HomeTecnologieIntelligenza artificiale, l’allarme arriva da chi la sta costruendo: “Potrebbe essere un rischio per l’umanità”

Intelligenza artificiale, l’allarme arriva da chi la sta costruendo: “Potrebbe essere un rischio per l’umanità”

Dopo le dimissioni di Jacob Coxon, altri ricercatori di Anthropic chiedono di rallentare. Intanto emergono casi in cui i sistemi di AI sono stati utilizzati per attività legate ad armi e ricerca biologica

L’intelligenza artificiale continua a correre. Ma mentre le aziende tecnologiche accelerano lo sviluppo di sistemi sempre più potenti, cresce anche la preoccupazione di alcuni dei ricercatori che lavorano proprio all’interno di questo settore. Il tema non è più soltanto quello, ormai familiare, della perdita di posti di lavoro o della disinformazione: la domanda che comincia a circolare riguarda la possibilità che un’intelligenza artificiale futura possa diventare talmente autonoma e potente da sfuggire al controllo umano.

Aggiungi Life and News Magazine come fonte preferita su Google!

A riaccendere il dibattito sono state le dimissioni di Jacob Coxon, ex ricercatore di Anthropic e OpenAI, che ha accusato le grandi aziende del settore di non sviluppare l’intelligenza artificiale in modo sufficientemente responsabile. Alle sue parole si sono aggiunti altri ricercatori e membri dello staff di Anthropic. Anna Wang, che si occupa di sicurezza dell’intelligenza artificiale generale, ha sostenuto che all’interno dell’azienda molti vorrebbero rallentare lo sviluppo per avere il tempo di elaborare strategie capaci di ridurre i rischi.

Una posizione che trova un’eco ancora più inquietante nelle parole di Evan Hubinger, ricercatore di Anthropic impegnato proprio sul tema della sicurezza. Secondo la sua valutazione personale, esisterebbe una probabilità superiore al 10% che sistemi di AI sufficientemente avanzati possano provocare l’estinzione dell’umanità entro il prossimo decennio. Una percentuale che non rappresenta una previsione certa, ma che rende evidente quanto il problema venga preso sul serio da una parte della comunità scientifica.

Non tutti, naturalmente, condividono questo allarme. Elon Musk e altre figure conservatrici hanno definito su X questa crescente preoccupazione una “montatura” e un’“operazione psicologica”. Il dibattito, dunque, è tutt’altro che chiuso. Nel frattempo, però, arrivano episodi concreti che spiegano perché la questione della sicurezza non sia soltanto teorica. Anthropic ha recentemente comunicato di aver bloccato alcuni account che utilizzavano Claude per attività di ricerca potenzialmente collegate allo sviluppo di armi biologiche. In un caso, un ricercatore avrebbe utilizzato il sistema per preparare una richiesta di finanziamento relativa allo studio del virus Chikungunya, con l’obiettivo di sperimentarne mutazioni capaci di renderlo più dannoso per gli animali.

La stessa azienda ha spiegato quanto sia difficile distinguere una ricerca scientifica legittima, come quella finalizzata allo sviluppo di vaccini, da attività che potrebbero avere conseguenze pericolose. Negli ultimi mesi sarebbero inoltre stati individuati utilizzi dei sistemi di AI collegati alla progettazione di armi convenzionali, tra cui missili e droni armati. Anche OpenAI ha dichiarato di avere rallentato alcune attività e sospeso determinati addestramenti interni per ragioni di sicurezza. Il tema, quindi, sembra ormai essere entrato direttamente nelle strategie delle principali aziende del settore.

Il paradosso è evidente: l’intelligenza artificiale nasce per aumentare le capacità dell’uomo, ma più aumenta la sua potenza, più diventa necessario stabilire quanto e come debba essere controllata. Oggi questi sistemi sono ancora strumenti creati e gestiti dagli esseri umani. Ma la velocità con cui stanno diventando autonomi, capaci di ragionare, programmare, utilizzare strumenti e affrontare problemi complessi rende sempre più difficile prevedere dove possa arrivare la prossima generazione.
Non significa che l’AI sia destinata a distruggere l’umanità. E sarebbe sbagliato trasformare valutazioni probabilistiche e scenari estremi in certezze. Significa però che il progresso tecnologico sta procedendo più rapidamente della nostra capacità di stabilire regole condivise e sistemi di sicurezza realmente efficaci.

Forse la vera sfida dei prossimi anni non sarà soltanto costruire macchine più intelligenti. Sarà dimostrare di essere abbastanza intelligenti da sapere quando accelerare e, soprattutto, quando è necessario rallentare.

Segui il canale LIFE & NEWS su WhatsApp!

Ti è piaciuto l'articolo? Condividilo!

Lello La Pietra
Lello La Pietra
Giornalista professionista, autore e conduttore televisivo. Già caporedattore e inviato per oltre 16 anni del TG della storica emittente Canale 21. Ha collaborato come autore testi per i programmi di Rai Educational presso il Centro produzione Rai di Napoli. Dal 2008 lavora nell'ufficio stampa di Anas, ha gestito la comunicazione per l'autostrada “Salerno-Reggio Calabria” e dal 2015 è responsabile dei media nazionali e territoriali. Ideatore del progetto Giovani del Sud, un format televisivo nato nel 2000 su Canale 21 ed oggi piattaforma social, per fare informazione sulle idee e la creatività delle nuove generazioni del Sud.

Life and News "più vita alle notizie" il nuovo magazine in sinergia con Giovani del Sud

La nostra piattaforma social Giovani del Sud si affianca al nuovo progetto editoriale Life and News Magazine, una testata on line che punta ad una visione fresca e completa del mondo contemporaneo.

Banner 300x250: Nesis Boat - Full Electric
Banner 300x250: EmozionArt
Banner 300x300: Euro Dental Lab 2000 - Raffaele e Amedeo Briola Odontotecnici
Banner 300x250: Birreria Kitebeer - Napoli
Banner 300x250: Schiano Automobili Srl - info@schianoautomobili.it - Monte di Procida

Ultimi Articoli

Banner 300x250: Oro Più Gioielleria
Banner 300x250: Napolart - Bed & Breakfast a Napoli

Da Leggere