Gesù stesso, durante la sua vita terrena, è stato cercato da molti: alcuni lo toccavano con fede, altri con dubbio, altri semplicemente per bisogno. Ma Lui non ha mai respinto nessuno che si avvicinava, non ha mai distolto il suo sguardo da chi tremava. Nel vangelo di Luca si legge: «Tutti cercavano di toccarlo, perché da lui usciva una forza che guariva tutti» (Lc 6,19). Questa forza è ancora viva. Questa presenza non appartiene al passato, ma all’eterno presente di Dio, all’oggi in cui vivi.
C’è chi pensa che per trovare Dio bisogna salire molto in alto o essere molto forti. Però il Vangelo non parla di eroi, ma di pescatori impauriti, di donne che piangono al sepolcro, di discepoli in fuga. Gesù non ha scelto i perfetti; ha scelto coloro che cercavano. Perciò, se ti senti debole, se cadi, se ti confondi, non sei lontano da Dio: sei esattamente nel posto dove Lui può trovarti.
Ricordo ciò che diceva José María Castillo: «La salvezza non inizia dopo la morte, ma nella vita di chi ama». Non dobbiamo aspettare l’aldilà per assaporare l’eternità. Già qui, nel gesto semplice, nel perdono, nella tenerezza Dio sta facendo nuove tutte le cose. La salvezza non è una ricompensa, ma una trasformazione interiore che inizia quando permettiamo all’amore di toccarci.
Penso a quell’immagine di un mio amico pastore che offriva la confettura «Capelli d’angelo» durante il culto domenicale e ci diceva: «Questa è zucca, guardate che cosa deliziosa Dio ha creato con qualcosa di così semplice». È così che Lui opera: prende ciò che è umile e lo trasforma in dolcezza. La nostra vita, con le sue ferite e i suoi fallimenti, può sembrare povera come una zucca informe. Ma lo Spirito, che è fuoco e vento, la cuoce nel Suo amore fino a farla diventare una prelibatezza. Quindi non disperare. Dio non ha bisogno della tua perfezione, ma della tua disponibilità!
Gesù disse a Nicodemo: «Il vento soffia dove vuole e ne senti la voce, ma non sai da dove viene né dove va. Così chiunque è nato, è nato dallo Spirito» (Gv 3,8). Lo Spirito è libertà e nessuno può imprigionarlo. Possiamo essere dietro cinque catenacci in una prigione – diceva José María Castillo – «e tuttavia essere liberi, perché nessuno può catturare il vento». Questa libertà è il dono più profondo di Dio: non dipende dalle circostanze, ma dalla presenza. Quando l’anima smette di cercare di controllare tutto e si apre al soffio dello Spirito, allora inizia a respirare la pace.
Romano Guardini lo ha espresso brillantemente: «Chi si abbandona a Dio, non è perduto, si ritrova». L’abbandono non è una resa cieca, ma una fiducia amorevole. Lasciar andare non è rinunciare; è permettere all’amore di operare in noi. E quando ciò accade, la fede cessa di essere un’idea e diventa vita.
C’è un modo concreto per toccare Gesù oggi: negli altri. Quando accarezzi la solitudine di qualcuno, quando ti avvicini a una ferita senza giudizio, quando condividi il tuo pane o il tuo tempo, lo stai toccando. Proprio come i discepoli che tremavano di paura dopo la croce e tuttavia furono inviati ad annunciare la vita. Non capivano fino in fondo, ma lo amavano, e quest’amore è bastato al Risorto per rendersi presente.
Gesù è qui oggi, non solo nella storia, ma nel tempo che vivi, nella tua stanchezza, nei tuoi dubbi, nelle tue lacrime. Non è rimasto sulle strade di Galilea; raggiunge la parusia, cioè la pienezza del tempo, l’eterno «oggi» di Dio che tocca il tuo momento. Quando il Vangelo dice: «Io sono con voi tutti i giorni» (Mt 28,20), non è una promessa vaga: è una certezza. Lui è con te nella ricerca, nel silenzio, anche nella notte in cui non senti nulla.
La fame di Dio non è una mancanza, è una chiamata. È il segno che Lui è già dentro di te, che ti attira a Sé. Come il vento che non si vede ma si sente, così il suo amore ti avvolge. Lasciati raggiungere. Non aspettare di avere la forza, di essere pronto, di capire tutto. Apri semplicemente le tue mani, apri il tuo cuore e lascia che lo Spirito ti tocchi con la sua libertà.
Perché la sequela di Gesù non è una carriera di meriti, ma una storia di incontri. E ogni incontro è un miracolo, un nuovo inizio, una brezza che passa e rinnova l’anima.
E così, a poco a poco, scoprirai che Dio non era lontano. Che è stato sempre lì, a cercarti, in attesa di essere trovato dentro di te.
E quando tutto sembra buio, quando le risposte si esauriscono e la ragione viene meno, non temere. C’è una luce che non nasce dalle tue forze o dai tuoi pensieri. C’è una presenza che è più grande di qualsiasi cosa tu possa immaginare.
Questa presenza non è un’idea o un sentimento: è Qualcuno che ti ama e ti sostiene, anche se non lo vedi o non lo capisci.
Lasciati avvolgere da questo mistero, come chi si lascia abbracciare dal vento: non lo vedi, ma lo senti. In quest’abbraccio c’è la speranza che non delude, la vita che non finisce, la pace che nessuno può toglierti. Lì, in questo luogo oltre la tua mente ma nel profondo del tuo cuore, Dio ti aspetta già, ti conosce e ti chiama per nome.
E questo nome, pronunciato silenziosamente da Lui, è già la promessa che non sei solo e non lo sarai mai.

















