E la geriatria assume un ruolo centrale nel prolungare una migliore aspettativa di vita. Negli ultimi anni questa disciplina è diventata sempre più importante perché il suo obiettivo non è soltanto curare le malattie dell’anziano, ma preservarne la qualità della vita, valutando in modo integrato autonomia, funzioni cognitive, mobilità, nutrizione e benessere psicologico. Una visione complessiva della persona che supera il tradizionale approccio basato esclusivamente sulla patologia.
Secondo il professor Dario Leosco, presidente della Società Italiana di Gerontologia e Geriatria, uno degli errori più comuni consiste nell’associare la fragilità alla semplice presenza di malattie croniche. In realtà, la fragilità è soprattutto una progressiva riduzione delle capacità fisiche e mentali che rende la persona più vulnerabile agli eventi della vita quotidiana. Due persone della stessa età possono convivere con patologie simili, ma avere livelli di autonomia completamente differenti. È questa differenza che oggi la geriatria cerca di misurare e, quando possibile, rallentare.
La buona notizia è che molto dipende dalle nostre scelte quotidiane. Anzi. Le basi di un invecchiamento sano si costruiscono fin dall’infanzia. Alimentazione equilibrata, attività fisica costante, sonno di qualità, controllo del peso corporeo, abolizione del fumo e consumo responsabile di alcol rappresentano investimenti che producono benefici decenni dopo. La genetica ha certamente un ruolo, ma secondo gli esperti pesa in misura decisamente inferiore rispetto agli stili di vita adottati durante l’intero arco dell’esistenza.
Tra gli aspetti che destano maggiore preoccupazione emerge il crescente disagio psicologico delle nuove generazioni. Ansia, stress cronico, isolamento sociale e difficoltà relazionali stanno assumendo dimensioni sempre più rilevanti, con conseguenze che non riguardano soltanto il benessere mentale. Le evidenze scientifiche mostrano infatti un legame sempre più stretto tra salute psicologica e sviluppo di numerose patologie croniche.
La pandemia ha amplificato un fenomeno già in atto, contribuendo ad accentuare un paradosso che dovrebbe far riflettere: in alcuni indicatori di salute, le nuove generazioni mostrano condizioni meno favorevoli rispetto a quelle che le hanno precedute. È un segnale che invita a ripensare il concetto stesso di prevenzione, includendo la salute mentale tra i suoi pilastri fondamentali.
Se esiste una vera ricetta per invecchiare meglio, questa continua a poggiare su tre elementi tanto semplici quanto efficaci: un’alimentazione equilibrata, un’attività fisica regolare ed una vita sociale attiva.
Sul movimento gli specialisti sono ormai concordi: l’esercizio fisico è una vera terapia preventiva. Non servono prestazioni sportive o allenamenti intensi. Anche una semplice camminata quotidiana, iniziando gradualmente e mantenendo continuità nel tempo, contribuisce a preservare massa muscolare, equilibrio, funzionalità cardiovascolare e capacità cognitive. La regolarità, ancora una volta, vale molto più dell’intensità.
Accanto all’attività fisica viene spesso sottovalutato un altro importante fattore protettivo: la qualità delle relazioni umane. Mantenere rapporti familiari, coltivare amicizie, partecipare alla vita della comunità e continuare a sentirsi utili rappresentano strumenti concreti per contrastare isolamento, depressione e decadimento cognitivo. La longevità non è soltanto una questione biologica, ma anche sociale.
L’Italia, che da molti anni è tra i Paesi con la maggiore aspettativa di vita al mondo, dovrà affrontare una delle più importanti trasformazioni demografiche della propria storia. Il progressivo invecchiamento della popolazione pone nuove sfide al sistema sanitario. Non sarà sufficiente aumentare i servizi dedicati agli anziani, ma sarà necessario promuovere una cultura dell’invecchiamento attivo, capace di valorizzare competenze, esperienza e contributo sociale delle persone più anziane.
In questo contesto assume particolare importanza il contrasto all’ageismo, la discriminazione basata sull’età, che troppo spesso alimenta stereotipi e marginalizzazione. Un anziano in buona salute rappresenta invece una risorsa preziosa per la famiglia, per il volontariato e per la trasmissione di conoscenze tra generazioni.
L’invecchiamento, dunque, non comincia quando compaiono i primi capelli bianchi o quando arriva la pensione. È un percorso che accompagna tutta la vita e che si costruisce, giorno dopo giorno, attraverso scelte apparentemente piccole ma capaci di produrre effetti duraturi.
Più che aggiungere anni alla vita, la sfida del futuro sarà aggiungere vita agli anni ed è una sfida che riguarda tutti, indipendentemente dall’età.














