Da circa 24 ore fiamme, fumo e paura attorno al Vesuvio. Da ieri sera, un vasto incendio sta devastando i versanti del vulcano, minacciando la natura, l’ambiente e la salute dei cittadini dei comuni vesuviani. Le immagini parlano chiaro: ettari di vegetazione in fumo, aria irrespirabile, canadair e squadre a terra in difficoltà, e la solita, dolorosa domanda: perché?
Tutti gli indizi fanno pensare a un incendio doloso, l’ennesimo atto criminale che colpisce uno dei patrimoni naturali più belli e fragili del nostro Paese. La rabbia è tanta, e cresce di ora in ora tra i cittadini, sui social, nei bar, nelle strade. Perché si ha la sensazione che dietro questi gesti ci siano mani vigliacche, interessi sporchi, e una totale assenza di coscienza ambientale.
Incontrando i giornalisti il prefetto di Napoli ha detto “che c’è un dispositivo notevole
che fino a questo momento si è rivelato adeguato”. In queste ore il primo obiettivo è stato quello di “tutelare le persone” e sin dal primo momento si è lavorato per rassicurare le persone “in un territorio che viene controllato” proprio evitare i pericoli alle persone. Il danno all’ecosistema è stato comunque notevole, come è accaduto nel 2017.
Intanto il presidente della Regione Vincenzo De Luca ha inoltrato al governo la richiesta di attivazione dello stato di mobilitazione straordinaria del servizio nazionale della Protezione Civile, in particolare la pineta di Terzigno, con il coinvolgimento della Riserva Integrale Tirone, nonché dei territori boschivi dei comuni di Trecase, Ercolano e Ottaviano, con un fronte che, al momento, ha raggiunto i 3.000 metri e un’area di diverse centinaia di ettari bruciati. Scopo della richiesta, disporre di almeno altre sedici colonne mobili con moduli antiincendio boschivo.
Il Vesuvio è simbolo, identità, risorsa. Eppure, ogni estate si trasforma in bersaglio di piromani senza scrupoli che, con accendini o inneschi, condannano ettari di boschi e fauna a una distruzione silenziosa e feroce. E condannano noi tutti a convivere con l’odore acre del fuoco e con la vergogna di non saper proteggere ciò che abbiamo di più prezioso.
Le forze dell’ordine indagano, i Vigili del Fuoco e la Protezione Civile combattono con coraggio. Ma serve di più: servono pene severe, controlli serrati, telecamere, droni, e soprattutto una cultura del rispetto dell’ambiente che parta dalle scuole e arrivi ai quartieri.
Il Vesuvio brucia. Ma a bruciare è anche la nostra pazienza, la nostra indignazione, e il nostro senso di giustizia. Chi appicca il fuoco alla natura distrugge il futuro di tutti.











