Per decenni, l’emigrazione dal Sud Italia è stata raccontata come una storia lineare e spesso dolorosa: partenze definitive, radici recise, territori che si svuotano mentre altrove si costruiscono nuove vite. Un racconto fatto di sacrificio e distanza, in cui il ritorno appare raro, quasi impossibile. Ma oggi qualcosa sta cambiando, e a dimostrarlo sono iniziative come quella promossa dall’associazione 081 (come si legge anche in un articolo pubblicato sul giornale online ilnewyorkese.com, il riferimento della comunità italiana di New York.), che propone una visione diversa: partire non come rinuncia, ma come fase di crescita da reinvestire nella propria terra d’origine.
L’evento, ospitato a New York, si è aperto con i saluti istituzionali di Alessandra Oliva, Console Aggiunta d’Italia, e di Claudio Pagliara, Direttore dell’Istituto Italiano di Cultura. Entrambi hanno evidenziato il valore strategico delle reti internazionali nel rafforzare il legame tra l’Italia e le sue comunità all’estero. Un ponte che non è più soltanto culturale, ma sempre più economico e progettuale.
A tracciare il bilancio e le prospettive di 081 è stato il presidente Umberto Lobina, che ha raccontato tre anni di attività intensa: oltre 50.000 euro raccolti e destinati a startup campane, più di 100 imprenditori messi in contatto con fondi internazionali e un obiettivo ambizioso, quello di raddoppiare l’allocazione di capitali privati verso il Sud, portandola dal 5% al 10%. Accanto ai numeri, anche interventi concreti sul territorio, come il rifacimento di una fontana nel quartiere Sanità e la realizzazione di una palestra a cielo aperto.
Tra gli interventi più significativi, quello del professor Antonio Giordano, fondatore della Sbarro Research Organization, una delle realtà più autorevoli nel campo della ricerca oncologica internazionale. La sua storia personale incarna perfettamente il modello che 081 intende promuovere: costruire una carriera globale senza mai interrompere il legame con le proprie origini.
A offrire una lettura più ampia, politica e culturale del fenomeno è stato Italo Bocchino, giornalista ed ex parlamentare, che ha sottolineato quanto il Mezzogiorno abbia bisogno di una nuova classe dirigente capace di muoversi nel mondo e di riportare competenze e visione al servizio del territorio. Sulla stessa linea Massimo Petrone, rappresentante della Petrone Group, che ha evidenziato come il ritorno al Sud non passi solo dai capitali, ma anche dall’attrazione di competenze e reti internazionali. Un processo reso oggi più concreto anche grazie a una connettività aerea sempre più sviluppata: Napoli è collegata quotidianamente con città come New York, Atlanta, Philadelphia, Chicago e Montreal, riducendo sensibilmente le distanze e rendendo il ritorno, anche temporaneo, molto più accessibile.

A chiudere l’evento, la presentazione della cosiddetta “equation” di 081: università, incubatori, investitori. Un modello che punta a creare un ecosistema virtuoso in cui l’innovazione nasce negli atenei del Centro-Sud, si sviluppa attraverso strutture di accelerazione e trova il sostegno di capitali pronti a scommettere sul territorio. Un progetto ambizioso, semplice nella teoria ma complesso nella realizzazione, che tuttavia sta iniziando a prendere forma.
Un ringraziamento è stato rivolto al board dell’associazione – Dalila Ferrara, Mario Farina, Antonio Ciardiello e Martina De Nigirs – e agli sponsor della serata, tra cui E. Marinella, Caffè Borbone, De Nigris, Mionetto, La Piadineria e RED | OAK, grazie ai quali sono stati raccolti circa 10.000 dollari per sostenere le prossime iniziative. Nel mondo esiste una vasta comunità di napoletani e meridionali che ha raggiunto traguardi importanti: medici, ricercatori, imprenditori e professionisti distribuiti tra New York, Londra, Dubai e San Francisco. Per anni, questa diaspora è stata vista soprattutto come una perdita. E in parte lo è. Ma oggi si intravede una nuova possibilità.
Partire non è più necessariamente un punto di rottura. Può diventare una fase di accumulo, un percorso di crescita che trova il suo compimento nel ritorno, fisico o progettuale. E in quella sala di Manhattan, con centocinquanta giovani provenienti da esperienze diverse ma uniti da un obiettivo comune, si è vista chiaramente questa trasformazione: un Sud che non vuole più solo trattenere, ma anche richiamare. Un Sud che prova, finalmente, a cambiare direzione.



















