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L’Indonesia e la sua capitale fantasma: la lezione di Jakarta al mondo

Immaginatevi di svegliarvi un giorno, guardare il telegiornale e ascoltare la voce della Presidente del Consiglio, Giorgia Meloni annunciare che la capitale italiana sarà cambiata da Roma ad un’altra città, magari al nord Italia, perché Roma, fra qualche anno, scomparirà, vittima di una fine tragica.

Esatto, scomparirà, sarà sommersa dall’acqua a causa dell’inesorabile aumento del livello dei mari e di un crescente uso delle acque di falda che provocherà un abbassamento del terreno. Si tratta forse di un film di fantascienza? Non proprio.
Questa notizia infatti non è falsa, anche se non riguarda l’Italia.
Infatti in Indonesia sta realmente accadendo una situazione simile.

Nusantara sarà la nuova capitale dell’Indonesia. La città si trova nel Borneo, a riparo dagli eventi climatici estremi, e rimpiazzerà quella che è l’attuale capitale dell’Indonesia, ovvero Jakarta.

Non è la prima volta che l’Indonesia cambia capitale. Prima dell’attuale capitale, l’Indonesia ha avuto altre due capitali durante la sua storia, seppur per brevi periodi, in particolare durante la lotta per l’indipendenza, con Yogyakarta (dal 1946) e Bukittinggi (nel 1948).

Jakarta, secondo l’ONU, porta anche la nomea per essere la nuova città più grande del mondo. Infatti con i suoi 41,9 milioni di abitanti, supera Tokyo, scesa al terzo posto con 33,4 milioni di residenti, e Dacca in Bangladesh, salita al secondo posto con 36,6 milioni.

Bisogna immaginarsi dunque una enorme città che assomiglia a un concentrato di smog, traffico e inquinamento, e che è inoltre soggetta ad alluvioni ormai da diversi anni oltre ad essere vittima di una mala gestione delle acque sotterranee. Questo fattore, assieme all’innalzamento del livello del mare, ne sta causando lo sprofondamento. Le stime parlando di uno sprofondamento che arriva fino a 15 cm all’anno.

L’evento che ha dato ufficialmente l’allarme e che ha segnato il sorpassare dei limiti è stata l’inondazione del 2007, dopo la quale erano state create grandi mura per contenere l’acqua, ma le misure di protezione sembrano non essere state sufficienti. Ed è proprio a seguito di questi avvenimenti disastrosi che Nusantara è stata inaugurata come nuova capitale dell’Indonesia il 17 agosto, nonostante non fosse ancora pronta. Questa inaugurazione formale è avvenuta in occasione del 79esimo anniversario della sua indipendenza.

Il presidente uscente Joko Widodo, promotore dell’iniziativa, ha dichiarato che la nuova capitale dovrà assomigliare a un vero e proprio hub di sostenibilità e innovazione.

Vegetazione indonesianaE ciò pare una contraddizione enorme se si pensa che la decisione di spostare la capitale, a causa di un problema ambientale, ne stia paradossalmente causando un altro. Infatti Nusantara si trova nella regione indonesiana del Kalimantan, una zona grande più di 500mila kmq e quasi completamente occupata da distese di foreste pluviali. Quindi, come è facile immaginare, per la costruzione di questo hub di sostenibilità e innovazione sono in corso molti disboscamenti, che stanno tra l’altro anche minacciando la sopravvivenza dell’Orango del Borneo, che già vive in una situazione precaria per via delle monocolture di palma da olio di cui sappiamo che l’Indonesia è uno dei primi esportatori a livello globale.

La storia di Nusantara e quella di tutti gli indonesiani che nel corso dei mesi hanno manifestato per opporsi a questa decisione, ci ricorda che il futuro non è affatto un luogo distante. Quel futuro per cui dovevamo lavorare anni fa affinché il mondo non cadesse a pezzi, è già oggi. Quella che oggi ci appare come una scelta appartenente ad un film distopico, è una scelta attuale per far fronte all’incapacità, protratta per decenni, di gestire in modo sostenibile il territorio.

E mentre Jakarta sprofonda e il mare avanza, la soluzione adottata apre altre problematiche: foreste abbattute, biodiversità minacciata, comunità locali snaturate. Un progetto che in sintesi rischia di riprodurre gli stessi modelli che hanno portato al disastro. L’inaugurazione di Nusantara, mette così in luce una contraddizione che ci riguarda tutti: può davvero definirsi “sostenibile” una scelta che, pur cercando di rispondere a un problema ambientale, ne genera un altro?

Ma se si cerca di guardare a questa decisione e con occhi attenti si capisce che Nusantara non è soltanto una nuova capitale: è un monito. Ci ricorda infatti che la sostenibilità non può essere un’etichetta da apporre a posteriori, ma che deve piuttosto essere un principio da cui partire; che la protezione degli ecosistemi non può essere sacrificata sull’altare dell’efficienza o dell’immagine; e che nessuna scelta fatta a posteriori potrà mai salvarci se continuiamo a ignorare le cause profonde della crisi climatica e se non partiamo da queste per creare un vero cambiamento.

Forse la vera domanda, oggi, non è quale città sarà la prossima a spostarsi, ma quale modello di sviluppo siamo finalmente disposti a lasciare andare per infine realmente tutelare gli ecosistemi che ci circondano e che alimentano la vita attorno a noi.

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Francesca Paola Papa
Francesca Paola Papa
Francesca abita a Barcellona e gestisce progetti internazionali. Ha da sempre una grande passione per la scrittura e la comunicazione. Lavorare in contesti multiculturali e viaggiare le ha permesso di conoscere moltissime persone e di sviluppare la capacità di raccontare storie, analizzare temi complessi e trasformarli in contenuti chiari e coinvolgenti. È interessata a scrivere soprattutto di sostenibilità, cultura, viaggi e storie di persone incredibili e normali allo stesso tempo, perché crede in un'informazione stimolante e accessibile a tutti. Parla 4 lingue ma desidera fortemente accrescere le sue competenze per metterle al servizio del giornalismo, raccontando il mondo con uno sguardo aperto, curioso, libero da pregiudizi, dando voce a prospettive diverse e favorendo il dialogo.

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