HomeSportKimi Antonelli, il giorno della storia: Monza incorona il nuovo talento italiano della Formula 1

Kimi Antonelli, il giorno della storia: Monza incorona il nuovo talento italiano della Formula 1

Dalla 19ª posizione alla vittoria nel Gran Premio d’Italia: a vent’anni Antonelli riporta un pilota italiano sul gradino più alto di Monza dopo sessant’anni. Un’impresa che può segnare l’inizio di una nuova era del motorsport italiano.

Ci sono vittorie che valgono tre, dieci o venticinque punti. E poi ce ne sono alcune che, indipendentemente dal punteggio, sembrano avere un peso diverso. Quella di Kimi Antonelli a Monza appartiene senza dubbio alla seconda categoria.

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Partire dalla diciannovesima posizione e tagliare il traguardo davanti a tutti sarebbe già, di per sé, un’impresa straordinaria. Farlo nel Gran Premio d’Italia, davanti al proprio pubblico, dopo aver rimontato un’intera griglia e battuto proprio il compagno di squadra George Russell negli ultimi giri, trasforma quella vittoria in qualcosa che va oltre il semplice risultato sportivo.

Per l’Italia, poi, il significato è ancora più grande: sono passati sessant’anni dall’ultima vittoria di un pilota italiano a Monza. L’ultimo era stato Ludovico Scarfiotti, nel 1966, al volante della Ferrari. Prima di lui, nell’albo d’oro italiano del Gran Premio d’Italia, c’erano stati Nino Farina e Alberto Ascari. Oggi, finalmente, all’albo dei vincitori italiani si aggiunge il nome di Andrea Kimi Antonelli.

Ma chi è davvero Kimi Antonelli? Un talento costruito prima ancora di arrivare in Formula 1. Nato a Bologna il 25 agosto 2006, Antonelli non è arrivato in Formula 1 per caso e soprattutto non è arrivato grazie a un’esplosione improvvisa di talento. Il suo percorso comincia molto presto nel karting, dove già da giovanissimo inizia ad accumulare vittorie e titoli. Nel 2019 entra nel programma Junior di Mercedes, quando ha appena dodici anni, e da quel momento la sua crescita viene seguita direttamente dal vivaio della casa tedesca.

Nel 2022 Antonelli affronta la Formula 4 e conquista nello stesso anno sia il campionato italiano sia quello ADAC tedesco. Nel 2023 arriva un altro doppio successo: campione della “Formula Regional Middle East” e campione della “Formula Regional Europea“. Quattro titoli in due stagioni.

A quel punto Mercedes decide, nel 2024, di farlo approdare direttamente in Formula 2 con Prema. È un salto importante, soprattutto per un ragazzo che ha appena diciassette anni, ma anche in questa categoria arrivano due vittorie, a Silverstone e Budapest. Quando Lewis Hamilton decide di lasciare Mercedes per approdare in Ferrari, si libera uno dei sedili più importanti dell’intero Circus. Toto Wolff e Mercedes scelgono di affidarlo proprio a quel ragazzo bolognese che seguono ormai da anni.

Nel 2025 Kimi diventa così pilota ufficiale Mercedes. Il talento che aveva permesso ad Antonelli di bruciare le tappe deve confrontarsi per la prima volta con una macchina estremamente complessa, con una pressione mediatica enorme e con un compagno di squadra già affermato come George Russell. Il primo anno è quindi fatto di lampi, grandi prestazioni, ma anche di errori. Ma questa è la chiave di lettura che serve a farci capire che Kimi non sta esplodendo, ma sta diventando un pilota completo.

Il cambio regolamentare del 2026 ha aperto un’altra pagina della Formula 1. Le nuove monoposto sono più leggere, introducono l’aerodinamica attiva e utilizzano una power unit nella quale la componente elettrica assume un peso molto maggiore, con una ripartizione vicina al 50% tra potenza elettrica e termica. Il tutto alimentato da carburanti completamente sostenibili. Ed in questa nuova era, molto criticata da alcuni piloti ed esperti del settore, sta maturando un nuovo campione che porta il nome di Andrea Kimi Antonelli.

