Li per li, ho chiuso l’app e risistemato il telefono in tasca anche se ho continuato a pensarci su per tutta la settimana. Quella sensazione strana, quella specie di brivido sottile che ti fa sentire osservato nonostante tutto non è andata via. E scommetto che anche voi l’avete provata almeno una volta.
La prima cosa da capire è che il nostro smartphone non ha bisogno di ascoltarci per conoscerci, lo fa già in mille altri modi, molto più silenziosi ed efficaci. Ogni app che installiamo raccoglie dati, come la posizione o i contatti, ma anche altre informazioni tipo a che ora sblocchiamo il telefono la mattina, quanto tempo passiamo su certi contenuti, dove ci fermiamo mentre scorriamo il feed delle notizie e persino come impugniamo il telefono.
I dati in forma aggregata possono poi essere venduti a reti pubblicitarie che costruiscono un nostro profilo preciso: conoscono la nostra età, le abitudini di acquisto, l’orientamento politico, lo stato sentimentale o il livello di stress. Queste ed altre informazioni sono generate dal nostro comportamento digitale senza la necessità di sondaggi, telefonate o moduli di consenso.
Ma allora, il microfono ascolta davvero? È questa la domanda che rimbalza da anni in ogni conversazione sull’argomento, il microfono ascolta davvero? No! Comunque anche se lo facesse non lo fa certo in modo continuativo. Ascoltare milioni di utenti lascerebbe sicuramente delle tracce rilevanti oltre a generare una enorme e gigantesca quantità di dati.
Ma il dubbio rimane lo stesso! In realtà è facile dare una risposta: gli algoritmi sono diventati così sofisticati da predire con una certa precisione i nostri desideri prima ancora che noi stessi li esprimiamo. Non occorre che ci senta parlare di scarpe visto che ha annotato che guardiamo spesso contenuti sportivi, anche sui social, e sono più settimane che ricerchiamo delle palestre nella nostra zona. Oltre al fatto che un nostro amico, proprio ieri l’altro, ci ha scritto su Whatsapp di aver comprato un nuovissimo modello di scarpe da running.
Ad un primo impatto tutto ciò può sembrare molto meno inquietante del nostro stesso microfono che ci spia e condivide ad estranei i nostri pensieri e desideri. Ma personalmente trovo la cosa ancora più fastidiosa ed anche molto meno controllabile. Possiamo parlare lontano dal telefono ma non possiamo impedire che vanga tracciato un nostro profilo.
Quindi il problema non è solo quello che le app fanno esplicitamente, piuttosto quello che succede nel mezzo, nei meandri dei tanti permessi concessi loro distrattamente.

Molti utenti consentono permessi senza leggere un bel niente di quello che appare sullo schermo, perché le schermate di consenso sono lunghe, perché sono scritte in un linguaggio legale oltretutto tendono ad apparire sempre nel momento sbagliato, proprio quando siamo più curiosi di utilizzare l’app che un nostro amico ci ha caldamente segnalato. Tutti acconsentiamo a tutto ed in questo modo i nostri dati possono essere archiviati.
E allora, cosa si può fare in concreto. Per cominciare non si tratta di diventare paranoici o di buttare il telefonino, ma di fare qualche scelta consapevole che, sommata ad altre scelte, fa tutta la differenza in termini di privacy e sicurezza dei nostri dati. In primis è possibile vedere esattamente quali app hanno accesso al microfono, alla fotocamera, alla posizione, revocando tutto quello che non ha senso. Possiamo poi disattivare la localizzazione in background delle app, la maggior parte funziona benissimo anche senza sapere dove siamo quando sono chiuse e infine dobbiamo diffidare delle app gratuite ricordando che: “se non paghi il prodotto, allora il prodotto sei tu”.
Ovviamente è fondamentale aggiornare regolarmente il sistema operativo ogni volta che ci viene richiesto di farlo, perché le patch di sicurezza chiudono falle che potrebbero consentire accessi non autorizzati ai nostri dispositivi.

Quindi, la prossima volta che una pubblicità ci sembra stranamente precisa, invece di domandarci se il nostro telefonino ci sta spiando, chiediamoci cosa abbiamo raccontato di noi stessi e quante e quali condizioni abbiamo accettato senza leggere!
Quella sensazione di essere osservati, alla fin fine non è paranoia ma un segnale del nostro inconscio che, finalmente, ci segnala qualcosa che va avanti da anni e di cui non ci siamo mai accorti.

















