Lo sguardo è rivolto sempre al futuro, ma sono spaventati dalle incertezze e dalla mancanza di un lavoro stabile e garantito. Sono i giovani di oggi, le generazioni che dopo anni di studio sono spaventati da un salto nel buio, non vedono certezze e così lasciano la casa dei genitori in tarda età, ma nello stesso tempo sono attenti a non fare il passo più lungo della gamba.
Da una ricerca di Changes Unipol emerge che quasi la metà dei giovani italiani lascia i propri risparmi sul conto corrente e rinuncia a investire: pesa la scarsa educazione finanziaria e la paura di sbagliare. Iniziano la vita adulta in condizioni difficili, il 44% dei lavoratori under 35 guadagna meno di 1.500 euro netti al mese e uno su quattro non è economicamente autosufficiente.

Per le donne, la situazione è più critica: più della metà (56%) percepisce meno di 1.500 euro e un terzo non riesce a mantenersi senza l’aiuto della famiglia. Il lavoro “povero” e la precarietà costringono molti a rinviare le scelte di lungo termine: il 76% ritiene che la mancanza di stabilità economica sia la principale ragione per cui si rinuncia a costruire una famiglia. Di fronte a un mondo caratterizzato da incertezza, i giovani reagiscono con senso di responsabilità. Il risparmio (43%), insieme alla cura di sé, alla formazione e all’equilibrio tra vita e lavoro, diventa la loro principale strategia di protezione. Più che confidare in aiuti esterni, i giovani (16-35 anni) puntano sull’autoefficacia personale: lavorare sodo (30%), mantenersi in salute (38%), aggiornarsi (26%) e costruire relazioni professionali (24%).
È una generazione che sa che “lavorare e risparmiare” non basta più: il futuro richiede competenze, consapevolezza e resilienza. Le donne mostrano un approccio più prudente e tradizionale, centrato sul risparmio (46%), mentre gli uomini tendono a interpretare il risparmio in chiave più attiva, come opportunità e investimento a lungo termine.
Anche la conoscenza sugli investimenti futuri è molto scarsa. Il passaggio dalla consapevolezza all’azione è debole e frammentato. Il primo ostacolo è informativo: due terzi dei giovani non hanno mai cercato né ricevuto informazioni su prodotti di risparmio o previdenza.
Quando il contatto avviene è soprattutto offline, tramite operatori tradizionali, ma l’esperienza non è sempre soddisfacente: molti lamentano approcci troppo commerciali e poco consulenziali. Solo un giovane su tre ha avuto esperienze dirette con un operatore del settore; tra questi, la preferenza resta per il contatto personale, ma cresce l’apertura verso soluzioni digitali e consulenti indipendenti, specie tra chi non ha ancora
avuto interazioni.
La scarsa conoscenza dei prodotti finanziari e previdenziali è una delle principali barriere. Solo il 48% dei giovani conosce almeno di nome strumenti come fondi pensione o conti deposito, ma il 38% di chi li conosce dichiara di non saperne abbastanza per interagire con un consulente.










