Si è tenuto nel cuore pulsante di Pagani, presso il Foyer dell’Auditorium Sant’Alfonso, un incontro che ha smesso presto i panni della presentazione formale per indossare quelli del rito collettivo. La presentazione de “Il Regno Animale” di Alfonso Tramontano Guerritore, nell’ambito della rassegna Pagani Città che Legge, ha offerto l’occasione per una riflessione necessaria su come la letteratura oggi possa ancora “masticare” il reale senza restarne soffocata.
Alla presenza del sindaco Lello De Prisco e dell’assessore Valentina Oliva, il dialogo con la giornalista Martina Nacchio e le letture di Vincenzo Sabatino hanno svelato un’opera che è, al contempo, un referto antropologico e un poema in prosa.
Il contemporaneo ci ha abituati a una narrazione del degrado spesso compiaciuta, fatta di un realismo sporco che si limita a fotografare la superficie. Tramontano Guerritore compie l’operazione inversa: sublima.
L’autore si rivela poeta in ogni descrizione, anche la più cruda. Quando scrive che “La notte funziona come un’illusione di eternità”, egli non sta solo descrivendo un momento della giornata, ma sta offrendo una chiave di lettura esistenziale. La sua penna non si limita a registrare i “dialettismi dei guaglioni”, ma li incastona in un fraseggio visionario dove la parola gergale acquista la dignità del mito. In questo romanzo, la forma non è un ornamento, ma l’unico strumento rimasto per dare un senso all’orrore sociale e delinquenziale.
L’analisi del romanzo rivela una struttura quasi dantesca, divisa in movimenti che sono stazioni di una Via Crucis contemporanea. Lo sguardo iniziale su un’umanità rinchiusa.
Dove la violenza esplode tra i ragazzi, figli di un tempo che non offre padri ma solo gerarchie di sangue.
Il momento allucinatorio, un ritorno a uno stato tribale e ancestrale.
Nel carcere del Masso, dove il silenzio smette di essere assenza e diventa “esercizio del potere”.
Qui risiede la riflessione più profonda dell’incontro: nel “regno animale” degli uomini, il comando non passa attraverso il dialogo, ma attraverso la decomposizione. Il tradimento e l’esilio non sono incidenti di percorso, ma tappe necessarie di una “muta di pelle” collettiva.
L’opera si chiude con il movimento delle Acque, una lacustrità primordiale che annienta le tracce umane. È una riflessione spietata sul tempo: la fatiscenza dei nostri paesaggi, sia urbani che interiori, viene scolorita da una risacca ciclica che ignora le ambizioni degli uomini.
L’incontro di Pagani ha celebrato anche il “coraggio della rivoluzione” della casa editrice L’Ippogrifo. Pubblicare un’opera così densa, così distante dai canoni del consumo veloce, significa riaffermare la missione della cultura: non solo raccontare una terra, ma trasformare quella terra in letteratura universale.
“Il Regno Animale” ci ricorda che, sebbene il comando cambi e la carne si decomponga, resta la parola, se scritta con la verità dell’occhio e la fatica della penna, a testimoniare che siamo stati, seppur brevemente, umani.
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Alfonso Tramontano, nocerino di nascita, classe 1978, è un poeta, giornalista professionista. Ha scritto per il teatro diverse opere e cura un blog di scritture.


















