L’Intelligenza Artificiale entra sempre più nel mondo della salute, ma gli italiani sembrano voler mantenere un punto fermo: il rapporto con il medico e con gli altri professionisti sanitari. È uno dei dati che emerge dal focus italiano dello STADA Health Report 2026, realizzato da Human8 su circa 2.000 italiani tra i 18 e i 76 anni.
Il 59% degli intervistati si dice disponibile a prendere in considerazione un consulto basato sull’IA, ma spesso solo a determinate condizioni. Il 23% vorrebbe poter confrontare successivamente le informazioni con un professionista sanitario, mentre il 13% considera l’IA soprattutto come un possibile secondo parere e l’11% la utilizzerebbe in presenza di disturbi lievi. Tra chi già utilizza questi strumenti, gli impieghi più frequenti riguardano la comprensione delle diagnosi (31%) e la ricerca di consigli sulla prevenzione, dall’alimentazione all’attività fisica (25%). Restano però forti le preoccupazioni: il 52% teme errori o diagnosi sbagliate, il 36% l’utilizzo dei dati sanitari senza consenso e altrettanti la riduzione dell’interazione umana.
Il rapporto fotografa anche una certa insoddisfazione nei confronti del sistema sanitario italiano. La soddisfazione complessiva scende al 45%, rispetto al 48% del 2025. Il problema più sentito sono i tempi di attesa, indicati dal 73% degli intervistati, seguiti dall’invecchiamento della popolazione e dall’aumento delle malattie croniche (57%). Particolare attenzione viene dedicata anche all’invecchiamento. Il 58% degli italiani guarda con preoccupazione al passare degli anni, soprattutto per il timore di avere bisogno di assistenza e di andare incontro a un declino cognitivo. Allo stesso tempo, il 78% considera importante vivere il più a lungo possibile ed è disposto a modificare alcune abitudini, soprattutto riducendo zuccheri, tempo davanti agli schermi, fast food e alcol.
Nonostante la crescente digitalizzazione, il dato forse più significativo riguarda il ruolo attribuito agli operatori sanitari. Per il 74% degli italiani, medici, farmacisti e altri professionisti restano i principali responsabili dell’educazione alla salute. Anche quando si parla di nuove tecnologie, dunque, l’IA viene vista soprattutto come uno strumento che può affiancare il sistema sanitario, non sostituire il rapporto diretto con chi cura. Per controlli, screening e consulti, la modalità preferita resta infatti quella in presenza.
Il quadro che emerge è quello di un’Italia interessata alle opportunità offerte dall’Intelligenza Artificiale, ma ancora attenta alle garanzie. La tecnologia può aiutare a comprendere meglio la propria salute e rendere alcuni servizi più accessibili e veloci, ma la fiducia continua a passare soprattutto dalla presenza, dall’esperienza e dal rapporto umano con il professionista sanitario.















