“Mamma, ho deciso di fare un viaggio da solo.”
Come solo? Solo come un cane. Solo come uno che non ha amici. Solo perché non sei riuscito a trovare qualcuno che volesse venire con te. Solo perché ti piace fare cose strane. Solo perché nessuno ti capisce.
No. Solo perché voglio esprimermi. Solo perché voglio ritrovarmi. Solo perché ho bisogno di conoscermi. Solo perché voglio dedicarmi del tempo. Solo perché voglio aprirmi al mondo. Solo perché amo la mia presenza. Solo perché ci sono cose che solo da soli si possono fare.
Quando si è soli il cervello ha modo di pensare, formulare riflessioni e dare forma a sensazioni che il nostro cuore fagocita durante giorni. Dare forma a idee e opinioni. Mettere assieme i puntini della nostra vita e ridisegnare un percorso.
Il significato di solitudine
La parola ‘’sola/o’’ a qualcuno potrebbe far paura, siamo infatti stati educati fin da piccoli ad associare questa parola ad un’altra, ovvero ‘’infelice’’. ‘’Solo’’ equivale ad essere tristi e ripudiati dalla società. Eppure in quell’essere ‘’soli’’ spesso si trova la propria libertà, la creatività, non obbligati a conformarsi a nessun standard.
Inoltre è doveroso discernere tra l’isolamento volontario e quello involontario. Lo studio Coplan et Al. del 2007 riporta infatti la differenza tra il primo, benefico che porta a una riduzione dello stress e della concentrazione e il secondo potenzialmente dannoso e segno forse di un malessere interiore.
Molto spesso chi decide improvvisamente di trasferirsi dalla città in cui ha sempre vissuto in una nuova, ha la possibilità di costruirsi nuove amicizie, non condizionate dalla propria storia né dal contesto in cui si è cresciuti e quindi più adatte alla persona che siamo diventati da adulti. Si sente spesso dire, infatti, che le vere amicizie siano quelle che si creano da adulti, quando siamo già formati e abbiamo una personalità definita. Cosa sarebbe successo a Rosso Malpelo se fosse andato via da quel luogo indefinito della Sicilia in cui era cresciuto e che lo additava come ‘’portatore di malocchio’’ solo a causa di una sua caratteristica fisica? Avrebbe ricominciato una nuova vita, dando modo a Verga di scrivere un nuovo capitolo del suo libro e terminando la storia in maniera meno drammatica? Forse si. I luoghi che ci conoscono fin dall’infanzia possono dire molto di chi eravamo ma a volte ben poco di quello che siamo una volta diventati adulti.
La magia dei viaggi in solitaria
E allora, cosa c’è di meglio di un bel viaggio in solitaria per ritrovarsi? Quando si parte da soli per un viaggio, proprio quel sapere di essere, per così dire, nuovi e sconosciuti a quei luoghi prima solo immaginati ci porta inevitabilmente ad aprire più porte davanti a noi. Essere soli è il punto di partenza per far accadere tutto ciò che può accadere, per farci aprire al mondo e per leggerlo in mille modi possibili, senza precluderne neanche uno.
Soli ci si mette alla prova. A volte si è più vulnerabili, privi di sicurezze, ma è proprio da questa esposizione al ‘’pericolo’’ che possono nascere i maggiori benefici. La solitudine stimola l’iniziativa, la curiosità, la capacità di entrare in contatto con il mondo secondo tempi e modalità dettati unicamente da noi stessi. Un’analisi pubblicata su Quartz evidenzia come i momenti di isolamento aiutino a elaborare esperienze complesse, ad affinare il pensiero critico e a trovare soluzioni creative ai problemi.
Essere soli ma assieme. Allo stesso tempo, è spesso proprio attraverso la solitudine che si impara a dare valore alla condivisione. Non come bisogno o dipendenza, ma come scelta consapevole.









