni culturali pubblici può sostenere interventi di manutenzione, protezione e restauro.

È una forma contemporanea di mecenatismo culturale che non sostituisce la responsabilità delle istituzioni nella tutela del patrimonio, ma permette alle risorse private di affiancare quelle pubbliche. Nel caso dell’Alunno il risultato è stato molto concreto: l’impresa ha sostenuto la quota economicamente più consistente, il Comune ha partecipato con proprie risorse, professionisti e uffici hanno seguito l’intervento e la comunità ha riavuto il suo monumento.

L’Italia possiede un patrimonio culturale talmente diffuso che sarebbe riduttivo identificarlo soltanto con musei, grandi siti archeologici e monumenti conosciuti in tutto il mondo. Esistono statue, fontane, palazzi e luoghi che forse non entreranno mai nei grandi itinerari turistici, ma che custodiscono qualcosa di altrettanto importante: la memoria quotidiana delle comunità locali e la statua dell’Alunno appartiene a questa dimensione.

Nasce per ricordare un grande artista, attraversa le generazioni e diventa, nel frattempo, un luogo nel quale incontrarsi, festeggiare, passare ogni giorno. Accumula storie mentre continua a raccontare la storia per cui era stata realizzata.

La statua dell’Alunno restaurata, Foligno ritrova un pezzo della sua storia
La statua dell’Alunno restaurata, Foligno ritrova un pezzo della sua storia

Il suo restauro dimostra allora che la collaborazione tra pubblico e privato può produrre risultati tangibili quando intorno a un bene culturale convergono competenze, risorse e senso di appartenenza.

Ora l’Alunno è tornato a Porta Romana restaurato, ma non cancellato dal tempo. Conservare la memoria di una città non significa riportarla indietro. Significa darle la possibilità di continuare ad accompagnare chi quella città la vive.

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