I numeri parlano chiaro: dopo Monza Antonelli è saldamente al comando del Mondiale e il successo italiano gli ha permesso di portare a 66 punti il margine su Russell. Ma è proprio la gara di Monza a raccontare meglio il momento che sta vivendo. Diciannovesimo in griglia per una penalità legata alla power unit, Antonelli non aveva bisogno di vincere. In una situazione del genere, anche una quinta o una sesta posizione sarebbero state considerate un ottimo risultato.

Ma il ragazzo ha dimostrato di avere quella scintilla, quel fuoco che accomuna i grandi campioni del motorsport. Di crederci anche quando l’impresa sulla carta è impossibile. La confidenza con questa monoposto è impressionante, riesce a spingere al massimo la sua monoposto, come se fosse ormai un’estensione del suo corpo. È vero, la Mercedes è una spanna sopra tutti gli altri, ma in questa gara Kimi ha dimostrato di avere ormai la consapevolezza di poter vincere il titolo mondiale.

Ma cosa vuol dire vincere nel tempio della velocità a Monza. Un circuito che per gli italiani non è semplicemente un circuito.

Ed oggi parliamo di storia. È Ferrari, è Ascari, è Farina, è Scarfiotti. È il luogo nel quale ogni pilota italiano sogna, prima o poi, di vedere sventolare il proprio tricolore sul gradino più alto del podio. Dal 1966 quel gradino era rimasto vuoto per un pilota italiano.

Fino ad oggi. Ed è quasi ironico che a riempirlo sia stato un pilota italiano al volante di una Mercedes. Un ragazzo di 20 anni ha creato un contrasto che ha reso magica questa vittoria non solo per noi italiani ma per il motorsport internazionale. Un pilota italiano ha tenuto col fiato sospeso centinaia di migliaia di tifosi in rosso fino all’ultimo giro e fatti correre sotto al podio, felici non per la vittoria di una Ferrari, ma di un connazionale a bordo della nostra più acerrima nemica (nostra, perché a scrivere è un ferrarista sfegatato) la Mercedes. Un contrasto magico, in uno dei luoghi più sacri per gli italiani amanti della velocità e della Formula 1. L’inno di Mameli risuona finalmente, dopo oltre 60 anni per la vittoria di un pilota italiano, accompagnato dopo dall’inno tedesco della scuderia Mercedes.

E la domanda che sorge spontanea è: siamo davvero di fronte all’inizio dell’era di Kimi Antonelli? Forse sì, ma forse è ancora troppo presto per dirlo. Dopo una vittoria come quella di Monza è facile lasciarsi trasportare dall’entusiasmo e iniziare immediatamente i paragoni con i più grandi. Chiedersi se Kimi Antonelli sarà il nuovo Senna, il nuovo Schumacher o il nuovo campione capace di entrare definitivamente nella leggenda. Questi paragoni appartengono al futuro. Oggi abbiamo qualcosa di molto più bello davanti agli occhi.

Il 6 settembre 2026, a Monza, non abbiamo semplicemente assistito alla vittoria di un Gran Premio. Abbiamo visto un pezzo di storia dell’automobilismo italiano. E forse, tra qualche anno, guardando indietro, capiremo che proprio quel giorno era iniziata una nuova era.

Per ora, però, lasciamo da parte le leggende. Lasciamo stare i paragoni impossibili.

Godiamoci Kimi Antonelli.

Godiamoci il suo talento.

Godiamoci il tricolore finalmente tornato sul podio di casa.

E godiamoci il privilegio di poter dire, un giorno, che noi c’eravamo mentre una nuova pagina della storia della Formula 1 italiana veniva scritta. Anche se, ironia della sorte, quella pagina porta il simbolo di una Mercedes.

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Pietro Rossi
Pietro Rossi
Ingegnere meccanico specializzato in progettazione meccanica, appassionato di auto da corsa sin dalla tenera età. Breve esperienza come commissario di percorso presso l’ACI per le gare di rally. Ginnasta amatoriale e giudice nazionale di livello 1 per le gare di ginnastica artistica maschile. Giovane innamorato della propria città, Napoli.

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