Venticinque anni sono molti, troppi. Tanti abbastanza da trasformare una corsa ciclistica in un ricordo, soprattutto per chi l’ha vista passare sulle strade della propria città e, nel frattempo, ha continuato a seguirne altre davanti alla televisione.
Il Giro di Campania, invece, è tornato. E lo ha fatto attraversando tutte e cinque le province, dalla Reggia di Caserta a piazza del Plebiscito, dalle aree interne alla Costiera amalfitana, da Agerola alla costa vesuviana, fino al cuore di Napoli.
Una lunga giornata nella quale sport, paesaggio e memoria si sono rincorsi lungo le strade della regione. E alla fine sono servite perfino le immagini del fotofinish per stabilire il vincitore.
L’uruguaiano Eric Antonio Fagúndez ha preceduto per pochi centimetri il francese Alexandre Delettre. Andrii Ponomar terzo e quarto Einer Rubio.
Ma l’ordine d’arrivo è solo una parte del racconto. L’ultima edizione del Giro di Campania risaliva al 2001 e aveva visto imporsi Dmitrij Konyšev. Venticinque anni dopo la corsa è ripartita proprio da quell’arrivo, dalla Reggia di Caserta, recuperando simbolicamente il filo di una storia rimasta sospesa per un quarto di secolo.
Una storia che affonda le radici nel 1911 e porta nel proprio albo d’oro alcuni dei nomi più importanti del ciclismo, da Learco Guerra a Gino Bartali da Fausto Coppi a Franco Bitossi, Roger De Vlaeminck, Francesco Moser e Giuseppe Saronni. Insomma, non proprio una gara qualsiasi.
La 64ª edizione ha rimesso questa tradizione sulle strade, scegliendo però di raccontare anche la Campania di oggi. Dopo la partenza da Caserta e lo start agonistico a Maddaloni, il gruppo ha attraversato il Casertano, il Sannio e l’Irpinia, raggiungendo poi l’Agro nocerino e Cava de’ Tirreni.
Da lì è cambiato ancora il paesaggio. Vietri sul Mare, Cetara, Maiori, Minori, Atrani e Amalfi hanno accompagnato i corridori lungo la Costiera amalfitana, prima che la strada tornasse a salire verso Agerola.
Agerola, uno dei punti più attesi del percorso e non soltanto per le difficoltà altimetriche ma perché conserva ancora una propria memoria ciclistica, legata anche alle imprese di Fausto Coppi.
È qui che Einer Rubio ha provato a cambiare la gara, attaccando e passando per primo sulla salita. In discesa Fagúndez, Delettre e Ponomar sono riusciti a raggiungerlo. Da quel momento la corsa ha trovato i quattro uomini che si sarebbero giocati il tutto per tutto sulle strade verso Napoli.
Dopo Agerola, il gruppetto di testa è passato per Pimonte e Gragnano, raggiungendo la costa vesuviana. Castellammare di Stabia, Pompei, Ercolano, Portici e infine Napoli. In quei pochi chilometri in cui si concentrano paesaggio, storia e archeologia la gara è diventata qualcosa di più e di diverso da una semplice competizione.
Il ciclismo, del resto, possiede una caratteristica che pochi altri sport possono vantare. Non chiede necessariamente al pubblico di raggiungere uno stadio o un palazzetto. È lo sport ad andare incontro alle persone, attraversando città, piccoli centri, montagne e coste e trasformando, almeno per qualche ora, le strade di tutti i giorni nel luogo dello spettacolo.
Quando piazza del Plebiscito era ormai vicinissima, Rubio ha tentato ancora di sorprendere gli altri fuggitivi ma il suo allungo non è bastato. Fagúndez e Delettre si sono presentati sul rettilineo finale praticamente affiancati, spalla a spalla, tanto vicini che al passaggio sulla linea del traguardo nessuno ha potuto affermare con certezza chi avesse vinto. Dopo una giornata di salite, discese e quasi 190 chilometri attraverso la Campania, tutto si è ridotto a pochi centimetri.
Il fotofinish ha premiato Eric Antonio Fagúndez, 28enne della Burgos Burpellet BH. Per l’uruguaiano non si è trattato soltanto di un successo prestigioso, ma della prima vittoria in Europa.
“È un momento speciale nella mia carriera di ciclista: la mia prima vittoria in Europa”, ha spiegato dopo l’arrivo, sottolineando come averla conquistata proprio in Italia rendesse quella giornata ancora più importante.
Una vittoria costruita anche tatticamente. Consapevole di non essere il corridore più veloce in uno sprint di gruppo, Fagúndez ha cercato l’occasione da lontano, entrando nell’azione decisiva e giocandosi tutto negli ultimi metri.
La rinascita del Giro è stata sostenuta dalla Regione Campania e dalla Città Metropolitana di Napoli, con il coinvolgimento del Comune di Napoli, della Reggia di Caserta e degli enti locali attraversati. La gara è stata inserita nel calendario internazionale UCI e nella Coppa Italia delle Regioni.
Ora che la gara è terminata comincia la sfida più interessante. Questa riuscita giornata di sport può riportare il Giro di Campania sulle nostre strade? Per restituirle davvero un posto stabile nel panorama ciclistico servono continuità, qualità organizzativa e la capacità di tenere insieme valore sportivo e racconto del territorio. Il primo passo, però, è stato fatto.
Dopo venticinque anni il Giro di Campania è ripartito da Caserta e ha attraversato cinque province prima di arrivare nel cuore di Napoli. Una regione intera per decidere di una corsa e, alla fine, pochi centimetri per sceglierne il vincitore.












