L’attore Robert Carradine è morto all’età di 71 anni il 23 febbraio scorso. La famiglia in una nota ufficiale ha dichiarato che si è tolto la vita a seguito di una lunga battaglia contro il
disturbo bipolare: “Siamo profondamente addolorati per la perdita di questa splendida persona e desideriamo rendere omaggio alla coraggiosa lotta che Bobby ha combattuto per quasi vent’anni contro il disturbo bipolare. Speriamo che il suo percorso possa far luce e
incoraggiare la lotta contro lo stigma che accompagna le malattie mentali”.
Come si evince dal comunicato, ci tiene a ricordarlo e a parlare della sua storia
per abbattere i pregiudizi che sembrano ancora esserci circa le persone affette da disturbi mentali
Professionisti e studi dichiarano che il disturbo bipolare sia una fra le condizioni mentali più invalidanti e complesse da gestire, soprattutto se non viene curato in appropriato o se viene diagnosticato tardivamente.
L’OMS (Organizzazione Mondiale della Sanità) ha condotto innumerevoli studi che
analizzano le cause e i fattori di rischio; da alcuni studi è emerso che circa 37 milioni di persone al mondo sono affette da un disturbo bipolare (OMS, 2022).
E che circa il 25% dei soggetti, che né soffre, vengono, in uno stato iniziale, mal
diagnosticati, con ad esempio un disturbo depressivo maggiore.
Il film The Cowboys (1972) segnerà il suo debutto sul grande schermo accanto a John Wayne, ma fu con la sua interpretazione di Lewis Skolnick nel film series Revenge of the Nerds (1984), in cui riuscì a rendere cool la figura del nerd, che raggiunse la vera
notorietà.
Nato in una famosa dinastia di attori hollywoodiani il 24 Marzo del 1954 a Los Angeles, era infatti il figlio di John Carradine e di Sonia Sorel nonché il fratello di David e Keith Carradine entrambi noti attori.
Robert Reed Carradine vantava una notevole carriera di ben cinque decenni, coronata sia
al cinema che in televisione, ma nonostante la fama e il successo, gli ultimi suoi decenni di
vita furono profondamente compromessi da un disturbo mentale — il bipolarismo — di cui
soffriva.
Il Manuale Diagnostico e Statistico dei Disturbi Mentali (o semplicemente DSM-5),
classifica il disturbo bipolare tra i disturbi dell’umore e si caratterizza per gravi oscillazioni delle emozioni, dei pensieri e dei comportamenti.
Oscillando da fasi estremamente pericolose, che sono:
– fase maniacale o ipomaniacale; caratterizzata da euforia, iperattività e impulsività, e da
comportamenti rischiosi che possono compromettere il giudizio e la percezione della
realtà.
– fase depressiva; caratterizzata da senso di profonda tristezza e depressione. Durante
questa fase la percezione di Sé risulta estremamente compromessa.
Può, inoltre, soffrire d’insonnia o d’ipersonnia, e sperimentare senso di vuoto e difficoltà di concentrazione e, in casi estremi, portare a idealizzazione di pensieri di tipo suicida.
L’esordio avviene solitamente fra i 18 e i 30 anni, ed ha un’età media d’esordio intorno ai
20 anni di età; mentre l’incidenza sulla popolazione mondiale si aggira tra l’1% e il 2%,
senza alcuna distinzione di sesso.
Questi cicli, che possono durare da giorni, a settimane o anche mesi, variano nell’intensità
fra soggetto e soggetto; tali oscillazioni emotive influenzano in modo rilevante la vita
quotidiana e sociale.
Vengono distinti in:
– Distubo bipolare di tipo I, con episodi maniacali;
– Disturbo bipolare tipo II, con episodi ipomaniacali e depressivi;
– Disturbo Ciclotimico, con oscillazioni dell’umore persistenti nel tempo. È una forma più lieve ma cronica.
Sono presenti e documentati elevati rischi di mortalità per suicidio in chi è affetto di disturbi dell’umore. Negli anni sono stati condotti diversi studi circa i collegamenti fra disturbo bipolare e suicidio ed è emerso un tasso del 25-50% di tentativi di suicidio — perlopiù durante la fase depressiva — e un tasso del 11-19% di episodi di suicidio.
Risulta essere correlata anche una diagnosi tardiva o una psicoterapia erronea, al
contrario un corretto percorso psicoterapeutico con annessa terapia farmacologica — a
base di litio — possono garantire un ottima qualità della vita.
Per milioni di fan — soprattutto Millenial — Robert Carradine sarà ricordato per aver interpretato il divertente e affettuoso Sam McGuire, noto padre di Lizzie McGuire nel omonima serie televisiva firmata Disney e andata in onda dal 2001 al 2004.
Ha segnato l’adolescenza di un intera generazione, e del intero cast, che oggi stesso lo
ricorda come un amorevole collega in grado d’instaurare legami duraturi nel tempo.
Hilary Duff, protagonista della serie, lo ricorda con enorme affetto, postando sui social un
messaggio d’affetto per lui e la famiglia, dichiarando quanto calore ci fosse sul set e di
come fosse stato protettivo con lei.
Anche Jake Thomas, che interpretava il fratello di Lizzie, ha voluto onorarlo, ringraziandolo per aver avuto la fortuna di crescere accanto a lui e di come fosse un uomo ironico ed eccentrico, con un accezione positiva e affettuosa.
Oggi, così come espresso come desiderio dalla sua famiglia, oltre al ricordo di una
brillante carriera e di una splendida persona, è importante che la sua storia serva da
monito e da spunto di riflessione.
Perché è sempre importante trattare apertamente di salute mentale, per aiutare a ridurne lo stigma e per promuovere diagnosi e trattamenti in modo tempestivo.





















