Campioni che vincono, e campioni che diventano un’epoca. Franco Baresi apparteneva a questa seconda categoria. Con la sua scomparsa, avvenuta all’età di 66 anni dopo una lunga malattia, il calcio italiano saluta uno dei suoi interpreti più nobili, un uomo che ha attraversato vent’anni di storia del Milan senza mai cambiare maglia, trasformandosi da semplice calciatore a simbolo assoluto del club rossonero.
Per milioni di tifosi non era soltanto un difensore. Era “il Capitano”, il punto di riferimento di una squadra che ha dominato l’Europa tra gli anni Ottanta e Novanta e il volto di un calcio nel quale appartenenza, sacrificio e lealtà avevano ancora un valore assoluto. Negli ultimi mesi le sue condizioni di salute erano peggiorate. Nel 2025 era stato sottoposto a un intervento chirurgico per l’asportazione di un nodulo polmonare, ma aveva continuato a mostrarsi in pubblico ogni volta che le forze glielo permettevano. L’immagine che resterà impressa nella memoria è quella dello scorso febbraio, quando durante la cerimonia inaugurale delle Olimpiadi Invernali di Milano-Cortina attraversò il prato di San Siro con la fiaccola olimpica in mano, accolto dall’abbraccio di uno stadio intero. Al suo fianco c’era Giuseppe Bergomi, storico rivale nei derby milanesi e compagno di tante battaglie in Nazionale. Una scena che oggi assume il valore di un commiato silenzioso.
Nato a Travagliato, in provincia di Brescia, l’8 maggio 1960, Baresi era arrivato al Milan da ragazzino. Da quel momento non avrebbe più indossato un’altra maglia. Debuttò in Serie A nel 1977 e rimase in rossonero fino al 1997, attraversando momenti difficili, come la retrocessione in Serie B, e poi la rinascita culminata con il ciclo più vincente della storia del club.
Fu il leader della squadra costruita da Arrigo Sacchi e perfezionata da Fabio Capello, una formazione che rivoluzionò il modo di difendere in Europa. In quella linea arretrata, insieme a Maldini, Costacurta e Tassotti, Baresi era il cervello. Non aveva bisogno di interventi spettacolari: gli bastava leggere il gioco con qualche secondo d’anticipo rispetto agli altri. Era sempre nel posto giusto, trasformando l’intelligenza tattica nella sua arma più efficace.
Il suo palmarès racconta una carriera irripetibile: sei scudetti, tre Coppe dei Campioni, due Coppe Intercontinentali, tre Supercoppe Europee e una lunga serie di trofei conquistati senza mai perdere quello stile sobrio che lo ha reso amato anche dagli avversari. Dopo il ritiro, il Milan decise di non assegnare più la maglia numero 6, un tributo riservato a chi ha scritto la storia del club.
Con la Nazionale disputò 81 partite e conquistò il titolo mondiale nel 1982. Ma l’immagine più potente della sua avventura in azzurro resta probabilmente quella del Mondiale americano del 1994. Dopo un grave infortunio al ginocchio sembrava destinato a saltare il torneo; invece recuperò in tempi record e guidò l’Italia fino alla finale contro il Brasile. Quella partita, pur conclusa con la sconfitta ai rigori, rappresentò una delle più straordinarie dimostrazioni di coraggio della sua carriera.
Baresi è stato l’ultimo grande interprete del ruolo del libero, ma soprattutto è stato un modello di professionalità. Mai sopra le righe, mai una polemica inutile, mai un gesto fuori posto. In un calcio sempre più dominato dall’immagine, lui continuava a parlare con i fatti, con il rispetto degli avversari e con la credibilità conquistata in quarant’anni di carriera.
Per il Milan era molto più di una leggenda. Era una presenza costante, un custode della memoria rossonera, capace di rappresentare il club con la stessa eleganza mostrata in campo. Per il calcio italiano era uno degli ultimi simboli di una generazione irripetibile.
Oggi se ne va un campione, ma resta un’eredità che nessun albo d’oro potrà raccontare fino in fondo. Perché Franco Baresi non è stato soltanto uno dei più grandi difensori della storia: è stato il volto di un calcio che metteva il senso di appartenenza davanti a tutto. E proprio per questo continuerà a vivere nella memoria di chi ama questo sport.












