Sulla battigia silenziosa di Paestum, dove il mare incontra la storia, l’arte torna a dialogare con il tempo. È qui che il pittore Fernando Mangone ha dato vita a una suggestiva performance dedicata ai Bronzi di Riace, trasformando la sabbia in tela e le onde in coautrici dell’opera.
L’intervento artistico si è sviluppato lungo la costa, nei pressi della foce del Sele: Mangone ha tracciato direttamente sulla sabbia le iconiche figure dei guerrieri greci, creando un’immagine destinata a dissolversi nel giro di poche ore. Con il lento avanzare della marea, infatti, il mare ha cancellato ogni segno, completando simbolicamente l’opera e restituendo i Bronzi al loro elemento originario.
Non si tratta soltanto di un gesto estetico, ma di una riflessione profonda sul tempo e sulla memoria. I Bronzi, tra le più straordinarie testimonianze della Magna Grecia, riemergono idealmente dal passato per poi ritornare al Mediterraneo, che li ha custoditi per secoli prima della loro scoperta nel 1972. In questo ciclo evocato dall’artista, la sabbia diventa archivio fragile della storia, mentre il mare assume il ruolo di forza creatrice e distruttrice.
La performance è anche un racconto personale. Mangone ha infatti mosso i primi passi della sua formazione all’Accademia di Belle Arti di Catanzaro, per poi proseguire il suo percorso alla Accademia di Belle Arti di Firenze negli anni in cui i Bronzi erano oggetto di un importante restauro proprio nel capoluogo toscano. Nel 1980, anno del suo diploma, le statue furono esposte al pubblico in Piazza Santissima Annunziata, segnando un momento storico per la loro fruizione contemporanea.
«Ho voluto riportare simbolicamente i Bronzi di Riace nel loro elemento originario», ha dichiarato l’artista. «Disegnarli sulla spiaggia e lasciarli tornare al mare significa ricordare il loro viaggio attraverso il tempo». Un gesto che diventa omaggio non solo alla Calabria e alla Magna Grecia, ma anche a Firenze, città centrale nel percorso artistico e nella storia recente delle celebri sculture. A sottolineare il valore culturale dell’iniziativa è anche Anna Coralluzzo, presidente della Fondazione Arte Mangone ETS, secondo cui la performance trasforma lo spazio naturale in luogo di memoria collettiva: un’opera che nasce e scompare, ma lascia un segno profondo nel dialogo tra identità mediterranea, storia e arte.
Nel dissolversi delle figure tra le onde, resta così un messaggio potente: l’arte, come il mare, è movimento continuo, capace di attraversare i secoli e rinnovarsi, lasciando tracce invisibili ma durature nella memoria culturale.














