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HomeLa nostra CittàFrancesca Albanese a Napoli, dal centro storico a Scampia, tra diritto internazionale e coscienza civile

Francesca Albanese a Napoli, dal centro storico a Scampia, tra diritto internazionale e coscienza civile

Il tour non si è sviluppato come una semplice presentazione editoriale anzi sarebbe riduttivo raccontarlo come tale.

Il ritorno a Napoli di Francesca Albanese, Relatrice speciale delle Nazioni Unite sui Territori palestinesi occupati (mandato dell’ONU a partire da maggio 2022, rinnovato nel 2025 per ulteriori tre anni), ha assunto fin da subito la forma di un evento politico nel senso più pieno e scomodo del termine. Un passaggio capace di misurare lo stato di salute della società civile molto più di tante analisi accademiche o dichiarazioni istituzionali.

Napoli, ancora una volta, ha fatto Napoli. Sale gremite, pubblico eterogeneo, domande dirette, tensione viva. Dal Salone degli Specchi dell’Istituto Italiano per gli Studi Filosofici fino al cinema America, passando per Scampia, il filo rosso è stato uno solo: la richiesta esplicita di coerenza tra i valori proclamati e le scelte politiche concrete.

C’è un aspetto che colpisce sempre quando questa città diventa teatro di dibattiti internazionali: la rapidità con cui il piano globale e quello locale si sovrappongono. Qui la questione palestinese non viene percepita come un conflitto distante, confinato nelle cronache estere, ma come uno specchio che rimanda interrogativi profondamente interni. Democrazia, responsabilità, diritti sospesi. Temi che a Napoli, in generale ed a Scampia in particolare, non restano mai astratti troppo a lungo.

In questo senso la partecipazione registrata agli incontri con la Albanese racconta molto più di mille slogan. Racconta una frattura sempre più evidente tra una cittadinanza informata e mobilitata ed una classe dirigente che, salvo rare eccezioni, sembra procedere con il freno a mano tirato.

Scampia - Francesca Albanese - Un momento del convegno
Scampia – Francesca Albanese – Un momento del convegno

Quando Francesca Albanese afferma che “la Palestina è lo specchio del degrado della nostra democrazia“ non sta indulgendo in una provocazione retorica. Sta descrivendo un meccanismo giuridico e politico ben preciso. Il diritto internazionale, se applicato in modo selettivo, perde la sua funzione normativa e si trasforma in uno strumento di legittimazione del più forte.

Qui entra in gioco un concetto che nel dibattito pubblico viene spesso aggirato: la gerarchia delle vittime. Alcune violazioni generano sanzioni immediate, altre vengono assorbite dal rumore di fondo dell’attualità. Ed è proprio in questa asimmetria che si consuma una parte rilevante della crisi di credibilità delle istituzioni multilaterali.

Uno dei passaggi più densi, anche sul piano politico interno, è stato il riferimento diretto alla mozione del Consiglio Comunale di Napoli sullo stop ai rapporti commerciali con Israele, rimasta di fatto inapplicata. Il parallelo con il boicottaggio del Sudafrica negli anni Novanta non è un esercizio di memoria storica, ma un richiamo operativo.

Il punto non è stabilire se un ente locale possa incidere sugli equilibri geopolitici globali. Il punto è comprendere se voglia assumersi una responsabilità etica. Come ha ricordato Francesca Albanese, i partenariati non sono dogmi e i contratti non diventano intoccabili quando entrano in conflitto con i diritti umani fondamentali.

E poi c’è Scampia, che continua a smentire chi la immagina come un luogo immobile, inchiodato ad una narrazione di marginalità permanente. Al Centro Chikù, grazie al lavoro dell’associazione “Chi rom e chi no”, il dibattito sulla Palestina ha trovato una dimensione concreta, fatta di relazioni, ascolto, comunità.

Qui il collegamento tra Gaza e le periferie italiane non appare forzato. La violenza coloniale e l’esclusione sociale parlano la stessa lingua. Cambiano i contesti, non i meccanismi. Ed è forse questo che rende certi incontri così partecipati anche in orari e giorni (domenica alle 15,00) che, per tradizione, a Napoli sono riservati alla vita privata.

Scampia - Auditorium Fabrizio De Andrè

Il libro “Quando il mondo dorme. Storie, parole e ferite dalla Palestina” si inserisce in questo quadro come uno strumento di contro-narrazione. Non un semplice testo di denuncia, ma un archivio di testimonianze che rompe la continuità del silenzio mediatico.

È difficile non cogliere il valore di questo tipo di operazioni, in un ecosistema informativo dominato dalla velocità e dalla semplificazione, la testimonianza diretta resta uno degli ultimi antidoti alla manipolazione narrativa.

Il momento più duro, forse il più destabilizzante, arriva con i dati economici. Dal 2023 al 2025 la Borsa israeliana è cresciuta del 213 per cento. «Il genocidio paga» afferma la Albanese e, il silenzio che segue non è di imbarazzo ma consapevolezza.

Qui emerge un nodo che raramente trova spazio nel dibattito mainstream: la guerra come moltiplicatore di valore finanziario. Sessantadue Stati continuano a garantire supporto economico e militare ad Israele, nonostante gli obblighi di sospensione indicati dalla Corte Internazionale di Giustizia. Numeri e diritto, messi insieme, diventano difficili da ignorare.

C’è infine un elemento di evoluzione che merita attenzione. Solo due anni fa parlare apertamente di violenza coloniale era ancora considerato radicale. Oggi non lo è più. Non per una improvvisa illuminazione dei media, ma per una pressione costante dal basso che ha incrinato la narrazione dominante.

Napoli e Scampia, ancora una volta, si collocano esattamente in questo punto di frizione. Non come eccezioni, ma come anticipazioni. Resta una domanda, semplice e scomoda. Cosa facciamo dopo ciò che abbiamo ascoltato. La risposta è stata la partecipazione, il confronto, la presenza fisica. Non è una soluzione definitiva, ma è una scelta politica precisa.

E in tempi di disimpegno generalizzato, scegliere di non voltarsi dall’altra parte è tutt’altro che un gesto marginale.

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Carlo Di Somma
Carlo Di Sommahttps://www.digipackline.it/
Nato a Napoli, sono un copywriter ed un professionista SEO curioso e creativo. Con la passione per l’innovazione digitale. Trasformo le sfide in opportunità grazie a strategie efficaci e soluzioni innovative. Sono alla costante ricerca di nuove conoscenze e mi considero un "eterno studente".

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