HomeScienza e SaluteFumo passivo, le donne pagano il prezzo più alto: l’allarme dello studio globale

Fumo passivo, le donne pagano il prezzo più alto: l’allarme dello studio globale

Una nuova analisi pubblicata su The Lancet Public Health rivela che l’esposizione al fumo di seconda mano colpisce soprattutto la popolazione femminile, con conseguenze sanitarie che possono essere paragonabili a quelle del fumo attivo.

Mentre le campagne di prevenzione contro il tabagismo continuano a concentrarsi principalmente sui fumatori, resta spesso in secondo piano una minaccia altrettanto pericolosa: il fumo passivo. Secondo una nuova analisi del Global Burden of Disease 2023, pubblicata sulla rivista scientifica The Lancet Public Health, l’esposizione involontaria al fumo di tabacco continua a rappresentare una delle principali cause di malattia e mortalità tra i non fumatori, con un impatto particolarmente pesante su donne, bambini e adolescenti.

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I dati raccolti in 204 Paesi e territori mostrano una realtà preoccupante: nonostante le donne fumino mediamente meno degli uomini, risultano esposte al fumo passivo in misura significativamente maggiore. In media, la loro esposizione è 1,8 volte superiore rispetto a quella maschile, una condizione che si traduce in gravi conseguenze per la salute e in un carico di malattia paragonabile a quello associato al fumo attivo, all’abuso di alcol o alla sedentarietà. L’analisi, che prende in esame il periodo compreso tra il 1990 e il 2023, stima che circa 2,7 miliardi di persone nel mondo siano esposte al fumo passivo. Tra queste, ben 767 milioni hanno un’età compresa tra 0 e 14 anni. Le donne rappresentano la quota più consistente, con 1,49 miliardi di persone esposte, pari al 55% del totale.

Gli effetti sanitari sono altrettanto allarmanti. Secondo i dati riportati nello studio, il numero di decessi attribuibili all’esposizione al fumo passivo raggiunge quota 868 mila tra le donne, contro 791 mila tra gli uomini. Un divario che evidenzia come il peso delle patologie correlate al tabacco non ricada esclusivamente sui fumatori, ma coinvolga in modo importante anche chi respira il fumo altrui. Particolarmente significativa è la situazione legata alle malattie respiratorie e cardiovascolari. Nelle donne esposte al fumo passivo, gli anni di vita vissuti in buona salute e persi a causa delle infezioni respiratorie risultano cinque volte superiori rispetto a quelli attribuiti al fumo attivo.

Anche sul fronte cardiovascolare emergono differenze rilevanti: per patologie come cardiopatie e ictus, il numero di anni di vita sana persi dalle donne supera del 40% quello registrato negli uomini. Si tratta di indicatori che confermano la maggiore vulnerabilità della popolazione femminile agli effetti del fumo di seconda mano.
Il fumo passivo deriva da due fonti principali: il fumo che si sprigiona direttamente dalla combustione della sigaretta e quello espirato dal fumatore nell’ambiente circostante. Nel primo caso, il cosiddetto sidestream smoke raggiunge il non fumatore senza passare attraverso il filtro della sigaretta, con una concentrazione ancora più elevata di sostanze tossiche e cancerogene.

Questa miscela di composti nocivi può permanere negli ambienti chiusi per lungo tempo, aumentando il rischio di danni respiratori, cardiovascolari e oncologici anche per chi non ha mai fumato. Negli ultimi decenni molti Paesi hanno introdotto normative sempre più restrittive sul fumo nei luoghi pubblici, nei mezzi di trasporto e negli ambienti di lavoro, contribuendo a ridurre l’esposizione collettiva. Tuttavia, il problema continua a persistere all’interno delle abitazioni private e dei veicoli, dove i controlli risultano più difficili e dove spesso bambini e familiari sono costretti a condividere spazi contaminati dal fumo.

Lo studio rilancia con forza il tema del fumo passivo come questione di salute pubblica globale e, soprattutto, come problema che colpisce in modo sproporzionato le donne. I numeri evidenziano la necessità di superare la tradizionale attenzione rivolta esclusivamente al fumatore, riconoscendo l’esposizione involontaria come un fattore di rischio autonomo e sottovalutato. Rafforzare la prevenzione, promuovere ambienti domestici liberi dal fumo e aumentare la consapevolezza sui danni del fumo passivo rappresentano oggi passaggi fondamentali per proteggere le fasce più vulnerabili della popolazione.

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