Siamo al referendum per la “giustizia”. Nel frattempo il mondo impazzito conferma la profezia di papa Francesco: “stiamo assistendo a una guerra mondiale a pezzi”, definendola un sacrilegio per il quale “nessuno vince, tutti perdono”.
In questo scenario, dove si è persa ogni inibizione etica e dove le regole mondiali vengono infrante sia per il lessico utilizzato da leader come Trump, Putin e Netanyahu sia per azioni belliche che non risparmiano civili inermi e indifesi, si staglia un’Italia che, imbarazzata e confusa, non riesce a prendere la giusta distanza da tali politiche fuori controllo, anche in virtù di una dipendenza totale dall’alleato americano e non solo.
Un paese che oggi si interroga su quella che doveva essere una rivoluzione verde, fermatasi con le rinnovabili al 51%, mentre siamo al 73,5% per quanto riguarda il totale dell’energia che ancora importiamo, con particolare riferimento al gas e agli idrocarburi.
Dunque all’incertezza della politica mondiale e nazionale si lega il futuro sempre più grigio e opaco che si profila nel nostro paese, tale da indurre i nostri giovani ad emigrare alla ricerca di una sicurezza economica gratificante, soprattutto a fronte dei titoli di studio conseguiti.
Uno dei principali problemi è la meritocrazia, spesso scavalcata dalla “mafia bianca”, cioè dal potere politico infiltrato in ampi settori della società: amministrazioni pubbliche (ad esempio il NITAG, ovvero il gruppo tecnico ministeriale sui vaccini, e i rapporti con Big Pharma), ma anche le nomine politiche dei direttori e manager di ASL e ospedali e, conseguentemente, di primariati e concorsi fatti “su misura” per gli amici degli amici.
A tal proposito ricordiamo le indagini in corso per episodi di malasanità, come quello del piccolo Domenico, dove si profilano e si sospettano connivenze e complicità gravi.
Tante sono le denunce che molti lettori ci riferiscono e che delineano un quadro gravissimo, dove a soccombere sono i più fragili: i giovani medici, che spesso sono ostacolati nelle loro ambizioni da logiche che rasentano atteggiamenti intimidatori da parte dei “superiori”, che li costringono a demordere o ad affrontare percorsi ad ostacoli.
Accade così che raccomandati con titoli inesistenti o costruiti ad hoc possano primeggiare a discapito della qualità e di una deontologia professionale superiore.
Questo atteggiamento che potremmo definire simil-mafioso, purtroppo, le cronache lo riportano anche nel settore della giustizia, come nel famoso caso dell’inchiesta della procura di Perugia su Luca Palamara, che avrebbe pilotato nomine di procuratori su indicazione di politici e lobbisti.
Il mondo del lavoro è sempre più limitato a contratti transitori: collaborazioni occasionali, prestazioni autonome, lavoro a tempo determinato, lavoro in somministrazione, part-time involontario e lavoro intermittente o a chiamata, oltre alla gig economy.
I contratti a tutele crescenti ex art. 18 sono diventati residuali: questa è la situazione oggi più frequente nel nostro paese. A preoccuparsi non sono solo i giovani ma anche gli anziani, cioè coloro che hanno superato i 67 anni, soglia dell’età pensionabile. Tuttavia è dopo i 75 anni che la situazione aumenta di criticità: spesso si diventa vittime della solitudine sociale, il rischio di essere truffati o derubati cresce e, parallelamente, aumentano anche le patologie per le quali il SSN non riesce sempre ad essere efficace e tempestivo a causa dell’insufficienza di medici e strutture.
Dunque, con questo panorama globale, non c’è da essere felici. Quella che dovrebbe essere una votazione capace di spingere a un cambiamento per la giustizia, tale da garantire ai cittadini una migliore attività della magistratura, presenta invece crepe e dubbi in una visione degradata e complessa come quella dell’Italia.
Per concludere vogliamo ricordare quali sono le fasce sociali più deboli nel nostro paese: al primo posto i giovani precari, seguono le famiglie a basso reddito e monogenitoriali, poi gli anziani soli, i migranti e richiedenti asilo e infine coloro che vivono in aree svantaggiate.

Scriveteci le vostre testimonianze sui vari punti che abbiamo toccato, inviateci foto e registrazioni: proveremo ad essere la vostra voce. Se vogliamo cambiare lo stato delle cose dobbiamo essere uniti e provare a farlo tutti insieme, con denunce, video e registrazioni.





















