HomeLibri Arte e CulturaIl Corsiero Neapolitano: storia, declino e continuità di una tradizione equestre

Il Corsiero Neapolitano: storia, declino e continuità di una tradizione equestre

Dalle corti del Regno di Napoli alle razze moderne: eredità genetica, dibattito storiografico e prospettive di valorizzazione

Il Corsiero Neapolitano rappresenta una delle più significative espressioni della tradizione equestre del Mezzogiorno d’Italia tra il XV e il XVIII secolo, nonché un tema di rilevante interesse storiografico e ippologico che, tuttavia, continua a essere oggetto di interpretazioni divergenti. Da diversi anni esso costituisce il fulcro delle mie ricerche, già confluite in parte in un volume pubblicato nel 2017 e in numerosi contributi scientifici, maturati nella consapevolezza della sua centralità storica e culturale.

La complessità di questo ambito di studio è accentuata dalla diffusa carenza di una conoscenza approfondita della storia del Regno di Napoli, che ha favorito la proliferazione di letture parziali, talvolta superficiali, spesso sostenute da posizioni particolaristiche difficilmente conciliabili in una prospettiva scientifica condivisa. In tale contesto, il confronto con allevatori, associazioni e appassionati si è rivelato spesso problematico, rendendo necessario sostenere con fermezza argomentazioni fondate su fonti documentarie e analisi storico-critiche, anche in condizioni di sostanziale isolamento, senza tuttavia interrompere l’opera di ricerca e divulgazione.

Tra la fine del XV e il XVIII secolo, il termine “Corsiero” indicava il cavallo da combattimento selezionato per la velocità, in particolare per l’efficacia nel galoppo, mentre l’aggettivo “napolitano” ne identificava l’area di provenienza, estesa all’intero territorio del Regno di Napoli, comprendente un’ampia porzione dell’Italia meridionale dagli Abruzzi fino alla Calabria. L’allevamento di questi cavalli era prevalentemente concentrato in Puglia e Basilicata, dove importanti famiglie aristocratiche non solo ne curavano la selezione, ma ne gestivano anche l’addestramento in apposite cavallerizze. Gli scambi tra casate nobiliari rispondevano a una duplice funzione, politica e zootecnica, favorendo da un lato il consolidamento di alleanze e dall’altro l’omogeneizzazione delle caratteristiche morfologiche e funzionali ritenute necessarie per il cavallo da guerra.

In questo quadro si inseriscono alcune linee genealogiche di particolare rilievo, come la Neapolitana e la Conversano, quest’ultima sviluppata dai Conti Acquaviva d’Aragona, che contribuirono in maniera determinante alla formazione della razza Lipizzana tra XVII e XVIII secolo, ancora oggi impiegata nelle pratiche dell’alta scuola equestre. Il progressivo mutamento delle strategie belliche, a partire dalla fine del XVIII secolo, determinò tuttavia il declino del Corsiero Neapolitano e, più in generale, delle razze barocche, progressivamente sostituite da cavalli più leggeri e funzionali ai nuovi contesti militari.

Nonostante ciò, il patrimonio genetico di tali cavalli non può considerarsi estinto, ma piuttosto trasmesso attraverso linee che ne hanno conservato, seppur in forme evolute, le caratteristiche originarie. In particolare, gli studi più recenti individuano nella tradizione lipizzana, nelle genealogie Conversano e Neapolitano, e nel cavallo Murgese le principali direttrici di continuità storica. In tal senso, già nel XIX secolo Giuseppe Carelli evidenziava come i cavalli allevati in alcune aree della Puglia potessero essere considerati discendenti diretti dei ceppi dei Duchi di Conversano, distinguendosi per il mantello nero, la robustezza, l’indole docile e la resistenza al lavoro, caratteristiche che risultano coerenti con la descrizione del Corsiero storico. Più recentemente, il contributo del dott. Fraddosio ha ulteriormente rafforzato questa interpretazione, proponendo anche progetti di recupero basati su incroci selettivi, mentre l’Associazione Regionale del Cavallo Murgese ha sottolineato con forza la “napolitanità” della razza, riconducendone le origini ai ceppi nobiliari del Regno di Napoli, in particolare alle famiglie Acquaviva d’Aragona e Caracciolo.
Nonostante tali evidenze, il percorso di valorizzazione contemporanea appare ancora caratterizzato da criticità significative. In particolare, si osserva una certa staticità da parte di alcune associazioni allevatoriali che, pur svolgendo un ruolo importante nella tutela del patrimonio genetico, hanno spesso limitato la diffusione e l’evoluzione funzionale della razza, trascurando lo sviluppo di progetti concreti volti a promuoverne l’impiego in ambito sportivo, artistico e rievocativo. Tuttavia, negli ultimi decenni si è registrato un progressivo cambiamento di prospettiva, grazie all’iniziativa di allevatori e privati che hanno iniziato a investire attivamente nel Murgese, dimostrandone le potenzialità in diversi contesti. In tale ambito si colloca anche l’esperienza diretta dell’autore, che ha addestrato un esemplare di questa razza per la Giostra e la Guerra, ottenendo risultati che confermano la persistenza di quelle qualità di forza, equilibrio e predisposizione all’alta scuola che caratterizzavano l’antico Corsiero Neapolitano. A partire da tali esperienze, maturate anche attraverso il confronto con altri cavalieri e addestratori, si è delineato un progetto di più ampio respiro volto al recupero e alla valorizzazione delle razze equine meridionali, con particolare attenzione alle linee Conversano, Neapolitano e Murgese.

L’obiettivo è quello di individuare, raccogliere e promuovere le eccellenze presenti sul territorio, sostenendo tanto gli allevamenti quanto i privati impegnati nell’addestramento, nella prospettiva di restituire dignità storica e funzionale a un patrimonio di straordinario valore, che costituisce non solo una testimonianza del passato, ma anche una risorsa per il futuro dell’equitazione.

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Roberto Cinquegrana
Roberto Cinquegrana
Roberto Cinquegrana è laureato in Storia presso l’Università di Firenze e ha conseguito un Master in Direzione e Gestione dei Musei. Studioso di Archeologia Classica, da oltre venticinque anni si occupa di divulgazione storica attraverso eventi, rievocazioni, convegni e attività didattiche, collaborando con istituzioni museali e parchi archeologici nazionali e internazionali, tra cui le Gallerie degli Uffizi, il Parco Archeologico di Pompei, Parco Archeologico dei Campi Flegrei ed il Museo Archeologico Nazionale di Napoli. È istruttore di equitazione storica e autore di studi dedicati alla cultura equestre e alla storia militare.

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