È un fenomeno raro quello in cui una produzione studentesca travalica le mura di un’aula per diventare un faro globale di riflessione civile. Eppure, durante la recente Notte Nazionale del Liceo Classico, il Liceo “Don Carlo La Mura” di Angri ha fatto esattamente questo.
Sotto la guida illuminata della Dirigente Scolastica Rossella Tedesco e la dedizione appassionata di tutto il corpo docente, questo istituto non ha solo celebrato la storia; ha interrogato il presente.
“Homo Sum”: Il Cuore della Performance
Guidata dal tema “Homo Sum” il richiamo terenziano per cui “nulla di ciò che è umano mi è estraneo” la scuola ha trasformato la sua architettura in un palcoscenico vivo e pulsante.

La rappresentazione ha raggiunto il suo apice emotivo quando le studentesse, con il capo coperto e i bambini in braccio, hanno iniziato una lenta e agonizzante rotazione su se stesse. Accompagnata da una nenia straziante, questa “danza degli espropriati” ha catturato la natura ciclica della guerra e dell’esilio. L’impatto visivo è stato amplificato da un magistrale gioco di luci e ombre, dove gli studenti hanno usato fari e torce per “squarciare il buio” della nostra attuale era geopolitica, simboleggiando una ricerca di pace disperata ma resiliente.
Sebbene lo sforzo collettivo di tutti i ragazzi e le ragazze del liceo sia stato segnato da un impegno e da una grazia straordinari, la serata ha messo in luce anche singole promesse artistiche. All’interno della narrazione più ampia, un trafiletto separato e accattivante intitolato L’Urlo Bianco ha visto protagonista Imma Sorrentino nel ruolo di Elena di Troia.
La Sorrentino, un talento emergente che ha già fatto parlare di sé nell’industria cinematografica avendo interpretato una parte nel film Malavia (presentato al Festival del Cinema di Roma e prodotto dalla Archimede di Matteo Garrone) ha portato sul palco una profondità professionale. La sua Elena, isolata in una scenografia blu evocativa, è stata un potente studio sull’ambiguità della bellezza tra le macerie.
La notte si è conclusa con un discorso ispiratore di Antonia Di Prisco, che ha parlato della vitale necessità della bellezza e del teatro all’interno del sistema educativo. Le parole di Di Prisco sono servite da manifesto per la missione della scuola: il teatro non è un lusso, ma uno “strumento concreto” per stimolare l’empatia e sensibilizzare i giovani alla sofferenza altrui.
Il travolgente successo dell’evento non solo in termini di presenze ma per il suo profondo impatto critico dimostra che il “Don Carlo La Mura” è più di una scuola; è un laboratorio di Humanitas. Intrecciando versi antichi, musica evocativa e tragedia moderna, questi studenti non hanno solo messo in scena uno spettacolo: hanno lanciato un appello al mondo affinché ricordi la nostra comune umanità.


















